Beretta, tra collezionismo e filantropia

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Private di Private 21 Dicembre 2020 | 07:14

Nata in una storica famiglia di imprenditori di successo (i Gnutti), e sposata con uno degli eredi della più antica azienda del mondo (i Beretta), Umberta Gnutti Beretta è una donna solare, che agli affari affianca la grande passione per il collezionismo d’arte e l’impegno per la filantropia.

 

Consigliera del Museo Poldi Pezzoli di Milano e della Fondazione Brescia Musei, Umberta Gnutti Beretta è da sempre appassionata sostenitrice di diverse iniziative del mondo dell’arte: la più nota alla cronaca e al mondo della critica d’arte è la celebre opera The Floating Piers di Christo e Jean Claude all’isola di San Paolo sul lago d’Iseo nel 2016. Di proprietà della famiglia Beretta, l’isola è stata messa a disposizione dalla collezionista, che ha avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione del progetto, sostenendolo e mettendosi in gioco in prima persona per vederlo realizzato, fruito e comunicato.

 

Impegno per Expo

Tra i sostenitori del Padiglione Italia, curato da Cecilia Alemani alla Biennale di Venezia nel 2017, non si definisce una collezionista perché “più che una collezione ha una raccolta di opere d’arte”, costruita nel tempo attraverso la passione e il rapporto diretto con gli artisti.

Incontriamo Umberta Gnutti Beretta nella splendida cornice di Palazzo Monti a Brescia per una chiacchierata sulla filantropia per l’arte organizzata da ArtVerona, la manifestazione dedicata all’arte moderna e contemporanea in programma dall’11 al 13 dicembre 2020 e diretta da Stefano Raimondi.

L’occasione è il primo incontro dal vivo del ciclo Prospettive, progetto nato in collaborazione con il Master in Art Market Management dell’Università Iulm di Milano, per conoscere i protagonisti del sistema dell’arte e che ha visto alternarsi ospiti autorevoli ed emblematici come Holger Reenberg, direttore di Heart-Herning Museum of Contemporary Art in Danimarca; Ronald Rozenbaum, fondatore della collezione privata The Embassy a Bruxelles; e Mark Davy, fondatore e ceo di Future City a Londra, agenzia specializzata nell’intermediazione e nella realizzazione di progetti artistici.

 

Qual è il suo ruolo all’interno delle istituzioni artistiche con cui collabori?

Da anni divido il mio tempo tra Brescia e Milano. La prima istituzione con cui ho collaborato è stata il Museo Poldi Pezzoli, una fondazione privata nata dalla passione per l’arte del nobile collezionista milanese Gian Giacomo Poldi Pezzoli. Inizialmente come Presidente del Club del Restauro, (associazione creata da Marta Marzotto con lo scopo di riunire un gruppo di soci che contribuissero al sostegno economico di interventi di restauro) e successivamente entrando nel Cda. Carica analoga, ma esperienza diversa per la Fondazione Brescia Musei, creata dal Comune di Brescia per amministrare il suo patrimonio artistico. In questo caso, seppur il ruolo del Comune sia dominante, (la fondazione è sostenuta in gran parte dallo stesso), il Cda ha un ruolo determinante nel fare le proposte culturali, nell’organizzazione, nella gestione e nel controllo della stessa. Esperienza assai diversa quella del “Cerchio” della Fondazione Trussardi, composto da un gruppo ristretto di amanti dell’arte contemporanea che contribuiscono in parte al suo sostegno e partecipano in maniera privilegiata alla nascita del suo programma artistico.

 

Sostiene non solo le istituzioni, ma anche gli artisti?

Si, mi è capitato di dare un sostegno diretto agli artisti che mi hanno sottoposto un progetto interessante o che magari avevano bisogno di un finanziamento per poter far conoscere il proprio lavoro. Questo capita sempre meno da quando ho deciso di collaborare con varie istituzioni.

 

Cosa le piace di più del rapporto con gli artisti?

Tutto. La conoscenza personale, vivere il loro punto di vista, cercare di capire se l’arte può davvero salvare il mondo. Fare l’artista oggi è davvero una scelta coraggiosa! E poi mi piace il mondo dell’arte, che seppur sia legato anche a dei meccanismi economici, a tratti se ne distacca completamente.

 

Come si potrebbe ottimizzare la filantropia per l’arte?

Come per tutto, organizzandola meglio. Ci sono tantissime iniziative, atti di generosità spontanei fatti da privati, tante associazioni, ma non ci sono strutture in grado di dare un aiuto sistematico efficace e costante al mondo dell’arte e della cultura. Sono cose che può impostare solo un Governo. L’Art Bonus introdotto dal Ministro Franceschini è stato un passo concreto. Ma molto di più dovrebbe esser fatto per sostenere l’arte e aiutare lo sviluppo di quella contemporanea.

 

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