Private banking italiano, un modello di successo

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Avatar di Hillary Di Lernia15 novembre 2019 | 13:16

Una certezza. Una conferma. Così si dimostra il private banking italiano, un modello di successo, attrattivo e apprezzato dai clienti. Questo il tema del XV edizione del private banking di AIPB che si sta tenendo nella giornata di oggi in Borsa Italiana.

Durante il dibattito è stato presentato l’Osservatorio Aipb-Monitor Deloitte, il quale ha permesso di evidenziare come gli 844 miliardi di euro di masse gestite possano salire a circa 920 miliardi di euro nel 2021. Un traguardo che avvalora la tesi che il private banking italiano sia solido e competitivo rispetto agli altri mercati e disponibile a sostenere la crescita del Paese attraverso una migliore allocazione degli investimenti finanziari delle famiglie benestanti.

A tal proposito l’Osservatorio ha preso in esame quelli che possono essere i punti di forza e di debolezza per una competitività internazionale, attraverso la creazione di un indice di competitività creato ad hoc da Monitor Deloitte ottenuto selezionando i 15 Paesi che hanno contemporaneamente un’industria di Private Banking sviluppata e volumi consistenti di asset finanziari di proprietà di clienti stranieri, ossia: Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Italia, Lussemburgo, Principato di Monaco, Regno Unito, Singapore, Spagna, Stati Uniti, Sud corea, Svizzera.

Utilizzando 5 indicatori per valutare l’attrattività dei centri finanziari internazionali, è emerso che dal punto di vista della maturità del sistema Private il mercato italiano risulta dunque particolarmente competitivo e di eccellenza.

Per quanto riguarda i punti di debolezza, non si può proprio parlare di criticità ma piuttosto di sfide, sia relative all’ambiente di business e al contesto regolamentare e fiscale.  A tal proposito, Luigi Capitanio, director di Monitor Deloitte, in un’intervista esclusiva per Bluerating a margine dell’evento, ha dichiarato che “Il nuovo passo evolutivo del private banking è quello di trovare nuove quote di mercato,  ampliando il proprio raggio di azione anche fuori dal mercato prettamente italiano al fine di individuare nuove opportunità.”

E’ indubbio che il posizionamento dell’Italia potrebbe essere ulteriormente rafforzato da una maggiore stabilità del sistema economico. Infatti, in un contesto in cui i mercati leader sono caratterizzati da un contributo competitivo del sistema Paese, il sostegno attivo alla crescita economica e politica è il fattore abilitante per il successo del Private Banking italiano.

Un altro fattore da considerare riguarda il rapporto con il digitale dove sicuramente c’è ancora molta strada da fare. “Fino a 4-5 anni fa il digitale nel private banking era visto abbastanza come una disfonia, in quanto la relazione umana è una delle peculiarità del settore. Oggi la tendenza non è più questa. Di conseguenza nei prossimi anni anche il mondo del private banking avrà la necessità di utilizzare le nuove tecnologie digitali. Quello che sicuramente invece non cambierà con il digitale è l’interazione con il cliente. Il digitale è dunque un mezzo per coadiuvare il lavoro del banker e ciò potrebbe anche comportare minori costi al cliente, ma quello che non verrà mai digitalizzata è la relazione.” ha concluso l’intervista con Bluerating, Luigi Capitanio.


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