Arte, tra investimento e passione

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Private di Private7 gennaio 2020 | 07:10

Di Giacomo Nicolella Maschietti

Secondo l’ultimo report di Deloitte (in collaborazione con ArTactic), focalizzato sull’intrigante ma spesso conflittuale rapporto tra arte e finanza, il valore totale degli asset in arte posseduti dai miliardari è di 1.712 miliardi di dollari, pari al 6% del totale dello stock di ricchezza. Cifre sicuramente da copertina (anche se complesse da verificare) che confermano una volta ancora di più come l’investimento in passion asset sia ormai uno standard nel complicato sistema della diversificazione finanziaria. Non solo gli istituti di credito ma anche le società di consulenza inseriscono in catalogo l’art advisory, e annessi tutti i suoi relativi servizi, per offrire al cliente qualcosa sin più, legato ai suoi interessi. Sempre nelle 250 pagine del corpulento studio di Deloitte è possibile intuire alcuni trend in atto, come la fine di appeal per quanto concerne i fondi d’investimento in arte, e la crescita degli acquisti diretti da parte dei collezionisti. Gli Uhnwi (Ultra-High-Net-Worth-Individuals) hanno un ruolo fondamentale per lo sviluppo del mercato dell’arte e dei beni da collezione, poiché sono spesso in cerca di nuovi prodotti in grado di difendere il valore del proprio patrimonio complessivo, diversificare il portafoglio finanziario e affermare anche il proprio status symbol per ottenere consenso sociale.

 

Concentrandoci sul mercato italiano, a prescindere dai clamorosi 12 milioni incassati dalla collezione privata di Callisto Tanzi (l’ex Patron della Parmalat, i cui beni sono stati alienati in una vendita pubblica a Milano), i fatturati delle case d’asta italiane hanno espresso un buon momento per il mercato domestico. Senza dubbio il luogo privilegiato per acquistare o per vendere un’intera fascia di artisti (e di beni) poco competitiva sulle piazze internazionali ma ancora foriera di business molto interessanti. Ecco allora qualche domanda a Vincenzo Santella, amministratore delegato di Finarte.

Il 2019 per Finarte è stato un anno di espansione e cambiamenti, avete aperto una sede nuova a Milano e centrato importanti obiettivi di mercato, possiamo farne un breve resoconto?

E’ un anno di forte crescita. Siamo ancora relativamente giovani e il nostro primo obiettivo è quello di raggiungere una dimensione importante nel mercato italiano. Siamo una casa d’aste di collezionisti per collezionisti e, avere una scala che ci consenta di offrire un elevato livello di servizio ai nostri clienti è una precondizione per tutte le nostre ambizioni. La nuova sede ci aiuta ad attrarre un pubblico anche nuovo: riscontriamo una maggiore affluenza nel corso degli eventi che organizziamo e nelle esposizioni pre-asta. Per l’esposizione di fotografia abbiamo esposto alcune opere all’esterno del nostro edificio, proprio nell’ottica di avvicinare quante più persone possibile ad una forma d’arte particolarmente accessibile.

Per quanto attiene il mercato italiano, quali sono i dipartimenti che stanno dando maggior soddisfazione?

La crescita del 2019 è dovuta all’apertura di nuovi dipartimenti – luxury e fashion e vini, che da subito hanno prodotto buoni risultati –  ma anche al continuo rafforzamento di quelli già consolidati e che in qualche modo ci definiscono: arte moderna e contemporanea e automobili in primis. Abbiamo organizzato 5 aste di Arte Moderna e Contemporanea nelle nostre sedi di Milano e di Roma ed ognuna ha avuto un risultato superiore alle aspettative.

Perché vendere e comprare in asta continua ad essere conveniente?

Per il prezzo, ovviamente, che è spesso molto competitivo rispetto agli altri canali. Per la trasparenza, dato che il vecchio meccanismo dell’asta, assicura che la formazione del prezzo di vendita sia l’autentico incrocio tra domanda e offerta. Ma anche e soprattutto per la scelta. Bisogna comprare anche col cuore. Le opere che hanno un significato particolare per noi, che pensiamo siano state fatte per noi e che arricchiscano la nostra vita. Tra migliaia di lotti e milioni di potenziali collezionisti mi piace pensare che la nostra casa d’aste aiuti a trovare per ciascuna opera d’arte il custode più appropriato.

Quali sono i principali appuntamenti, e le prossime sfide, in arrivo nel 2020?

Aumenteremo ancora il numero delle aste. Anche nei dipartimenti dove già siamo più forti, segmentando ulteriormente l’offerta. Stiamo, per esempio, organizzando un’asta di sole Porsche per la primavera del 2020. E non escludiamo ulteriori consolidamenti con altre case d’asta, dopo quello con Minerva di un paio di anni fa.


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