Spesa pubblica da ripensare

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Private di Private 30 Marzo 2020 | 08:53

Il declino italiano continua da oltre 20 anni. In questo arco di tempo il Pil è cresciuto il 20% in meno dell’Eurozona e il 24% in meno della Ue. Il potere di acquisto degli italiani nel 2005 era in linea con l’Eurozona oggi è l’11% in meno.

 

I problemi si stratificano

Le ragioni del declino sono molteplici e si sono stratificate nel tempo. L’azione politica non è stata in grado di contrastarle, anzi ha acuito il declino alla ricerca di un effimero e nefasto consenso elettorale.

Ad esempio, per il 2020 sono stati stanziati circa 20 miliardi di spesa pubblica (oltre il 2% del totale) per Bonus Renzi (erano 80 euro, sono diventati 100), Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Esempio chiaro di spesa su provvedimenti fallimentari: i consumi non sono ripartiti; quota 100 non ha creato il ricambio generazionale; il reddito di cittadinanza ha avuto un impatto negativo sul Pil, non ha generato occupazione, anzi ha spinto molti lavoratori verso il nero (ad esempio sul lavoro stagionale). I provvedimenti erano già in essere nel 2019, ma nonostante i fallimenti il Governo li ha confermati.

 

Cambiare rotta

Se non ci si vuole rassegnare alla stagnazione occorre invertire il trend della spesa pubblica per intervenire sulle cause strutturali del declino. Concretamente, si dovrebbero azzerare le tre misure fallimentari, ed utilizzare diversamente i 20 miliardi. Questa una possibile redistribuzione: una parte per avviare la chiusura delle clausole di salvaguardia (senza limitarsi al rinvio, come è stato fatto sino ad oggi); un’altra parte da investire nell’istruzione, (come spesa universitaria siamo ultimi nella Ue) e, ultimo ma non ultimo, una parte da destinare a incentivi per favorire, attraverso i canali professionali, il trasferimento nell’economia reale dell’enorme risparmio degli italiani che attualmente giace, infruttifero, sui conti correnti.

Potrebbe essere l’inizio dell’inversione di tendenza: azzerate le clausole di salvaguardia si potrà poi perseguire l’obiettivo della riduzione del debito pubblico e della pressione fiscale; con l’investimento in istruzione avremo forza lavoro più qualificata e con il risparmio privato avremo immesso mezzi finanziari nell’economia reale del paese.

 

 

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