Arte della speculazione

A
A
A
Private di Private 5 Aprile 2021 | 06:29

Alessia Zorloni

 

Se fino a una ventina d’anni fa l’attenzione era concentrata soprattutto sull’arte antica, oggi gli autori viventi sono arrivati a rappresentare quasi la metà degli scambi nel mercato del moderno e contemporaneo. Si è andata delineando una forte attenzione ai giovani, alcuni dei quali sono entrati in asta da pochi anni ma hanno già prezzi stellari. Un trend che rispecchia la volontà di vivere l’arte del proprio tempo e il desiderio di ottenere delle rivalutazioni, anticipando le tendenze e scoprendo gli artisti che entreranno a far parte della storia dell’arte.

 

Wet Painting

Osservando i risultati delle recenti aste, possiamo notare che i prezzi sono aumentati in modo significativo solo per una ristretta lista di artisti, contesi dai collezionisti di tutto il mondo. Pensiamo a Njideka Akunyili Crosby, Kaws, Dana Schutz, Nicolas Party, Julie Curtiss o Adrian Ghenie. Sono tutti giovani artisti, molti dei quali under 40, che hanno ottenuto oltre un milione di dollari per la vendita di opere fresche, le cosiddette wet paint, ovvero opere che entrano nel circuito delle aste entro tre anni, o meno, dalla data di creazione. Alcuni di questi artisti hanno debuttato in asta da pochissimi anni e sono potenzialmente soggetti al fenomeno dell’art flipping.

 

Il debuttante

Tra questi troviamo Amoako Boafo (1984), artista ghanese che vive e lavora a Vienna. Il suo lavoro, influenzato da Egon Schiele, è stato notato su Instagram dall’artista americano Kehinde Wiley, che lo ha raccomandato a tutte le sue gallerie. I suoi ritratti sono passati nel giro di tre anni da poche migliaia a centinaia di migliaia di dollari. Nel 2020 fa il suo debutto in asta e in un solo anno raggiunge un fatturato di 6,6 milioni di dollari, grazie alla vendita di 32 opere. La metà di queste sono state aggiudicate a prezzi che vanno dai 100 ai 500 mila dollari con un top lot che ha superato il milione.

 

Gli artisti più cool

Nel mondo dell’arte gli artisti più richiesti hanno lunghe liste d’attese e le loro opere vengono cedute principalmente ai musei e ai clienti più importanti della galleria, con il risultato di lasciare insoddisfatti molti collezionisti. Se, ad esempio, le opere disponibili sono 20 e i collezionisti interessati sono 100, l’eccesso della domanda incoraggerà alcuni dei collezionisti “seri”, che hanno avuto il privilegio di acquistare le opere, a metterle all’asta poco dopo. Questo spiega il fenomeno del flipping e della vendita in asta di lavori di recente produzione.

 

Art Flipping

L’art flipping è una pratica attuata da collezionisti/speculatori che consiste nell’acquisto di nuove opere, nel mercato primario, tramite una galleria, per poi rivenderle in asta subito dopo, ottenendo una plusvalenza.

Mutuando questa pratica da altri mercati più consueti alla negoziazione e rinegoziazione rapida dei beni, il flipping si è diffuso anche nel mondo dell’arte, rendendo instabile il mercato e influenzando la struttura dei prezzi. Va anche detto che proprio verso i giovani artisti il flipping può avere le maggiori conseguenze, perché non avendo uno storico di prezzi di riferimento, le loro quotazioni possono schizzare in pochissimo tempo e con altrettanta rapidità crollare, distruggendo la carriera dell’artista a prescindere dalla qualità del lavoro.

La tendenza di pagare prezzi smisurati all’asta per avere i nomi più cool del momento, potrebbe creare un grave problema di tenuta per il mercato. Infatti se gli acquirenti continuano ad essere interessati solo all’ultima moda, allora i classici “blue-chips” dell’arte possono perdere il loro valore e tutto il concetto stesso di arte come investimento alternativo potrebbe essere messo in discussione.

 

Nuovi business model

A tal proposito Simon de Pury, ex presidente e banditore della casa d’aste Phillips, in un recente articolo apparso su Artnet, ha lanciato una provocazione. Le grandi gallerie come Gagosian, Pace, Hauser & Wirth, David Zwirner e White Cube rappresentano la stragrande maggioranza degli artisti viventi più ricercati, il cui lavoro viene venduto nelle aste contemporanee di Christie’s, Sotheby’s e Phillips. Così come le case d’aste hanno da tempo adottato la pratica delle private sales, facendo concorrenza alle gallerie, nello stesso modo le gallerie potrebbero organizzare delle aste con una parte delle loro opere recenti, permettendo così anche all’artista di beneficiarne finanziariamente. Questo approccio, provocatorio e sicuramente poco ortodosso, ridurrebbe la speculazione, poiché i prezzi che si otterrebbero sarebbero già un vero riflesso della domanda sul mercato primario in quel particolare momento.

 

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

NEWSLETTER
Iscriviti
X