Le sfide d’autunno del private banking

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Private di Private 22 Ottobre 2020 | 07:01

L’art.47 della Costituzione ci ricorda che il risparmio va protetto, ma va anche valorizzato incoraggiando la sua trasformazione in investimenti produttivi a sostegno della crescita e dell’occupazione. Anche le famiglie concordano: come sottolinea il Censis, la ricchezza che si mette in gioco e, uscendo da ogni inerzia, finanzia gli investimenti nell’economia reale è, per gli italiani, un valore positivo. Per questo motivo genera valore sociale chi, per professione e competenze, stimola e orienta i detentori di patrimoni nel loro obiettivo di ottenere benefici per se stessi, ma anche per la collettività.  D’altro canto, gli investitori italiani non sembrano volersi sfilare da questo impegno: secondo le indagini realizzate da Ipsos per Aipb i clienti private sarebbero disposti a tenere fermo per almeno 10 anni in investimenti illiquidi il 12% del loro patrimonio, in cambio di rendimenti interessanti.

 

Tocca alle istituzioni

Quindi, se il contributo che potrebbe venire da chi dispone di risparmi stenta a prendere la via dei prodotti di investimento e delle strategie specializzate in economia reale (oggi pari allo 0,4% dei portafogli finanziari), diventa importante che le istituzioni intervengano per rimuovere gli ostacoli che impediscono il corretto fluire delle risorse. Oggi tale ruolo risulta più che mai cruciale, soprattutto per la difficoltà di prevedere gli sviluppi e l’intensità della crisi conseguente alla pandemia.

Un obbiettivo di intervento prioritario dovrebbe allora garantire che l’agenda di riforme produca un quadro sufficientemente coerente, inequivocabile e prevedibile da permettere a investitori, aziende e imprenditori di impegnarsi nel lungo periodo.

 

Due priorità per l’Ue

Nei lavori in Europa per la Capital Market Union, ad esempio, sarebbe importante trovare un consenso generale nel promuovere l’introduzione di una definizione armonizzata di investitore “semi professionale” basata sulla dimensione minima del portafoglio finanziario (superiore a 5 milioni di euro) e sul livello di servizio (consulenza finanziaria di portafoglio e/o gestione patrimoniale). Nonché di una definizione armonizzata di fondo di investimento alternativo, la semplificazione del relativo regime di passaportazione e la proposizione di alcune modifiche alla disciplina sugli ELTIF con l’obiettivo di ampliare la gamma di Imprese in target per gli investimenti.

Per assicurare l’armonizzazione tra diverse Direttive europee, nell’ambito dei lavori per la Mifid 2 review sarebbe molto importante che i rappresentati delle Istituzioni italiane rafforzassero nei tavoli di discussione europei le posizioni già espresse dalle Associazioni di categoria in sede di consultazione pubblica in merito all’introduzione della classe di investitore “semi professionale” definita con criteri equivalenti a quelli promossi nei tavoli per la Capital Market Union e al riconoscimento esplicito che la consulenza finanziaria di portafoglio e la gestione patrimoniale individuale rappresentano un livello di servizio “abilitante” per l’accesso degli investitori semi-professionali a strumenti che investono in Economia Reale.

 

Compiti a casa

In Italia, invece, per ampliare il mercato potenziale di strumenti che investono in economia reale, le istituzioni nazionali hanno l’opportunità di riconoscere il ruolo abilitante del livello di servizio (consulenza finanziaria di portafoglio e la gestione patrimoniale individuale) inserendolo tra i criteri di accesso per di investitori non professionali a in alternativa alla definizione di un ticket minimo di accesso alle piattaforme on line per la raccolta di capitale e di debito, ai Fondi di investimento alternativi riservati (Fia), alle Società di investimento semplice (Sis).

Per stimolare la crescita del mercato italiano degli investimenti nell’economia reale (poco sviluppato se confrontato con altre aree internazionali) sarebbe utile ampliare e assicurare continuità nel medio periodo ai benefici fiscali per le famiglie e le imprese che investono in Pir alternativi e in fondi o piattaforme digitali specializzati in pmi innovative e start up.

 

Premi per chi cresce

Infine, per ampliare il mercato nazionale dei capitali, è importante potenziare e assicurare continuità ai benefici fiscali per le imprese che decidono di aprire il proprio capitale e ricorrere a fonti alternative di finanziamento attraverso il rifinanziamento e la rimozione del limite temporale previsto per il credito di imposta in relazione alle spese di consulenza connesse alla quotazione e il rafforzamento degli incentivi fiscali denominati “Aiuto alla crescita Economica” (Aace) volti ad incentivare la patrimonializzazione del tessuto imprenditoriale.

Un’agenda per l’autunno molto fitta, ma anche una grande opportunità per tutti di poter contribuire a rendere l’ecosistema finanziaro nazionale attraente e competitivo.

 

 

 

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