Permira fa rotta sull’Italia

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di Francesca Vercesi 20 Aprile 2020 | 06:37

Tecnologia, network e velocità. Ecco il nuovo paradigma del private equity per investire. Come racconta Francesco Pascalizi, co-head di Permira in Italia, nonché consigliere di amministrazione di Arcaplanet e de La Piadineria, acquisite dai fondi della società londinese rispettivamente nel 2016 e nel 2017.

 

Cosa cambia per lei con la nuova carica di co-head?

La priorità p continuare a far bene quello che abbiamo fatto finora. Lavoro con Fabrizio Carretti nella guida dell’ufficio di Milano e il team è composto da 9 persone, ma ne abbiamo molte altre che ci affiancano. Continueremo quindi a focalizzarci su aziende con buoni profili di crescita a cui possiamo dare un’accelerazione. È un buon momento per noi. Il nostro punto di forza, oltre alla dimensione reputazionale, è che abbiamo mantenuto una presenza forte in Italia e la cosa ci sta ripagando. Il team è cresciuto organicamente e queste cose hanno un valore e sono differenzianti. Siamo molto veloci nel cogliere le opportunità.

 

Lei è membro dell’industrial tech & services team. In questi anni ha realizzato diverse operazioni. Su cosa state lavorando adesso? Ci sono settori di preferenza?

Operiamo su cinque sezioni: consumer, healthcare, industrial, financial services, tech. In Italia troviamo opportunità in tutti questi settori e, anche se è chiaro che l’Italia è una fucina di eccellenze nel mondo consumer e industrial, non mancano buoni spunti anche off the border. Non c’è un settore più importante di altri e questo ci fa appassionare. Guardiamo a storie dove portiamo coraggio, visione.

 

La vostra industria ha un nuovo paradigma e non siete più percepiti come predatori aggressivi. O sbaglio?

Corretto. L’industria è cambiata perché 20 anni fa il claim era: era comprare cheap, metterci la leva massima, tagliare i costi e fare i ritorni. Oggi il nostro mestiere è soprattutto crescita dove possiamo investire a 360 gradi in capacità produttiva, in talenti. Facciamo m&a, aumentiamo la forza lavoro, internazionalizziamo, sviluppiamo la tecnologia. Un esempio su tutti: da quando siamo entrati in Arcaplanet, l’azienda è cresciuta del 15-20%.

 

Vi cercano o andate voi alla ricerca di aziende?

Per noi l’approccio proattivo è molto forte ed essere da 30 anni in Italia significa avere un network interessantissimo dove pescare ma il mercato è molto competitivo e non bisogna mai fermarsi. Ripeto: il nostro valore è quello di essere sul territorio.

 

Qual è l’impatto della tecnologia?

La tecnologia ha un impatto fondamentale che tocca qualsiasi aspetto, è in tutte le nostre decisioni di investimento. È un modo con cui guardare al mondo. Ci aiuta ad accelerare il percorso di crescita di un’azienda ed è anche uno strumento di due diligence fondamentale. Nel caso di Golden Goose, per esempio, la gran parte della nostra due diligence è stata fatta su analisi tecnologiche molto sofisticate. Detto questo, il nostro è un mestiere che rimane molto ibrido perché si deve guadagnare la fiducia dell’imprenditore, il contatto umano è insostituibile.

 

Prima del suo ingresso in Permira, ha lavorato nella divisione private equity di Bain Capital e, precedentemente, ha fatto parte dell’m&a team di Ubs sia a Milano che a Londra. Come ha tradotto queste esperienze in Permira?

Sono state due esperienze molto belle che hanno portato un network di amici molto rilevante ancora oggi. Ho una grande affezione ai posti di lavoro da cui vengo.

 

Il gruppo ha un importante track record di partnership con brand internazionali del settore consumer. L’ultima operazione comunicata è quella con Golden Goose. Ce la racconta?

Siamo molto felici di questo deal, è un brand molto interessante. Ha un modello di comunicazione contemporaneo che caratteristiche straordinarie soprattutto se lo si confronta con la taglia (il fatturato è di 300 milioni, ndr). È una storia di creazione del valore ben articolata basata sulla crescita retail e on line. Si tratta di accelerare quello che il management è già stato in grado di fare ovvero sviluppare la presenza retail in Asia, Usa e completare il puzzle in Europa. Puntiamo ad accelerare lo sviluppo digitale sul fronte commerciale, a spingere su creatività e design. Ci sono un grande potenziale e grandi spazi di miglioramento.

 

Come sta andando il mercato italiano, considerando le difficoltà contingenti del Paese? Il 2018 era stato un anno molto brillante, il 2019 anche. Come vede i prossimi mesi?

L’Italia è un paese interessantissimo su cui investire, continua a produrre eccellenze e opportunità molto interessanti. Investiamo su storie che non sono necessariamente legate al ciclo economico italiano dato che spesso sono player globali. Rimango sostanzialmente ottimista sull’Italia, è un Paese di grande interesse e siamo contenti di esserci.

 

La Borsa è sempre la exit migliore?

Ogni storia ha le sue caratteristiche peculiari. Certo però la quotazione rimane un buon esito per uscire dall’investimento. Altre volte, certamente, può rivelarsi meno rilevante.

 

Qualche dossier sul tavolo?

Rimaniamo acquisitivi, abbiamo appena chiuso un fondo da 11 miliardi e abbiamo voglia e desiderio di continuare a investire, lavoriamo sui vari settori e non abbiamo particolari filtri. L’operazione appena conclusa con Golden Goose non implica che non faremo altri deal se troviamo altre opportunità interessanti.

 

Parliamo un po’ di lei. Quali sono le sue passioni e quali i lati del suo carattere che l’hanno agevolata a rivestire il ruolo che riveste?

Ho una famiglia fantastica, quattro figli e tre cani che è una fonte inesauribile, mi aiuta a fare ordine nel caos. Mi piacciono molto gli sport di adrenalina, kitesurf, sci. Da ragazzo ho giocato poi a rugby e pallacanestro e mi ha aiutato a sviluppare un senso di squadra e di perseveranza. Se non sei capace di incassare e ti tenere denti stretti nel nostro lavoro non vai da nessuna parte. Il lavoro di squadra, poi, è indispensabile. Un’acquisizione dura dai 3 ai 10 mesi. Linee rette non ne esistono, è un problem solving continuo.

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