La grande trasformazione del settore bancario

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Angelo Deiana di Angelo Deiana 8 Gennaio 2021 | 06:05

Il 2020 è stato un anno a dir poco complesso da gestire, e nell’era dei lockdown light prosegue l’evoluzione di tutto il sistema economico. Vale allora la pena di fare una sintesi a volo d’angelo di quello che questo anno ci potrebbe aver insegnato nel sistema bancario e finanziario. D’altra parte, si tratta di un mondo che evolve continuamente perché stimolato da processi di iper-competizione nazionale e globale, dal riposizionamento di molti paradisi fiscali e dallo sviluppo del sistema fintech con conseguente trasformazione delle aspettative dei clienti.

 

Avanza lo smartworking

In questa analisi è importante partire dagli effetti a livello tecnologico. A causa della pandemia abbiamo finalmente capito di vivere immersi nella tecnologia e il capitalismo digitale ci sta insegnando una cosa importante: la necessità, soprattutto in epoca di smatworking, di una digital transformation che consenta alle banche di essere attente alla clientela ma, nel contempo, competitive in termini di costi e ricavi con le challenger banks e con il mondo fintech. Altrimenti, nell’era dei tassi negativi, la redditività del capitale diventerà un miraggio per molti se non per tutti.

E questo anche se sappiamo che le new digital banks hanno vantaggi da non trascurare: prodotti costruiti ad hoc per il nuovo mondo on-line e logiche “taylor made” adatte alla clientela del nuovo millennio. Si tratta di sfide che stanno contaminando anche il sistema tradizionale. E’ per questo che siamo consapevoli che il modello ibrido potrebbe avere più successo perché tende a dotarsi del mix attualmente vincente: quello fatto di competenze hard (tecnologiche e di problem solving complesso) e, soprattutto, a quelle soft e super soft delle persone che gestiscono e sviluppano la clientela. Il vero valore aggiunto della consulenza prossima ventura.

 

La sfida di governare i dati

In ogni caso, la mutazione è in corso e la digitalizzazione ibrida è in forte accelerazione perché crea e gestisce masse straordinarie di dati che, progressivamente, si incrociano con le persone e i loro comportamenti. Per questo siamo state troppo facili Cassandre nel raccontare durante il 2020 che la mutazione sta investendo tutto il sistema, ma con profonde differenze.

Se, infatti, questa trasformazione lavora lentamente ai fianchi delle banche grandi che avranno il potere comunque di assorbire (comprandole) parte delle challenger banks, delle fintech e dei competitors, investe in maniera significativa le banche medie e piccole che avranno due possibili orizzonti di sopravvivenza: iper-territorializzarsi trasformandosi in enclave quasi chiuse di relazioni familiari o eliminare quasi completamente il mercato del credito, affidando la funzione (e il relativo back-office) a partner esterni specializzati in termini di efficacia ed efficienza.

 

Nuovo campo di battaglia

E’ questo il dilemma di “battleground” del sistema bancario e finanziario che analizziamo da tempo per capire come vincere la sfida della redditività prossima ventura: andare verso il digitale e sfidare il mondo nuovo dei Millennials a ricavi digitali, oppure gestire l’attuale (ma effimero) vantaggio competitivo del sistema tradizionale?

D’altra parte, una rivoluzione profonda dei modelli di business è necessaria ed è ormai un orizzonte metabolizzato da tutti gli attori del sistema: evolversi per sopravvivere. Non sarà un processo facile per le complesse strutture organizzative delle banche tradizionali. I vincoli posti dalle infrastrutture tecnologiche esistenti e dalla cultura focalizzata sul prodotto sconterà una lentezza evolutiva che si dovrà confrontare con le nuove hybrid banks che usano i loro prezzi/margini digitali per affermarsi sul mercato e crescere nel settore retail. Il che rende il riposizionamento competitivo delle banche tradizionali sul sistema digitale particolarmente faticoso.

 

Si tratta metabolizzare un paradigma nuovo: la “digital/platform/phygital economy” è un sistema in cui il problema non è quello di una mera “digitalizzazione” dei sistemi produttivi e distributivi, ma una transizione phygital verso un modello consulenziale comportamentale dove, lo diciamo ancora una volta in questo anno “complicato”, la tecnologia sarà il braccio, i soft skills la mente, e i dati il vantaggio competitivo.

 

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