Il gruppo Sella punta sulle sinergie

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di Luigi Dell'Olio 24 Settembre 2021 | 06:00

“Oggi il mercato ha bisogno di risposte rapide, qualificate e precise. In questo scenario l’offerta non può seguire tempi e procedure tradizionali”. Alessandro Marchesin, chief executive officer di Sella Sgr, parte da questa considerazione per inquadrare l’evoluzione in atto nel risparmio gestito, con ricadute dirette anche per il private banking.

 

Iniziamo dalle caratteristiche societarie: quali sono i vostri tratti distintivi?

Siamo una Sgr al 100% italiana, con una visione globale su tutti i mercati: questo ci permette di gestire in Italia anche i fondi esteri, di occuparci di previdenza complementare, di advisory, così come si deleghe di gestione. In sostanza tutte le caratteristiche di una società multimanager. La configurazione attuale di Sella Sgr deriva dalla svolta nel 2019: fino ad allora la società era detenuta al95% dal gruppo Sella e questo aveva una scarsa presa sul modello di business, che tradizionalmente è gestito dalle reti. Così si è deciso per l’ingresso dei manager e oggi il 73% fa capo a Banca Patrimoni Sella, il 20% a Banca Sella e il restante 7% ai manager.

Quanti ai numeri, contiamo masse in gestione per 6,1 miliardi di euro, articolare in 3,1 miliardi in capo ai fondi comuni, 500 milioni di previdenza e 2,5 miliardi tra advisory e deleghe, soprattutto per i fondi assicurativi. Il 40% circa delle masse fa riferimento al segmento del private banking.

 

 

Concretamente cosa è cambiamento

Questo ci consente da una parte di essere più vicini ai clienti, anche fisicamente, grazie al rapporto diretto con i banker, che affianchiamo sin dalla formazione; dall’altra di avere una visione a una gestione globale, avendo portato sotto un’unica struttura la business line dell’asset management e quella del wealth management. Questo ci consente di creare sinergie tra la fabbrica prodotti e il private banking, con la possibilità di uno scambio continuo di impressioni, competenze e conoscenze, a tutto vantaggio della qualità e della rapidità di risposte fornite ai clienti.

 

Cambia qualcosa a livello di offerta?

Questo approccio rende più efficiente la selezione degli strumenti d’investimento da presentare ai clienti. Inoltre, avvicinando produzione e distribuzione si ha un maggiore controllo dei rischi. Il terzo punto è relativo alla capacità di internalizzare i ricavi, un fattore non trascurabile in un’era caratterizzata da una progressiva contrazione dei margini. Oggi la Sgr è l’elemento di direzione del traffico del multimanager; è una strada senza ritorno.

 

A livello di offerta oggi la priorità non è tanto proporre soluzioni d’investimento per tutte le esigenze e i gusti, quanto piuttosto orientarsi nella miriade di opportunità offerte dal mercato per offrire un bouquet selezionato alla propria clientela. Come vi muovete in questo scenario?

Su gran parte delle asset class e dei mercati occorre essere dei fund selector, dato che le strategie degli asset manager internazionali non mancano. Così ci muoviamo andando a selezionare di volta in volta i fondi più interessanti in termini di specializzazioni, track record e costi e li proponiamo ai risparmiatori/investitori. I criteri di scelta ovviamente sono anche legati all’evoluzione della domanda, che cerchiamo di anticipare. Per fare un esempio, la nostra prima esperienza nel campo della sostenibilità risale al 1999, quando il tema era davvero di nicchia. Nel 2015 abbiamo lanciato un fondo a impatto. Al di là dei prodotti, in questo campo si è rivelata decisiva la collaborazione con la Fondazione veronesi, che ci ha avvicinato ai temi della salute, della ricerca e la tecnologia ad essa applicata. Lo scambio di esperienze è stato fondamentale per lanciare Top Funds Selection iCARE, che promuove investimenti socialmente responsabili in aziende che operano per lo sviluppo delle condizioni di vita migliori delle persone, dalla prevenzione alla cura, fino ai corretti stili di vita. Le società selezionate dal team di gestione di Sella Sgr a livello globale appartengono a settori come robotica, innovazione, pharma, biotech: aziende che sanno intercettare i cambiamenti sociali e culturali e che hanno in comune soluzioni per l’innovazione nella cura, l’ambiente, la ricerca e l’etica.

In questo ragionamento si inquadrano anche i tre fondi Pir – Investimenti Azionari Italia, Investimenti Bilanciati Italia e Bond Corporate Italia -, che offrono l’opportunità di investire nell’economia reale, usufruendo dei benefici fiscali introdotti dal legislatore italiano negli ultimi anni.

 

Al di là dei prodotti, quali sono le leve che oggi consentono a una Sgr di distinguersi in un mercato sempre più affollato?

Per quanto ci riguarda abbiamo individuato tre leve strategiche, a partire dal brand, con l’impegno a migliorare la percezione della Sgr e del gruppo. Sappiamo di poter contare su eccellenze nel campo delle piattaforme e dei sistemi di pagamento, così come nella produzione di strumenti del risparmio gestito, che sono un fattore distintivo del gruppo. Il secondo focus è sulla capacità di far evolvere l’offerta secondo l’ottica della rete, un approccio che ci vede al centro delle manovre di gruppo: così ad esempio abbiamo puntato su soluzioni che consentono di passare dall’obbligazionario all’azionario in modo disciplinato e sui fondi a scadenza, che sempre più non sono solo di impronta obbligazionaria, ma integrano anche soluzioni etiche. La terza direzione riguarda i rapporti con la rete, attraverso l’organizzazione delle tavole prodotto nelle quali vengono coinvolti i private banker del gruppo e gli advisor della fascia affluent per individuare soluzioni e favorire condivisione delle iniziative commerciali a valle dei prodotti. Trasversalmente a questi tre filoni, infine, abbiamo innovato nella comunicazione, formando i nostri professionisti per migliorare il dialogo con il mercato.

 

A proposito di comunicazione, oggi tutti parlano di Esg, tanto che il rischio vero per l’investitore è faticare a distinguere tra iniziative davvero sostenibili e semplice marketing green. Ritiene che i recenti passi in avanti compiuti dall’Ue per delimitare i confini degli investimenti sostenibili siano sufficienti?

Sicuramente il Regolamento Ue Sfdr va nella giusta direzione, ma non basta. Occorre soprattutto agire sul fronte della comunicazione per far sì che le scelte d’investimento siano sempre più consapevoli. Per altro il concetto di Esg è in rapida evoluzione: fino a poco tempo fa l’attenzione dei prodotti d’investimento era quasi esclusivamente focalizzata sugli aspetti ambientali, oggi abbraccia sempre più spesso anche le dimensioni dell’inclusione sociale e della governance. La spinta che arriva dal risparmio gestito può aiutare il mondo delle imprese a evolvere, ma anche su questo fronte è fondamentale che si percepisca l’evoluzione come un’opportunità e non un vincolo esterno.

 

A cosa si riferisce?

Ad esempio l’inserimento di un certo numero di donne nei consigli d’amministrazione non dovrebbe essere visto come un vincolo normativo, ma come una strategia utile ad avere una visione più globale delle cose e quindi come un’opportunità per fare scelte migliori per la crescita dell’azienda.

 

Quanto alla tecnologia, è ancora percepita come una minaccia dai professionisti?

Personalmente l’ho sempre considerata di grande supporto per i private banker. Penso ai robo for advisor e al ruolo che possono svolgere per liberare tempo da dedicare alla consulenza. Dal lato dei gestori, poi, il contributo della tecnologia per migliorare le scelte d’investimento e minimizzare i rischi è fuor di dubbio. Dal machine learning ai big data, sono tanti gli strumenti che aiutano a migliorare le performance grazie alla capacità di analizzare una grande quantità di informazioni in tempo reale e fornire al gestore una sorta di risultati semilavorati.

 

Chiudiamo con qualche nota personale: qual è il suo stile di leadership?

La mia storia professionale è iniziata nel settore manifatturiero, passata per il ruolo di cassiere in banca, poi come uomo delle reti. Ambiti così diversi mi hanno convinto di quanto sia importante saper delegare: serve al manager per concentrarsi sulle decisioni strategiche e all’organizzazione nel suo insieme perché aiuta a motivare le persone. Senza l’agenda e la mente sufficientemente libere non è possibile immaginare il futuro, non lo si può fare se si è troppo immersi nel quotidiano. Prendiamo il tema dell’innovazione: se sei focalizzato sull’execution perdi di vista l’orizzonte, la capacità di definire dove dovrà essere l’azienda da qui a tre anni.

 

Quali sono i suoi hobby e come incidono sul lavoro quotidiano?

Ho molte passioni: la lettura, soprattutto autori americani; la collezione di vecchi vinili; il tennis, che ho praticato fino all’insorgere di alcuni acciacchi fisici; infine il mare. Mi piace andare in barca e più in generale cercare un buon equilibrio tra lavoro e vita private.

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