Consulenza, fondo patrimoniale e trust a confronto

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Private di Private 1 Aprile 2020 | 06:55

Veronica Cascavilla* *Partner dello studio Edoardo Ricci & Associati

 

Sempre più di frequente all’avvocato che si occupa di vicende familiari in senso ampio viene posto il tema della cosiddetta pianificazione e tutela patrimoniale. In particolare, viene chiesto quale potrebbe essere un efficace strumento normativo per proteggere i beni della famiglia o per trasmettere il patrimonio attraverso le generazioni, e ciò sia per garantire ai figli una sicurezza economica, sia per cautelarsi da eventuali pretese creditorie di terzi.

Gli istituti del fondo patrimoniale e del trust possono soddisfare queste esigenze, con alcune analogie e con le dovute differenze.

 

Riconoscimento giuridico

In particolare, il fondo patrimoniale è un istituto disciplinato dal codice civile, che consente di destinare determinati beni al soddisfacimento dei futuri bisogni della famiglia, ad esempio, all’istruzione dei figli, creando sugli stessi un vincolo di indisponibilità.

Soffre senz’altro di una serie di limiti. Innanzitutto, soggettivi: per poter procedere alla sua costituzione, che richiede l’atto pubblico e, dunque, l’intervento di un notaio, è infatti necessario essere sposati o uniti civilmente e a tali vincoli è anche legata la sua durata. Mentre, sotto il profilo oggettivo, uno dei principali limiti è rappresentato dal fatto che in esso non può essere conferito denaro, ma solo beni immobili, mobili registrati (quali autoveicoli o imbarcazioni), o titoli di credito (si pensi alle azioni quotate in borsa o alle quote di partecipazione in una Srl).

 

Vincoli giurisprudenziali

È un dato di fatto che il ricorso al fondo patrimoniale per la salvaguardia del patrimonio familiare si sia negli ultimi anni radicalmente ridotto. Il motivo di ciò va principalmente ricercato in un cambio di rotta della giurisprudenza, che ritiene ora aggredibili i beni confluiti nel fondo. Si è infatti voluto arrestare il trend che vedeva l’utilizzo di tale istituto non per effettivi scopi familiari, bensì per raggirare gli interessi dei creditori, attraverso la segregazione dell’intero patrimonio e non solo di quella parte strettamente necessaria alle esigenze della famiglia. Nella pratica oggi il fondo patrimoniale può essere utilmente sfruttato da soggetti con debiti per scopi speculativi o da investimento, essendo, negli altri casi, una misura facilmente contestabile.

 

Garanzie rafforzate

Il trust, di origine anglosassone, offre rispetto al fondo patrimoniale maggiori garanzie e tutele. Inoltre, è più flessibile e in linea con l’attuale realtà non essendo soggetto ai limiti, soggettivi (può essere costituito da chiunque) e oggettivi (può avere ad oggetto anche liquidità, ma anche opere d’arte e gioielli), tipici del fondo patrimoniale.

Mediante il trust il disponente, colui cioè che dà vita al trust attraverso l’atto istitutivo e dispositivo, realizza una vera e propria separazione tra il proprio patrimonio e i beni confluiti nel trust medesimo, che attraverso una dettagliata e stringente regolamentazione, vengono amministrati da un terzo soggetto, il trustee, nell’interesse di determinati beneficiari e per uno scopo predeterminato.

Può essere costituito un trust cosiddetto familiare con il quale il disponente fa confluire beni in un fondo, prevedendo che essi siano destinati specificamente alla tutela ed al soddisfacimento dei bisogni della propria famiglia ovvero assicurandone la destinazione ad un progetto familiare.

Sotto il profilo pratico la protezione dei beni conferiti nel trust è totale. Si determina infatti una vera e propria segregazione dei beni in esso confluiti, che risultano nettamente separati dal restante patrimonio del disponente. L’effetto di tale segregazione è la impossibilità di aggressione da parte dei creditori, tanto quelli disponente, quanto quelli del trustee o dei beneficiari, e questo è il motivo per il quale, in un contesto storico come quello attuale, ove il rischio rappresenta una costante di qualsiasi attività professionale, sempre più soggetti scelgono il trust come mezzo e strumento per proteggere il proprio patrimonio.

 

Flessibilità che fa la differenza

In generale, e per concludere, il trust si caratterizza per essere uno strumento estremamente versatile: a seconda del suo scopo può, infatti, efficacemente regolare rapporti di natura patrimoniale, proteggere e gestire patrimoni e attività economiche, disciplinare passaggi generazionali, ma anche tutelare i soggetti più deboli di una famiglia, si pensi ai figli con disabilità, il cui futuro, una volta mancati i genitori, può essere molto complesso da gestire se non vi è stata una preventiva regolamentazione, anche sotto il profilo economico.

Da un punto di vista professionale se la stesura di un fondo patrimoniale è un’attività che di norma svolgono i notai seguendo il modello dettato dal codice, ben più complessa (ma anche stimolante) risulta essere la redazione degli atti necessari alla costituzione di un trust che “tenga”, da qui l’opportunità di affidarsi a professionisti qualificati ed esperti della materia.

 

 

 

 

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