Private banking, investitori a caccia di soluzioni alternative

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Private di Private 5 Febbraio 2020 | 06:44

 

Archiviato un 2019 di soddisfazioni su tutte le asset class tradizionali, il private banker si interroga oggi su quali siano le scelte di portafoglio opportune per il 2020. Se da una parte è vero che il timing è il peccato mortale dell’investitore, dall’altra è lecito domandarsi quali siano le prospettive di rendimento di mercati e asset class dopo i rialzi del 2019.

E le valutazioni non paiono così convenienti su parecchie asset class, sostenute dall’abbondante liquidità da una parte e i continui flussi verso le gestioni passive, dall’altra.

A complicare il lavoro che i consulenti dei paperoni italiano dovranno svolgere nel 2020 c’e’ la particolare situazione di enorme liquidità parcheggiati sui conti correnti delle banche italiane: sono gli oltre 1,4 trilioni di liquidità parcheggiata inerme sui conti correnti, di cui secondo una recente ricerca Aipba – almeno 300 miliardi riconducibile ai clienti “private”.

 

I limiti del “buy and hold”

Rimanere con un portafoglio concentrato su titoli o temi che non hanno più molto da dire, può essere molto rischioso e minacciare quella che è la missione principale di un servizio di private banking, ovvero la protezione del patrimonio. In questo senso, una strategia “buy and hold” perpetuata anche nel 2020 con la stessa impostazione del portafoglio degli ultimi anni, potrebbe portare a cattive sorprese

Oggi un portafoglio core obbligazionario “di consenso” su un mix di governativi o anche high yield ha un rendimento pari a zero o solo leggermente positivo.

E un portafoglio azionario che cerca di replicare un indice azionario globale, presenta almeno il 50% di peso sullo S&P 500, indice che oggi presenta multipli storicamente elevati e un dividend yield inferiore al 2%. Più attrattivi invece, i mercati europei e asiatici, soprattutto il Giappone.

 

Rischi da monitorare

“Un classico portafoglio 70% obbligazioni e 30% azioni quindi, soprattutto se collocato guardano ai pesi dei benchmark come guida, rischia di riservare brutte sorprese nel 2020, poiché presenta valutazioni molto alte sia per le obbligazioni sia per le azioni. Ricordo che la prima sorgente di rendimento atteso di un portafoglio, parte dal livello delle valutazione degli assets sottostanti: più basse sono le valutazioni, più alto è il rendimento atteso e vice versa”, afferma Matteo Serio, socio e direttore commerciale di AcomeA Sgr.

I flussi sulla gestione passiva degli ultimi due anni hanno creato di fatto due mercati differenti su tutte le asset class: da una parte i titoli comprati dagli Etf più capitalizzati a prescindere dalla convenienza finanziaria, presentano valutazioni molto alte e di conseguenza rendimenti attesi insoddisfacenti. Quei titoli invece, che non sono interessato dai flussi degli Etf, presentano valutazioni attrattive sia per i bond sia per l’equity. Quali quindi le opportunità di diversificazione per il 2020, con un occhio al rendimento ?

 

La strada della diversificazione

Per quanto riguarda l’obbligazionario, il pensiero di Alberto Foà (nella foto), presidente e senior bond manager di AcomeA Sgr è chiaro: “I consulenti si sono sentiti ripetere migliaia di volte che il rendimento sull’obbligazionario è morto. Eppure se si amplia l’ottica di osservazione del fenomeno e si esce dal consenso di mercato, scopriamo opportunità molto interessanti. Alcuni paesi emergenti coniugano fondamentali accettabili a rendimenti molto attrattivi.

Per esempio Turchia e Indonesia offrono tassi reali oltre il 3,5%. Messico, Sudafrica e Brasile tutti superiori al 3%.

A questo si aggiunga l’opportunità di investire anche nelle divise locali di quei paesi che oggi offrono in molti casi un paracadute alla svalutazione dato dal carry dei tassi”.

 

Strategie obbligazionarie

Quali le soluzioni per il private sui fondi fixed income di AcomeA? “Le nostra strategie obbligazionarie si distinguono per un approccio flessibile e globale. Per gli investimenti di breve  e per assorbire la liquidità in eccesso, il fondo Breve Termine è l’ideale poiché coniuga un rendimento atteso positivo sopra all’1% con un portafoglio connotato da una durata breve e nessun rischio di cambio”, afferma Matteo Serio.

Rendimenti annui del fondo AcomeA Breve Termine A1 e relativo benchmark

Anno Fondo Benchmark
2012 19,67% 4,22%
2013 5,98% 1,86%
2014 1,48% 1,69%
2015 1,18% 0,68%
2016 3,24% 0,37%
2017 1,67% -0,34%
2018 0,97% -0,08
2019 6,56% 0,33%

 

“Per chi invece è alla ricerca di una rendita, il nuovo comparto a cedola di AcomeA Performance offre attualmente un flusso cedolare superiore al 6% e con il vantaggio del differimento fiscale>”, continua.

Fondo a cedola

Quali sono le caratteristiche di questo veicolo d’investimento?

L’ammontare del cash flow pagabile al sottoscrittore è deciso dal cda della Ssgr in base alle cedole incassate dal fondo nel semestre e alle eventuali plusvalenze realizzate. “Tuttavia, a differenza di un normale fondo a proventi, la fiscalità dei cash flow staccati dal fondo e incassate dal sottoscrittore è differita nel tempo sino al momento dell’eventuale disinvestimento dal fondo. Il cash flow a favore del sottoscrittore quindi si incassa per intero senza ritenuta, poiché contestualmente viene abbattuto il prezzo di carico fiscale. Un bel vantaggio rispetto ad altri tipi di rendita come affitti o cedole su titoli. Infine, rispetto a un fondo obbligazionario core, AcomeA Performance presenta oggi la totalità dei titoli che prezzano sotto la pari, aggiungendo quindi all’elevato flusso cedolare, anche il potenziale di apprezzamento dei titoli con rimborso alla pari”, conclude Serio.

 

La view azionaria

Cosa dire invece sugli azionari? Esistono mercati azionari più attrattivi rispetto a altri? “Penso che sia una domanda da rivolgere a chi investe in ETF o in fondi poco attivi. Invece, chi si affida a un gestore attivo come noi, deve preoccuparsi delle valutazioni dei singoli titoli che compongono il portafoglio, a prescindere dal mercato geografico o dal settore di appartenenza”, risponde Giovanni Brambilla, ad e cio della SGR milanese.

Quale sono oggi i punti attrattivi di un gestore value come AcomeA ? “Lo spread di rendimento tra growth e value ha raggiunto livelli straordinari, che non si vedevano dal 2000, poco prima dello scoppio della bolla tecnologica e dai primi anni ‘70 in prossimità dello scoppio della bolla dei Nifty Fifty”, sottolinea Brambilla. “In entrambi i casi, le dinamiche di rendimento rientrarono molto velocemente a favore del value  poiché le valutazioni del growth era insostenibili. E’ la stessa cosa oggi”, aggiunge.  “Ritengo che una gestione value orientata alla qualità abbia parecchie chance di fare bene nei prossimi anni, e allo stesso tempo offrendo molta diversificazione a un portafoglio azionario generalista”.

In effetti negli ultimi mesi del 2019 la musica pare essere cambiata, con un graduale ritorno del value. Anche sulle strategie azionarie AcomeA predilige un approccio molto conservativo sulle valutazioni “I nostri portafogli equity presentano oggi valutazioni a sconto mediamente del 30% sui principali ratios di borsa rispetto ai mercati di riferimento, senza sacrificare qualità e crescita degli utili”, aggiunge Brambilla. “Penso ad esempio al nostro fondo AcomeA Italia PIR, gestito da Giacomo Tilotta e Antonio Amendola. I nostri due gestori sono stati in grado di raddoppiare il valore aggiunto offerto dal mercato delle Ipo grazie a un approccio orientato ai fondamentali, alla concretezza e al valore. La performance media delle IPO lanciate sul mercato primario nel 2019 è stata del 25,4%. E continua:”Il fondo AcomeA America, gestito da Alberto Artoni e Lorenzo Fuso, presenta uno sconto del 25% sul P/E dello S&P 500 del 35% sul P/B sempre sull’indice americano. Si tratta di sconto significati dai quali è presumibile aspettarsi un rapporto rendimento/rischio molto interessante.

Almeno per il momento invece, AcomeA non si è mossa sul fronte dei fondi ESG.

“Il tema della sostenibilità è molto serio e cerchiamo di essere coinvolti in prima persona come società. Sono oramai anni che investiamo in partnership con le principali città italiane per la tutela del patrimonio artistico del Paese. Sul tema dell’inclusività la nostra piattaforma Gimme5 è l’unica realtà Fintech europea che consente a chiunque l’accesso a prodotti finanziari di altissima qualità attraverso la propria Banca, con una soglia di ingresso di soli 5 euro.

Inoltre sempre in tema di inclusività, a dicembre dello scorso anno, abbiamo incentivato l’adesione al capitale sociale di AcomeA SGR da parte dei nostri dipendenti, che  sono così diventati azionisti della società”, spiega Serio. “Ritengo che preconfezionare etichette di qualità per gli investimenti sia l’anticamera di grossi guai: i ratings sull’obbligazionario ne sono stato un esempio. La logica mi porta a pensare che il futuro dei fondi Esg sia ormai abbastanza segnato. Questi fondi investono in società modello: non inquinano, adottano politiche di gestione dei dipendenti moderne e inclusive, hanno governance avanzate. Mi pare che il consenso si sia fortemente polarizzato e abbia eliminato l’incertezza circa il futuro di queste aziende, ridimensionando tuttavia le chance di una potenziale extra performance futura”, conclude Serio.

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