Investimenti alternativi uber alles

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Luigi Dell'Olio di Luigi Dell'Olio 25 Novembre 2020 | 07:17

A fine 2019, per la prima volta nella storia le masse gestite dai fondi alternativi europei hanno raggiunto quota 2mila miliardi di euro. Un livello sensibilmente più elevato rispetto ai 1.790 di dodici mesi prima e ai 1.390 miliardi di fine 2018. Se poi si fa il confronto a cinque anni, il progresso è stato nell’ordine del 44%. Sono alcuni dei dati che emergono dal report “2020 Alternative Assets in Europe”, realizzato da Preqin in collaborazione con Amundi. Lo studio analizza come l’industria si sia sviluppata nei principali mercati europei e quali fattori ne guideranno l’attività nei prossimi mesi e negli anni a venire.

 

I punti chiave

A fare il grosso dei 2mila miliardi in gestione (quindi in Europa viene gestito il 21% dell’industria globale) sono i settori del private equity (795 miliardi di euro) e degli hedge fund (609 miliardi di euro). complessivamente, nel Vecchio Continente sono 6.900 le società che gestiscono investimenti alternativi, mentre gli investitori istituzionali ammontano a poco meno di 3mila.

Il Regno Unito è il mercato più ampio, con masse gestite pari a 1.180 miliardi di euro, seguito dalla Francia (242 miliardi di euro). Quanto a quest’ultima, continua a essere ben intonata anche nell’anno in corso. La creazione di Vauban Infra Fibre per 4,3 miliardi di euro ha portato gli investimenti infrastrutturali complessivi nel paese nel primo semestre 2020 a 6,5 miliardi di euro, superando il totale del 2019. E la Francia è stata ancora una volta il mercato del private debt più attivo d’Europa nella chiusura di deal, registrando 1,3 miliardi di euro in operazioni nel primo semestre 2020, rispetto ai 700 milioni di euro di tutto il 2019.

Inoltre dall’inizio dell’anno la Germania ha superato per la prima volta il Regno Unito come mercato dei capitali privati più attivo per valore totale delle operazioni.

 

Effetto pandemia

Dal report emerge che il Covid-19 ha frenato l’attività in tutto il continente, ma il settore rimane robusto e vivace. Inoltre ci sono indicazioni che l’attività possa riprendersi con l’attenuazione delle restrizioni.

Se da una parte l’attività non è ai livelli record che abbiamo visto negli ultimi anni, i fondi continuano a raccogliere capitali e i manager stanno investendo quanto raccolto, in quanto l’appetito degli investitori rimane forte. Gli asset alternativi sono visti come strumento di diversificazione del portafoglio e fattore di attenuazione della volatilità, e nel complesso come fonte di interessanti rendimenti corretti per il rischio in un mondo di tassi di interesse costantemente bassi e di titoli azionari volatili.

 

I principali deal

Nonostante il contesto di disruption, il 2020 è stato dunque un altro anno vivace per l’industria degli investimenti alternativi in Europa. Mega acquisizioni come la vendita per 17 miliardi di euro della Thyssenkrupp Elevator AG hanno spinto il valore totale delle operazioni di buyout in tutta l’area a più di 42 miliardi di euro nel primo semestre di quest’anno, mentre l’investimento in capitale di rischio si è avvicinato ai 13 miliardi di euro. I fondi di private debt in Europa hanno realizzato un’accelerazione nella raccolta di capitali, pari a 21 miliardi di euro nella prima metà dell’anno, grazie agli investitori che cercano di trarre vantaggio da potenziali investimenti anticiclici. La raccolta di capitali da parte dei fondi di private equity è stata trainata da un aumento delle transazioni nel mercato secondario, con Ardian e Lexington Partners tra le aziende che hanno chiuso la fase di raccolta di mega fondi nel settore.

Il real estate e le infrastrutture hanno visto un calo più marcato dei deal realizzati. Le operazioni Pere in Europa si sono attestate a soli 22 miliardi di euro nel primo semestre 2020, rispetto agli 82 miliardi del 2019 e ai 120 miliardi del 2018. Anche i deal nelle infrastrutture sono scesi da 170 miliardi di euro nel 2018 a 40 miliardi di euro nella prima metà del 2020. I fund manager riferiscono che le sfide logistiche causate dalla pandemia COVID-19 hanno reso la due diligence e la generazione di deal molto più impegnative. Ma anche in questo caso, l’attività di raccolta di capitali è stata sostenuta. Ciò suggerisce che l’attività potrebbe riprendersi in relazione alla revoca delle misure di distanziamento sociale in Europa.

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