Arnault, così è diventato il re dei paperoni

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di Roberta Maddalena 1 Settembre 2021 | 06:47

Roberta Maddalena

 

Considerato uno degli uomini più dotati di buon gusto al mondo, Bernard Arnault guida oggi un impero di 70 marchi lifestyle tra cui Louis Vuitton, Fendi e Christian Dior. La sua operazione più recente risale a gennaio quando il suo colosso Lvmh ha concluso un accordo per acquisire la maison americana di alta gioielleria Tiffany & Co per 15,8 miliardi di dollari mettendo a segno la più grande acquisizione di un marchio di lusso di sempre. A oggi, secondo le ultime stime di Forbes, il patrimonio netto della famiglia Arnault ammonta a 189,3 miliardi di dollari, che ne fanno l’uomo più ricco del mondo, con circa 300 milioni più di Jeff Bezos, il patron di Amazon. Un primato costruito nei decenni, valorizzando la propria vena imprenditoriale emersa fin da ragazzino.

 

LA VENA IMPRENDITORIALE
Bernard Jean Étienne Arnault, questo il suo nome completo, è nato il 5 marzo 1949 a Roubaix, nel dipartimento del Nord della Francia. Suo padre Jean era un industriale proprietario dell’azienda di lavori pubblici Ferret-Savinel. Dopo aver terminato gli studi al liceo Maxence Van der Meersch di Roubaix e aver frequentato un corso preparatorio al liceo Faidherbe di Lilla, il giovane Bernard ha studiato all’École polytechnique. Entrato nell’impresa di famiglia eravamo nel 1971, in poco tempo convinse il padre a vendere le attività del settore edilizia e lavori pubblici per convertire la società in promozione immobiliare. La società si specializzò in appartamenti turistici e dieci anni dopo, nel 1981, Arnault trascorse un breve periodo negli Stati Uniti. Una volta tornato in Francia, il manager iniziò a diversificare i suoi investimenti dall’edilizia e l’immobiliare ad altri settori: prima il tessile, con un investimento azzardato nella compagnia Boussac Saint-Frères che mise a rischio il sostentamento di tutta la famiglia.

 

L’AFFAIRE DIOR
Arnault aveva già capito che l’industria del lusso era una macchina per far soldi a palate e questo, ovviamente, contribuì alla sua sconfinata ambizione. Completò quindi l’acquisizione del gruppo Boussac che possiedeva anche Christian Dior (eccetto i profumi) e il grande magazzino Le Bon Marché. Bernard Arnault era innanzitutto interessato all’acquisizione di Christian Dior, ma questa acquisizione comprendeva il gruppo Boussac nella sua totalità, quindi iniziò a smembrare l’azienda conservando solo quello che voleva dall’inizio: il marchio Christian Dior e i grandi magazzini Le Bon Marchè. Diventò presidente e direttore generale di Christian Dior nel 1985, e nel 1989 riunì i profumi alla couture all’interno della holding Christian Dior SA. In quegli anni, forte di una notevole liquidità, Arnault iniziò a far incetta di società e brand di lusso fino a quando, nel 1988, assunse il controllo di Lvmh (Louis Vuitton Moët Hennesy) divenendone maggiore azionista, presidente e ceo. Nel 2017, il magnate riuscì a integrare in Lvmh la totalità della maison, di cui già deteneva il 74,1%, con una complessa operazione da 12 miliardi.

 

IL PRIMO POLO DEL LUSSO GLOBALE

Lvmh nacque quindi dalla fusione del gruppo francese degli alcolici d’eccellenza Moët Hennessy e del gruppo Louis Vuitton (Louis Vuitton Malletier, Givenchy, Champagne Veuve Clicquot Ponsardin). All’inizio, la direzione del gruppo incontrò delle difficoltà dovute ad alcune divergenze tra i due co-presidenti eletti dopo la fusione, che rallentarono in parte la crescita del gruppo (Henri Racamier per Vuitton e Alain Chevalier per i vini e gli alcolici). Approfittando dei dissensi tra i due, Arnault si ingegnò quindi per diventare figura chiave per il futuro del gruppo e a luglio 1988 diventò primo azionista di Lvmh, per poi guadagnarsi, un anno dopo, anche la presidenza. Sarà forse da quel momento che il piano di Arnault di dare vita al primo gruppo del lusso al mondo, prenderà concretamente forma. In particolare, il successo della governance attuata dal manager consistette nell’aver decentralizzato l’organizzazione dei singoli marchi che, considerati aziende con una storia familiare, vivevano una indipendente dall’altra. Seguirono anni prolifici fatti di acquisizioni importanti a partire da Celine, passata nelle mani del gruppo nel 1988, e Berluti e Kenzo nel 1993. Poi tra il 1996 e il 1997 Loewe, Marc Jacobs e Sephora, Emilio Pucci nel 2000, Fendi, DKNY e La Samaritaine nel 2001. Oggi Lvmh è una holding enorme che comprende marchi di abbigliamento, accessori lusso, moda, champagne, brand di alcolici, di makeup e profumi per un totale di 75 maison. Per consolidare la sua presenza negli States, nel 1999 Arnault inaugurò in presenza di Hillary Clinton a New York la Lvmh Tower, divenuta quartier generale in Usa.

 

VITA PRIVATA

Arnault si è sposato due volte e ha avuto cinque figli. La primogenita Delphine è direttore del personale alla Lvmh ed è sposata con Alessandro Vallarino Gancia, esperto di finanza e uno degli eredi dell’azienda italiana di spumante. Il magnate è molto attivo anche come filantropo tanto che nel 2006 ha dato vita a una delle fondazioni d’arte più importanti del momento, la Fondazione Louis Vuitton, che nel 2014 ottenne il riconoscimento di museo. Inoltre, sono numerose le donazioni al mondo dell’arte e per Save the Children, la Fondazione per gli ospedali di Parigi e la Fondazione Principessa Grace di Monaco. Quattro dei cinque figli di Arnault, Frédéric, Delphine, Antoine e Alexandre, lavorano in angoli dell’impero Lvmh. Dal primo matrimonio (1973-1990) con Anne Dewavrin nacquero Delphine Arnault, amministratrice del gruppo dal 2004, e Antoine Arnault, direttore della comunicazione presso Louis Vuitton e presidente del marchio Berluti. Dalla seconda e attuale moglie (1991), la pianista canadese Hélène Mercier-Arnault, ebbe invece tre figli: Alexandre Arnault, nominato nel 2017 co-ceo di Rimowa, Frédéric e Jean. Tra le varie onorificenze, Arnault è stato nominato Grand Officier della Legion d’Onore per i servizi resi alla nazione francese e Comandante dell’Ordine delle Arti e delle Lettere. Ovviamente amante del lusso, oltre all’arte e alla musica (è anche un abile pianista), Arnault ama girare il mondo sul suo yacht Symphony, al cui interno ci sono tutti i possibili comfort: teatro, cinema, palestra, centro spa, eliporto e una piscina con fondale in vetro trasparente per guardare il fondo del mare.

 

 

MECENATE D’ARTE

Collezionista d’arte contemporanea, Arnault ha intrapreso numerose azioni da mecenate per valorizzare l’immagine del gruppo e nel 2006 ha creato la Fondazione Louis Vuitton. Numerose le iniziative a sostegno di mostre ed esposizioni tra cui Il grande mondo di Andy Warhol e Picasso e i suoi maestri al Grand Palais o ancora L’Atelier d’Alberto Giacometti e Yves Klein al Centre Georges-Pompidou. Risale poi al 2013 la creazione del Prix Lvmh des jeunes créateurs, concorso internazionale per i giovani artisti aperto agli studenti della scuola delle Belle Arti in Francia e nel mondo che assegna sei borse di studio ai laureati dell’anno. Sempre nel 206, oltre alla Fondazione Arnault decise di far costruire anche una nuova sede nella zona dei Jardin d’Acclimatation di Parigi, ma a seguito di una denuncia da parte dei residenti del Bois de Boulogne il progetto si arenò nel 2011 per poi essere ultimato a ottobre 2014.

 

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