Braccio di ferro sulle uscite in Credit Suisse

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Private di Private 25 Agosto 2020 | 12:14

I tagli decisi da Credit Suisse per affrontare la recessione fanno discutere. L’istituto elvetico ha deciso di chiudere una filiale su quattro, puntando nel contempo sui servizi online e sulla consulenza individuale. La ristrutturazione avrà in particolare un impatto rilevante sul cantone Argovia, dove dopo la fusione con la Neue Aargauer Bank (NAB) andranno persi quasi due sportelli su tre.

Le misure costeranno 75 milioni, ma permetteranno di risparmiare, a partire dal 2022, 100 milioni di franchi all’anno. La somma fa parte dei 400 milioni di risparmi annunciati a livello di gruppo il 30 luglio: già allora si parlava di chiusura di filiali.
L’annuncio ha spinto l’Asib (Associazione svizzera degli impiegati di banca) a lanciare un appello per evitare i licenziamenti. L’associazione accusa l’istituto di scarsa solidarietà nei confronti dei dipendenti, alle prese con il difficile momento legato al Coronavirus. L’Asib sottolinea che non è corretto ristrutturare tagliando sul personale, in un momento di incertezza nazionale e globale mentre nel contempo gli utili (2,5 miliardi nel primo semestre) rimangono elevati.

 

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