Incognita inflazione

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Marcello Gualtieri di Marcello Gualtieri 7 Aprile 2021 | 06:20

di Marcello Gualtieri

 

Ripartirà l’inflazione? La domanda da qualche tempo ha ripreso a circolare. Fino ad oggi la straordinaria quantità di moneta immessa nel sistema dalle Banche centrali (segnatamente Bce e Fed) non ha avuto l’effetto di far ripartire il carovita, che stenta a raggiungere il livello auspicabile indicato dalla Bce, cioè un valore prossimo, ma inferiore al 2%. Questa mancata ripartenza  ha lasciato spiazzati gli economisti che non sono riusciti ad elaborare una spiegazione sufficientemente attendibile del fenomeno.

 

Espansione del debito

Comunque sia, il livello particolarmente basso dell’inflazione e dei tassi di interesse ha facilitato la enorme dilatazione del debito, pubblico e privato, in circolazione nel mondo. Sulla quantificazione globale circolano le voci più disparate ed anche incontrollabili: di certo i valori assoluti attuali non sono mai stati toccati in precedenza.

Un operatore passato alla storia per essere stato il primo – o comunque il più famoso seguito del film “The big short” – a prevedere lo scoppio della bolla dei mutui sub prime, Michael Burry, ha pronosticato una ripresa violenta dell’inflazione. Forse è solo una provocazione, come nella personalità dell’operatore, o una previsione semplicemente sbagliata, ma una riflessione sul punto va comunque fatta.

 

Rischio spirale

E questo perché per innescare una spirale inflazionistica e di ripresa dei tassi non è necessario che ci sia effettivamente un’impennata dei prezzi relativi ai beni di consumi, basta che ci sia una condivisa aspettativa che ciò avvenga. Se poi una parte, anche piccola (dati i volumi) dei portatori dei titoli di debito a tasso zero (o quasi) decidessero di uscire potrebbe innescarsi un rialzo dei rendimenti, con conseguente impatto negativo sulla auspicabile ripresa post Covid. Ne seguirebbe un crollo dei mercati finanziari, le cui quotazioni sono molto alte ed in alcuni casi, decisamente slegate dai valori reali. Insomma, una spirale negativa già vista in passato e che questa volta, paradossalmente, sarebbe provocata proprio dalle misure messe in campo per fronteggiare le varie crisi che si sono succedute negli ultimi anni, di cui quella del Covid è solo l’ultima in ordine di tempo.

Al momento di andare in stampa, si percepiscono sui mercati alcuni movimenti al rialzo dei rendimenti sui quali si può immaginare un intervento tempestivo delle Banche centrali e attualmente non è possibile ipotizzarne gli sviluppi. Su questo fronte è opportuno esercitare una vigilanza attenta, affidandosi a mani esperte di gestori professionali, il cui lavoro non è mai stato tanto delicato e difficile come in questo momento.

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