La recessione è un’opportunità per il private equity

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Massimiliano Carrà di Massimiliano Carrà 4 Settembre 2020 | 07:00

Da Lehman Brothers a Société Générale, fino ad arrivare alla sfida NB Aurora. Patrizia Micucci, managing director (con Francesco Sogaro e Lorenzo Baraldi) del primo veicolo di permanent capital quotato in Italia, non ha bisogno di presentazioni nel mondo del private equity. E in questa intervista a PRIVATE racconta, a 360 gradi, gli obiettivi e i risultati ottenuti da NB Aurora, anche nei mesi in cui il Covid-19 l’ha fatta da padrone e cosa l’ha spinta a entrare in questo settore e quali sono le tappe fondamentali della sua carriera.

 

Quando e com’è nata NB Aurora e come si inserisce all’interno del mondo del private equity?
NB Aurora ha debuttato sul mercato Miv a maggio 2018 come primo veicolo di permanent capital quotato in Italia. L’obiettivo del fondo è supportare i progetti di crescita delle numerose aziende italiane a media capitalizzazione. La struttura del permanent capital, dedicato agli investimenti in minoranza, presenta le caratteristiche più adatte ad affiancare gli imprenditori che non vogliono necessariamente vendere la loro azienda, ma sono alla ricerca di un partner di lungo termine che li affianchi nei loro progetti di sviluppo del business. Rispetto ai tradizionali fondi di private equity, ed essendo uno strumento di “capitale paziente”, NB Aurora ha il vantaggio di lasciare alle aziende in portafoglio il tempo necessario per recuperare un’eventuale fase di ciclo negativo, come quella attuale, e tornare sui livelli di redditività attesi, prima della realizzazione dell’investimento. Nell’ambito dell’offerta del private equity italiano, ci distinguiamo, quindi, sia per la capacità di realizzare vere operazioni di minoranza sia perché, in quanto fondo quotato, offriamo anche al risparmio privato la possibilità di accedere ad una asset class, quelle delle Pmi non quotate, che è tra le più interessanti nel panorama degli investimenti in Italia.

 

Qual è la vostra strategia d’investimento e quali sono i vantaggi per un investitore private?
Il nostro target sono le piccole medie imprese italiane leader in mercati di riferimento che potremmo definire “di nicchia”, la cui dimensione non supera 1/2 miliardi di euro. Si tratta di settori molto frammentati, all’interno dei quali le aziende possono crescere sia in modo organico, attraverso l’ingresso in nuovi mercati, oppure grazie ad operazioni di acquisizione che favoriscono il consolidamento di questi mercati. La nostra strategia d’investimento prevede l’ingresso in aumento capitale, rafforzando quindi le aziende da un punto di vista patrimoniale, senza il ricorso alla leva finanziaria. Puntiamo a ritorni legati alla crescita reale dei fondamentali che ci permette di garantire ai nostri investitori un andamento stabile nel medio lungo termine. I nostri investitori possono trarre importanti vantaggi anche dall’appartenenza di NB Aurora alla piattaforma internazionale dedicata agli investimenti alternativi di Neuberger Berman, con oltre 80 miliardi di dollari di asset gestiti in private equity.

 

Come hanno chiuso il 2019 le aziende nel vostro portafoglio, in termini di fatturato e utili anche in rapporto agli anni precedenti? E quanto impatterà, secondo i vostri calcoli, il Covid-19?
Oggi abbiamo in portafoglio 9 aziende nelle quali abbiamo investito sia direttamente sia indirettamente, attraverso l’acquisizione del 44,55% del Fondo Italiano d’Investimento, la prima operazione che abbiamo concluso subito dopo l’Ipo. Storicamente le nostre aziende in portafoglio sono cresciute del 15-18% su base annua, in termini di crescita del fatturato e di Ebitda. Il trend si è confermato anche nel 2019 che ha visto le nostre aziende registrare risultati molto positivi. Anche per effetto di un non ricorso al debito, le nostre aziende sono finanziariamente solide e sono quindi riuscite ad affrontare il rallentamento dovuto al lockdown senza problematiche di stress finanziario o di shortage di liquidità. L’eventuale perdita di fatturato e di redditività delle aziende in portafoglio legata alla crisi economica post-Covid avrà comunque un impatto contenuto sulla valutazione del fondo, che ha un orizzonte temporale d’investimento di lungo termine. Se alcune delle nostre aziende sono state più colpite dagli effetti della pandemia, altre si sono rivelate più resilienti e in un caso particolare, quello di PHSE, azienda specializzata nel trasporto a temperatura controllata di prodotti farmaceutici e campioni biologici, l’emergenza sanitaria ha paradossalmente rappresentato una spinta importante alla crescita dell’azienda. In questi mesi, inoltre, abbiamo assistito ad una risposta sinergica all’emergenza da parte delle nostre aziende in portafoglio: PHSE e Dierre Group hanno fornito rispettivamente mascherine e pannelli divisori in plexiglass a tutte le nostre partecipate.

 

Quali sono stati gli investimenti più rilevanti che avete concluso negli ultimi mesi e a quanto si sono attestati?

Il 12 marzo, in pieno lockdown, abbiamo chiuso l’investimento in PHSE che, come accennavo, è leader in Italia nel trasporto a temperatura controllata per il segmento altamente specialistico dei 2-8°C di prodotti farmaceutici, biotech e di campioni biologici a servizio del canale ospedaliero. PHSE è una delle tante Pmi eccellenti italiane, che ha avuto l’intuizione di specializzarsi in un’importante nicchia di mercato del settore pharma, diventando in pochi anni partner di primari gruppi farmaceutici internazionali, grazie anche agli investimenti realizzati in tecnologia e risorse professionali altamente qualificate.


Chiudiamo con uno sguardo di scenario. Come sta evolvendo il mondo del private equity in Italia?

In un Paese come l’Italia, caratterizzato soprattutto dalla presenza di molte aziende non quotate, il ruolo del private equity è cruciale e notiamo con soddisfazione come negli ultimi anni l’offerta si sia molto ampliata. La vera sfida di oggi è fare in modo che il risparmio privato venga indirizzato al funding di operatori specializzati come NB Aurora, che dispongono delle skills necessarie per una corretta valutazione dell’investimento. Questo aspetto è ancora più importante in questo momento storico perché in periodi di incertezza, come quello attuale, il risparmio privato tende ad assumere un atteggiamento “wait and see” – smette quindi di essere reattivo e sceglie di non investire – con il rischio concreto che si crei uno scollamento tra le opportunità d’investimento che possono essere valutate dai fondi e l’ampia disponibilità di risorse.

 

Come è arrivata all’interno di questo settore e quali sono state le tappe fondamentali del suo percorso professionale?

Mi sono appassionata al mondo delle mid-cap, vero motore del Paese, dopo un lungo percorso professionale nel settore dell’investment banking, prima in Lehman Brothers (dopo aver conseguito un master negli Usa) e poi in Société Générale. In Italia ho seguito da vicino tutte le più importanti operazioni di M&A strategico nel periodo delle grandi privatizzazioni. Con l’esaurirsi di questa fase, ho sentito la necessità di una nuova sfida professionale che mi permettesse di dare un reale contributo alla crescita del sistema industriale del Paese, con le sue molteplici realtà produttive che erano state un po’ abbandonate, per effetto di Basilea, dell’introduzione di nuovi principi contabili e della ridotta disponibilità di capitale da parte delle banche. È un lavoro interessante con un contorno di finanza positiva, perché NB Aurora non fornisce alle aziende solo risorse finanziarie, ma anche un supporto strategico in termini di competenze, in tutte le fasi più delicate della loro vita, dalle acquisizioni all’assunzione di nuovi manager fino al passaggio generazionale.

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