Come realizzare il Dry Martini perfetto

A
A
A
Private di Private 3 Marzo 2021 | 06:09

Di Luca Coslovich

 

Ci sono cocktail e cocktail, e poi c’è lui, il Cocktail con la C maiuscola, quello su cui si sono scritti libri e che conta innumerevoli citazioni, il più visto nei film e nei libri, quello iconico con mille variazioni, restando sempre lui. Quello con due soli ingredienti ma che ha mille sfaccettature. Stiamo ovviamente parlando del Martini cocktail. O meglio il dry Martini. Secondo Mauro Lotti, storico capo barman del Grand hotel di Roma “Non esiste il Martini perfetto, ma c’è un Martini per ognuno di noi. Basta solo scoprire quale sia”.

 

Come prepararlo

Tralasciamo le origini, per altro confuse e con differenti versioni del drink, e vediamo come preparare un Martini a regola d’arte: gin e vermouth sono gli ingredienti che lo compongono, e devono obbligatoriamente essere di alta qualità, per chi ama una versione ancora più secca, un’ottima vodka può sostituire il gin.  Il “dry” del nome sta a indicare la qualità e la quantità del vermouth: diminuendone la quantità avremo un drink ancora più secco. Negli ultimi anni il gin e il vermouth hanno avuto un successo e un’evoluzione mai visti prima. Questa ricchezza di scelta ci permette di creare cocktail veramente su misura per ognuno. Il vermouth, va conservato al fresco,in fondo è un derivato del vino, ed è sempre meglio conservarlo in modo ottimale. La decorazione classica è la scorza di limone o l’oliva verde (entrambe le versioni contano innumerevoli fans), in caso di scorza di limone questa va strizzata sul drink per far uscire gli olii essenziali dell’agrume.

 

L’oliva fa la differenza

Il “dirty martini” invece, rigorosamente con oliva, ha anche un’aggiunta di salamoia delle olive stesse e generalmente si fa con la vodka. Se mettiamo una cipollina invece il drink cambia nome e di chiama Gibson. Fondamentale la scelta del bicchiere. Ogni cocktail che si rispetti deve essere bevuto ben freddo, quindi l’ideale è una coppetta omonima non troppo grande e ghiacciata. Tutti cocktail vanno preparati con ghiaccio puro e cristallino, preferibilmente con cubetti “pieni” cioè non bucati al centro. Tra le diverse preparazioni troviamo l’ormai famosissimo “shaken not stirred” di James Bond oppure il  “Montgomery” che si prepara mescolando 1 parte di vermouth dry e 12 parti di gin nel mixing glass con ghiaccio. Il generale indicava queste proporzioni sia per il Martini, sia come rapporto tra i suoi soldati e quelli nemici durante le battaglie. Non resta che andare dal barman di fiducia e trovare il proprio Martini

 

 

 

 

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

NEWSLETTER
Iscriviti
X