Banca Generali e quel matrimonio che non si è fatto

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di Antonio Potenza 26 Maggio 2021 | 12:07

La proposta di Mediobanca arrivò a marzo 2020. Generali intanto era impegnata a guardare agli asset di Axa in Europa dell’Est. L’offerta era quella di acquistare la quota detenuta in Banca Generali, pari al 50,17% del capitale.  Secondo la ricostruzione de Il Sole 24 Ore l’offerta valorizzava l’asset circa 36 euro a titolo. Ovvero, metteva sul piatto un premio prossimo al 20% delle quotazioni negli ultimi mesi.

L’interesse non venne respinto. Probabilmente il momento era propizio. A punto tale che Generali diede supporto a due consulenti per un affiancamento nel processo. Quando però la pandemia prese il sopravvento, con i titoli delle società in perdita, l’opzione venne congelata per essere poi riproposta. Questa volta però con forma e prezzi differenti.

Piazzetta Cuccia mise sul tavolo una valorizzazione prossimo ai 30 euro da corrispondere parte in contanti, parte in azioni parte in contanti. Agli occhi di una parte del comitato investimenti aveva comunque un suo pregio: così facendo, di fatto, Caltagirone dimezzava il peso di Mediobanca. In questo modo diminuiva l’influenza della banca sull’assicurazione. E proprio questo dettaglio portò alla definitiva dismissione del dossier. Rebecchini si astenne. Romolo Bardin, in quota a Leonardo Del Vecchio (socio sia del Leone che di Mediobanca) si oppose invece espressamente all’operazione. Al suo fianco anche Caltagirone.

La prima motivazione è relativa al prezzo. Vero è che la pandemia ha ridimensionato le quotazioni di Banca Generali, è altrettanto vero che il titolo ha recuperato tutto il terreno perso. Ma quel che ha giocato veramente a sfavore sarebbe stato qualcos’altro: Banca Generali garantisce un rendimento di quasi il 10% annuo, disfarsi del controllo appare giusto o necessario solo con la consapevolezza di sapere dove reinvestire successivamente. Con la garanzia di almeno lo stesso rendimento. Ma a settembre Generali non aveva nessun dossier interessante tra le mani. Insomma, offerta respinta.

La vicenda sarebbe alla base delle tensioni all’interno del cda di Generali, fino alla spaccatura netta sui temi di sviluppo in Russa e in Malesia. Adesso bisognerà vedere a quali risvolti potrebbe portare la seconda metà del 2021.

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