Private banking alla prova dell’internazionalizzazione

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Private di Private22 gennaio 2020 | 06:07

Se l’orizzonte di chi fa impresa e si rivolge come cliente al private banking ormai non può che essere internazionale, anche l’offerta del settore è chiamata a interrogarsi sulla necessità di internazionalizzazione? Punta a rispondere a questa domanda l’indagine annuale dell’Associazione Italiana Private Banking presentata nel corso del XV Aipb Forum del Private Banking 2019.

“Il private banking è un’industria che, forte di una lunga tradizione, ha saputo costruire un solido posizionamento sul mercato domestico con standard qualitativi molto elevati”, racconta Paolo Langè (nella foto), presidente di Aipb. Una chiara attestazione di fiducia proviene dal valore raggiunto dal patrimonio in gestione, pari a 840 miliardi di euro, il più alto di sempre e dall’ampia penetrazione raggiunta sulla clientela di riferimento.

L’analisi che Luigi Capitanio, director del Monitor Deloitte ricava dallo studio, apre nuove prospettive. “Il settore del private banking italiano ha l’opportunità di sfruttare la forte esperienza sviluppata a livello nazionale ed esportare i suoi servizi al di fuori dei nostri confini, in modo da sostenere la crescita del settore attraverso l’aumento del numero di clienti Private, l’awareness del brand a livello internazionale, una offerta più ampia e un aumento delle competenze”.

Ovviamente il successo non è scontato. E’ essenziale non intraprendere iniziative di internalizzazione spot, ma piuttosto “definire una strategia di espansione strutturata che tenga conto dei nuovi modelli di servizio da offrire, della tipologia di presidio fisico del territorio e di un adeguato piano di comunicazione coerente con le linee guida strategiche dettate a livello di gruppo”, si legge nella ricerca.


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