Investire nel bello

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Private di Private 30 Luglio 2020 | 06:38

Giacomo Nicolella Maschietti

 

Da quando è cominciata l’emergenza Covid19 i mercati sono cambiati profondamente e con loro anche il mercato dell’arte, italiano e internazionale. Le gallerie hanno dovuto chiudere i battenti, le fiere sono state posticipate a data da destinarsi e le poche aste in calendario si sono svolte online.

 

L’e-commerce non decolla

Molti esperti, giornalisti, critici e art advisor hanno provato in questi mesi a pronosticare il domani. Tutti convengono sul fatto che, al momento, il digitale non sia stato in grado di sobbarcarsi l’ammanco del business fisico. Sotheby’s, per citare un market leader, nel 2019 aveva fatturato solo il 2% del totale attraverso Internet. Mentre altri settori hanno beneficiato enormemente dell’e-commerce, quello dell’arte sembra un settore poco duttile in questo senso. Nonostante ci siano ottimi tentativi ongoing, ad esempio attraverso le viewing room per visionare le opere, la componente di pubblica relazione non è stata ancora sostituita. Non resta probabilmente che attendere dopo la pausa estiva, per capire se l’autunno potrà offrire una nuova continuità ad un business che globalmente, nel 2019, valeva ben 67 miliardi.

PRIVATE ha intervistato Georgia Bava, responsabile dipartimento Arte Moderna e Contemporanea di Finarte, per cercare di fare il punto a ormai quattro mesi dall’inizio del lockdown.  

 

Ilercato dell’arte ai tempi del Covid19. Lévy Gorvy e altre importanti gallerie hanno recentemente manifestato una certa insofferenza verso l’online, sottolinenando che non può in nessun caso sostituire il mercato fisico. Eppure Sotheby’s ha battuto la prima opera di un’asta online only oltre il milione di euro. Come pensa si evolverà la situazione a livello nazionale e internazionale? Può il digitale salvare i fatturati?

Sicuramente la vita, e conseguentemente anche il mercato dell’arte, sono molto cambiati in questi ultimi mesi. Anche il settore si è dovuto adeguare alle chiusure obbligatorie e all’arresto della mobilità imposti dalla pandemia causata dal Covid19, pertanto si sono venute a sviluppare una vasta serie di iniziative, tutte legate al mondo del digitale: visite virtuali a musei e gallerie, interviste ad artisti, a galleristi, agli art dealers e agli esperti delle case d’asta, tutto sulla rete. D’accordo con i proprietari delle grandi gallerie, penso anche io che sia difficile che l’online possa completamente sostituire il mercato fisico, anche se, e lo stiamo vedendo, la maggior parte delle intermediazioni stanno ormai avvenendo on line e sicuramente il futuro si giocherà tutto, prevalentemente sul digitale. Il contatto fisico con l’opera e con le persone e il piacere che da questo contatto deriva, non potrà mai però essere sostituito da un mondo virtuale.

 

Nei tempi di crisi, in mezzo a tanti settori in sofferenza, c’è spesso anche la possibilità di fare business. E’ un momento in cui lei consiglierebbe ai collezionisti di comprare, e se sì, cosa?

Il collezionista che ha possibilità compra soprattutto nei momenti di crisi, perché il bene che acquista lo aiuta psicologicamente a superare il momento difficile. Il consiglio che posso dare è quello, mai scontato, di orientarsi sempre sull’acquisto di beni sicuri, offerti da professionisti del settore seri e di non lasciarsi mai tentare dall’affare veloce e non documentabile. Oltre questo, suggerirei di prediligere autori storicizzati e grandi firme e seguire prevalentemente la propria emozione e non le mode. Nelle nostra asta di Arte Moderna e Contemporanea del 28 Maggio, ad esempio abbiamo presentato un’interessante opera su carta di Marc Chagall, autore molto amato e con un mercato ben consolidato, Double profil sur fond bleu et vert, 1950, gouache, pastello e inchiostro su carta, cm 26 x 18,2, o anche un importante dipinto di Giacomo Balla, Affetti, 1910, olio su tavola, cm 50×40, bozzetto per la parte centrale dell’omonimo trittico conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Lei dirige il Dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea di Finarte, una casa d’aste che dopo la rifondazione sta crescendo di anno in anno. Quanto impatterà nelle vostre previsioni questo difficile 2020?

Il primo semestre è stato fortemente compromesso dall’arrivo del Covid-19, ma non ci siamo comunque mai arresi e abbiamo ottenuto ottimi risultati anche con aste organizzate completamente da remoto e sono certa che il nostro ottimismo e la nostra determinazione porteranno dei buoni frutti anche nel secondo semestre del 2020

 

Previsioni. Pensa che il mondo dell’arte possa cambiare passata l’epidemia? Si ridimensionerà? Cambierà il gusto?

Dopo ogni grave caduta c’è stata sempre una grande ripresa, dunque passata l’epidemia sicuramente ci saranno dei riassestamenti ma l’arte è sempre stata una delle armi più potenti che l’umanità ha avuto contro le più terribili avversità e anche questa volta, alla fine avrà la meglio. Sicuramente questa lunghissima estate, come alcuni l’hanno definita, o questa lunga detenzione domiciliare, come è stata vista da altri, ci ha portato a guardare meglio dentro di noi e a guardare meglio oltre di noi, forse anche il nuovo gusto che ne scaturirà sarà verso un’arte più intimista, meno globalizzata e sempre più focalizzata sulle biodiversità.

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