Investimenti, è l’anno della democratizzazione

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di Private 12 Maggio 2021 | 06:22

Simona Maggi, direttore scientifico Aipb

 

Gli operatori di settore, pur avendo tra di loro missioni molto diversificate per soddisfare clientele con esigenze differenti, hanno come priorità assoluta la crescita perché anche il private banking è ormai un business complesso, con una gamma di offerta articolata, per esercitare il quale è diventato necessario poter disporre di una massa critica.

 

Modelli da rivedere

Anche prima dello scoppio della pandemia, pur in presenza di una crescita costante della quota di mercato rispetto agli altri canali distributivi, il management del private banking stava percependo la necessità di rapidi aggiustamenti del modello di servizio. Un’evoluzione dettata da diversi fattori legati ai cambiamenti sociali e comportamentali della clientela, dall’evoluzione tecnologica, dalla previsione di uno scenario economico finanziario con tassi di interesse obbligazionari stabilmente molto bassi o negativi e dalla crescente importanza dei temi di sostenibilità nelle scelte di investimento.

 

Spinta dalla sostenibilità

Gli operatori di mercato stanno lavorando affinché la selezione dei prodotti per la gamma di offerta integri la valutazione dell’impatto esercitato verso il mondo in cui operano le imprese partecipate e in cui vivranno le nuove generazioni.

Gli operatori del settore sono diventati molto più attenti alle conseguenze della loro consulenza finanziaria e vogliono essere sicuri di non fare investire i loro clienti in aziende la cui attività può avere un impatto negativo su ambiente e società. La sostenibilità, infatti, non rappresenta una sfera d’azione separata rispetto al business delle imprese partecipate ma, al contrario, la gestione del rischio e la capacità di cogliere le opportunità di crescita non possono prescindere da una valutazione che integri l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo al fine di creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso. Tale strategia risulta essere assolutamente coerente anche con le scelte di investimento di lungo periodo che caratterizzano i mercati privati e l’economia reale.

 

Servono Kpi misurabili

Per il private banking integrare i criteri Esg nella selezione dei prodotti significa cambiare i processi di investimento così come i processi di vendita implementando tre fasi molto complesse: il primo passo è definire cosa significa Esg per il settore (attraverso uno score di kpi misurabili), il secondo è stabilire come utilizzare lo score (come vincolo di investimento riducendo l’universo investibile oppure cambiando le asset class da inserire nel portafoglio modello), il terzo è immaginare la modalità più efficace per informare il cliente (integrando nel reporting il monitoraggio dello score e l’impatto/beneficio sugli investimenti).

 

Evoluzione digitale

Potenziare la gamma d’offerta per diventare sempre di più un hub di servizi finanziari e patrimoniali. È questa la priorità del pb nell’orientare gli investimenti in tecnologia (60%) e competenze (40%).

Lo sviluppo seguirà due direttrici: da un lato un potenziamento delle piattaforma a disposizione dei consulenti per completare la digitalizzazione dei servizi (profilazione, interazione, consulenza per obiettivi, monitoraggio) e dei processi (amministrativi, contratti, execution, middle office senza dimenticare i controlli e sicurezza) e un rafforzamento della mappa delle competenze dei consulenti (competenze tecniche per l’interpretazione dei nuovi scenari economico finanziari, capacità utilizzo e gestione strumenti informatici evoluti, nuove competenze relazionali a distanza per l’acquisizione clienti e la comprensione esigenze, leadership nel network di specialisti). Dall’altro si assisterà un ampliamento degli organici attraverso l’inserimento di specialisti non finanziari.

Questa spinta sul digitale e sulle competenze permetterà al private banking di esprimere tutto il potenziale e di restituire valore anche ai clienti con portafogli di dimensioni più contenute ed esigenze meno sofisticate sviluppando la relazione a distanza. Il 2021 sarà quindi l’anno della svolta democratica del Private Banking italiano, nell’interesse dei clienti e per una crescita economica e sostenibile del Paese.

 

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