Wells Fargo riorganizza il wm

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Francesca Vercesi di Francesca Vercesi 13 Marzo 2020 | 06:11

Quando una delle più note banche d’affari rimette mano alla propria divisione di wealth management, la cosa assume rilievo a livello globale. Così merita di essere approfondita l’azienda avviata da Wells Fargo & Co, nome storico del settore essendo stata fondata alla metà dell’Ottocento.

Le origini

Nel 1852 Henry Wells and William Fargo fondano Wells, Fargo & Co. per servire i clienti dell’Ovest americano. La società nasce per offrire servizi bancari, comprando oro e vendendo carta dello stesso valore del metallo prezioso. Apre insomma gli affari della corsa all’oro in quel di San Francisco e presto gli agenti di Wells Fargo aprono uffici in nuove città e nei campi minerari occidentali. Nel boom economico del 1850 Wells Fargo si guadagna un ruolo fiduciario e riesce a spostare i denari in fretta e nei vari stati, tramite pony express, navi e ferrovie. Tanto da sostenere il lancio dell’Overland Mail Company – la famosa Butterfield Line – per soddisfare la domanda di comunicazioni veloci in tutto l’ovest, dalla California al Nebraska e dal Colorado alle regioni minerarie del Montana e dell’Idaho. Adotta così i motti ‘Ocean-to-Ocean’ per descrivere il suo servizio che collegava oltre 2.500 comunità in 25 stati e ‘Over-the-Seas’ per evidenziare il fatto che le sue linee collegavano un’economia sempre più globale, fino a New York, New Jersey e Chicago, Arizona, Texas e altrove. E arriva ad avere 6mila sedi. Negli anni ‘10 e ’20 del 1900 Wells Fargo è la banca commerciale per antonomasia, sostenendo le crescenti attività commerciali e agricole dell’Occidente, tra cui le nascenti industrie automobilistiche, aerospaziali e cinematografiche. Una buona gestione la aiuta a resistere alla Grande Depressione, a servire la nazione durante la seconda guerra mondiale e a essere un riferimento nell’era postbellica. Da sempre innovativa, negli anni ’80 Wells Fargo diventa la settima banca più grande della nazione ed è stata tra le prime a lanciare un servizio online. Il gruppo continua a crescere tanto che, per un po’ di anni e fino al 2015, è il marchio bancario con maggiore valore al mondo, quando aveva raggiunto quasi 35 miliardi di dollari. Poi arrivano lo scandalo dei conti falsi, la competizione delle banche cinesi e la digitalizzazione.

 

Nuova struttura

Questa in corso è una fase di riorganizzazione per il colosso Usa. Tanto che la divisione private/servizi di consulenza e intermediazione di Wells Fargo Advisors e quella per i clienti ultra-ricchi Abbot Downing dovrebbero confluire sotto un’unica bandiera. Si sta prefigurando, al contempo, un cambio di leadership, ha confermato un portavoce della banca. La banca vuole puntare a una maggiore efficienza e assumere nuovi professionisti che riferiranno direttamente a Jonathan Weiss, senior executive e capo gestione patrimoniale e investimenti di Wells Fargo. Secondo Bloomberg, le due divisioni manterranno comunque le medesime offerte per i clienti e i marchi attuali. “La divisione della gestione patrimoniale e degli investimenti di Wells Fargo si trova nel mezzo di modifiche organizzative volte a semplificare l’organigramma, creare maggiore efficienza, abbassare i costi”, ha fatto sapere un analista. La banca ha dichiarato che “ci vorranno diversi mesi prima di mettere a regime le nuove strategie” e che, fino a quel momento, “la struttura aziendale esistente rimarrà in vigore”. Wells Fargo Advisors ha già ridotto il numero di regioni in cui lavorano i circa 12mila consulenti finanziari da 21 a 14 e Jim Hays che, dopo un rimpasto del senior management, è diventato il nuovo capo di Wells Fargo Advisors al posto di David Kowach.

 

Deludono i conti

Intanto, però, hanno deluso i conti di Wells Fargo, a causa degli accantonamenti che hanno fatto scendere gli utili del quarto e ultimo trimestre 2019. Wells Fargo ha visto l’utile netto crollare del 53% su base annua a 2,87 miliardi di dollari (2,58 mld euro). L’utile per azione si è attestato a 60 centesimi, nettamente al di sotto del consenso degli analisti contattati da FactSet, che si aspettavano 1,12 dollari. I ricavi sono scesi da 21 a 19,9 miliardi di dollari (17,88 mld euro): anche in questo caso la lettura ha deluso le stime degli esperti, che avevano previsto un fatturato di 20,1 miliardi. I ricavi sono calati a 19,86 miliardi di dollari da 21,58 miliardi dell’anno prima. Sui risultati di Wells Fargo ha pesato lo scandalo dei conti fantasma del 2016. La banca ha accusato una perdita operativa di 1,9 miliardi di dollari, che include oneri legati a spese legali per 1,5 miliardi di dollari (pari a 33 cent per azione). Al nuovo amministratore delegato Charles Scharf, entrato in carica in ottobre, è stato affidato il difficile compito di risolvere le molte questioni normative in sospeso e di migliorare la reputazione dell’istituto, duramente colpito dalla questione dei falsi conti dei clienti. La flessione delle entrate ha inoltre costretto la banca americana a concentrarsi nuovamente sulla riduzione dei costi, in un contesto già difficile per via dei bassi tassi di interesse. I proventi netti da interessi sono diminuiti dell’11%. Quelli non derivanti da interessi, che dipendono meno dalle fluttuazioni dei tassi, sono invece migliorati del 4% a 8,3 miliardi di dollari (7,46 mld euro). A Wall Street il titolo Wells Fargo ha risentito pesantemente dei conti inferiori alle attese: le azioni hanno lasciato sul terreno il 4%.

 

Errori a caro prezzo

“Abbiamo commesso alcuni terribili errori e non abbiamo risolto efficacemente le nostre carenze”. Sono state queste le parole del nuovo ceo e membro del board di Wells Fargo, Charlie Scharf. Anni dopo lo scandalo sui conti falsi della banca, il ceo ha tenuto a sottolineare: «abbiamo ancora molto lavoro da fare per lasciarci alle spalle questi problemi», aggiungendo che ha trascorso quasi tutto il suo tempo, in qualità di amministratore delegato, a cercare di riabilitare l’immagine offuscata della banca agli occhi del pubblico e a quella dei regolatori. «Adotteremo tutte le azioni necessarie. Il nostro successo futuro dipende dalla risoluzione di questi problemi, quindi agiremo di conseguenza. Il team di gestione sarà giudicato e ritenuto responsabile per la risoluzione di questi problemi», ha precisato Scharf. Ma il compito dell’ad non si limita a ridare smalto alla reputazione della banca che ha sede a San Francisco. Il manager ha la responsabilità di guidare una trasformazione digitale in tutto il settore e di ridurne le inefficienze. Oltre a monitorare e a orientare, appunto, la gestione della divisione gestione grandi portafogli. I brutti risultati dell’ultimo quadrimestre, secondo gli analisi, non dovrebbero influenzare la posizione di Scharf tra gli investitori però, di certo, ora il mercato si aspetta numeri migliori. Intanto i 27mila dipendenti di Wells Fargo con sede a Charlotte dovranno probabilmente attendere per avere maggiore chiarezza sul futuro della banca. Scharf non ha fatto mistero sul fatto che ci sono parti della società «da rivedere» ma non ha voluto dare dettagli specifici su dove e con quale entità si potrebbero fare dei tagli. Potrebbe esserci una scrematura di settori che non sono centrali per la banca. Ma scarseggiano i dettagli. Nel frattempo, però, il ceo ha già fatto dei cambiamenti. Ha nominato due nuovi dirigenti, entrambi con sede a New York, ed è in procinto di assumere un nuovo general counsel. Nel frattempo, ha iniziato a spostare il centro di potere della banca lontano dal suo quartier generale di San Francisco verso New York, dove Scharf ha sede. E ora il mercato spera che Scharf resista all’interno di un board tanto numeroso (14 persone) quanto litigioso.

 

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