Così Vontobel rilancia sull’Italia

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di Luigi Dell'Olio 5 Ottobre 2020 | 06:42

“Abbiamo l’impronta di una banca internazionale, ma lavoriamo con l’approccio tipico di una boutique”. Lorenzo Palleroni, head wm di Vontobel, risponde così alla sollecitazione sulle ragioni che hanno portato il gruppo svizzero ad aprire una sede italiana per le attività di wealth management.

 

Cominciamo con una provocazione: come mai avete scelto di puntare su un mercato già molto affollato sul fronte dell’offerta come quello italiano e di farlo in un momento non certo positivo sul fronte della congiuntura?

Ci sono diverse ragioni dietro a questa scelta. Innanzitutto la considerazione che in Italia vi è una vasta fetta di clientela facoltosa che non è ancora servita da strutture specializzate. In secondo luogo la consapevolezza di poter offrire una piattaforma globale di servizi, non limitati al solo ambito degli investimenti finanziari. Per farle un esempio, sono iscritto all’ordine dei commercialisti e le tematiche fiscali sono uno dei punti di forza del nostro sistema di advisory.

Vontobel ha deciso di puntare sull’Italia dopo aver studiato il mercato per oltre un anno. A marzo è arrivata l’autorizzazione a creare una Sim e a luglio sono arrivato io. Si tratta di scelte meditate, che quindi prescindono dalla congiuntura attuale.

 

Perché la scelta di dar vita a una Sim?

Questo è uno dei fattori differenzianti di Vontobel rispetto alla maggior parte degli altri operatori internazionali di private banking. Non ci siamo limitate a prendere un ufficio o a istituire una branch; abbiamo preferito dar vita a una struttura vigilata e regolamentata, che è un biglietto da visita per la clientela potenziale. Siamo una banca internazionale, ma atipica, in quanto non abbiamo la parte commerciale, ma solo l’investment banking. Questo ci consente di minimizzare i rischi di conflitti d’interesse e di evitare la visione di breve nelle scelte. Operiamo come una boutique, offrendo un’assistenza di lungo periodo ai clienti. Riteniamo che nei prossimi anni vi sarà un grande bisogno di una struttura come la nostra per affrontare i passaggi cruciali nella valorizzazione dei patrimoni familiari, come i liquidity event: penso ad esempio alle possibilità di m&a o alle cessioni di aziende, con la successiva necessità di valorizzare il denaro incassato. Punteremo soprattutto sulla clientela più esigente, quella identificate nelle categorie degli High e Ultra High Net Worth: famiglie facoltose, imprenditori, fondazioni e holding di famiglia.

 

Come è integrata l’offerta con il vostro network internazionale?

Chi sceglie i nostri servizi di wealth management sa di poter contare, in caso di bisogno, su una rete di oltre 300 professionisti con differenti competenze in tutto il mondo.

 

Parliamo un po’ di lei: perché ha scelto Vontobel dopo un’esperienza ventennale in Credit Suisse, dove ha ricoperto ruoli di responsabilità crescente tra Italia e Svizzera?

Mi è piaciuto l’approccio singolare di Vontobel che ho appena esposto. Si tratta di una realtà internazionale e quotata, ma con una forte impronta familiare. Questo garantisce una presenza solida, consistente e lungimirante. Inoltre ho condiviso la forte connotazione sui temi Esg. È una banca di cui condivido i valori e che può anche farmi crescere per l’elevata qualità delle persone che la compongono.

 

Attualmente guida un team di 20 persone ubicato a Milano, ma presumibilmente punterete a crescere. Su quali profili professionali puntate?

Non abbiamo un target di crescita sotto questo profilo, così come non abbiamo necessità di coprire singole caselle professionali. Di certo c’è che ci guardiamo incontro e sin da subito siamo stati cercati da professionisti che condividono i nostri principi e il nostro approccio al mercato, oltre ad avere spiccate competenze e conoscenze nel mercato del wealth management.

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