Banca Cesare Ponti tra tradizione e innovazione

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di Luigi Dell'Olio 14 Luglio 2021 | 06:30

“La crisi pandemica sta portando a un ampliamento delle divergenze sociali, un tema che andrà affrontato con grande attenzione. Quanto al nostro settore, invece, non vi sono stati gli sconvolgimenti previsti da alcuni osservatori e operatori di mercato”. Maurizio Zancanaro, amministratore delegato di Banca Cesare Ponti, fa il punto sull’evoluzione del private banking e parla delle prossime strategie aziendali.

 

Cominciamo dal bilancio di questi mesi di pandemia. Tra limiti agli spostamenti, crollo dei consumi e mercati finanziari in crescita, come è cambiato lo scenario in cui opera il private banking?

Stiamo vivendo una fase indubbiamente complicata per le vite di tutti noi, ma l’industria del private banking non ha subito scossoni, almeno per chi ha saputo affrontare le nuove sfide mettendosi in gioco. La tecnologia ha consentito di tenere vivo il dialogo con i clienti anche nella fase più drammatica della crisi sanitaria e ormai è chiaro che il digitale non sostituisce la relazione personale, ma si integra con quest’ultima. Sono più preoccupato dallo scenario macro.

Guardiamo cosa sta accadendo con le criptovalute, alle prese con violente escursioni dei prezzi.

 

Quanto meno l’Europa sembra aver trovato unità d’intenti per affrontare la crisi.

Ci sono stati dei passi in avanti importanti, ma la vera sfida è nella capacità di investire in modo virtuoso i soldi che arriveranno con il cosiddetto Recovery Plan.

 

Intanto per le banche, complice la nuova impennata di npl legata alla crisi pandemica, si avvicina un’altra tornata di aggregazioni. Come potrà cambiare lo scenario italiano?

L’m&a porta benefici al Paese se segue logiche non solo di redditività per gli interessati, se non prende una piega politica, se non si focalizza sulle poltrone, ma aiuta anche ad aumentare l’efficienza dei servizi offerti alla clientela e a tenere sotto controllo i costi. Sono d’altronde punti che il sistema bancario italiano, e la Vigilanza, hanno ben presenti. Ai vertici delle nostre banche vi sono professionisti di altissimo profilo, si pensi al recente arrivo in Unicredit del nuovo Ceo Andrea Orcel. E’ un manager la cui profonda esperienza internazionale sarà senz’altro determinante per rinnovare il sistema superando le vecchie logiche.

 

Anche il gruppo Carige, di cui fa parte Banca Cesare Ponti, era stato coinvolto in trattative di aggregazione. Oggi quali sono le vostre priorità?

Le trattative con Cassa Centrale non sono andate a buon fine per molteplici accadimenti, non ultimo anche la situazione pandemica. In ogni caso siamo nelle condizioni di guardare al futuro con ottimismo con masse in gestione per circa 10 miliardi. Dallo scoppio della pandemia non abbiamo perso clienti, né banker. Significa che il modello funziona, ci sono relazioni solide con i risparmiatori e anche con i professionisti. Abbiamo messo a punto un piano ambizioso che prevede 27 nuove unit private – dalla Sicilia al Veneto all’interno delle filiali già esistenti a livello di gruppo. Si chiameranno

Carige Private by Banca Cesare Ponti punteranno sull’integrazione tra

private banking e centri impresa. In questo modo potremo seguire le esigenze globali degli imprenditori e delle loro famiglie, essendo sempre più vicini a loro.

 

Il rafforzamento in vista si tramuterà in nuovi reclutamenti di private banker? Su quali profili puntate?

Non ci rivolgeremo all’esterno, bensì punteremo su risorse interne. Preferiamo essere sicuri scegliendo persone che sappiamo già essere in linea con la nostra scala di valori. Inoltre i cambi di casacca spesso vengono fatti per motivazioni economiche e, alla fine, a pagare il conto sono i clienti.

 

A livello di prodotti, invece, avete delle novità in cantiere? Nel mercato si fa un gran parlare dei Pir alternativi: vi punterete?

Fermo restando che la nostra piattaforma è strutturata in modo da garantire tutte le opportunità di investimenti, non mi sembra che i flussi in entrata sui Pir giustifichino l’ottimismo di alcuni analisti. Dal canto nostro puntiamo in particolare sui certificati, che sono strumenti quotati (e quindi liquidi) e abbastanza flessibili per adattarsi a esigenze che possono variare nel tempo.

Ma la consulenza va oltre i prodotti, offrendo assistenza su tutti i servizi non finanziari che vanno dal real estate alla pianificazione successoria tramite accordi con primarie controparti di mercato. Pensiamo solo a quanto accaduto al mercato immobiliare: tanti si aspettavano un crollo dei prezzi e invece vi è stata una sostanziale tenuta per tutto il 2020 e addirittura un rialzo in alcune piazze come quella di Milano.

 

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