Banche d’affari, il mito di Gordon Gekko è morto

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di Antonio Potenza 27 Settembre 2021 | 11:37

Secondo ciò che scrive L’Economia, negli ultimi anni si sta assistendo a un cambio di paradigma relativo alle nuove generazioni  che scelgono le banche d’affari: non resistono troppo e ritengono di essere pafati meno che nei private equity o nei fondi hedge. “Soprattutto, pare si siano resi conto che il passaggio imprenditoriale che prevede il lancio del proprio fondo o dell’inflazionatissima start up può avvenire più facilmente quando si esce da un private equity o da un giovane fondo hedge che in una “vecchia” banca d’affari”. Le banche da parte loro cercano di correre ai ripari.

“Un esempio è Merril Lynch/Bank of America ha annunciato lo scorso maggio un aumento di stipendio di 10.000 dollari all’anno per i più giovani e 25.000 dollari all’anno in più per i “vice president”, che in genere sono poco più vecchi, fra i 27 e i 33 anni “. Stessa storia per Barclays, che ha rilevato in America i resti di Lehman Brothers. La banca ha  annunciato che, a meno di emergenze, non si dovrà più lavorare dopo le nove del venerdì sera e fino alle nove della domenica sera. Comunque troppo, perché comunque le 80-90 ore si fanno anche in cinque giorni, così i giovani mollano la presa.

L’inserto de Il Corriere della Sera, porta ad esempio la storia di Ben Chon, 27 anni. La storia del giovane è raccontata sul suo YouTube, incentrata au una giornata tipo nella vita di un analista.  Quel video, e questo è un altro segnale, ha raccolto 240.000 contatti, il che è indicativo anche dell’interesse che la questione suscita nel mondo.
Ben ha lasciato la banca mesi fa per provare a costituire una sua start up.

“Alla questione compensi, carriera rapida si aggiunge la vita privata. I giovani di oggi sono molto meno propensi a sacrificare la loro gioventù per guadagnare di più. Il cambiamento è dunque in atto e non è cosa da poco. È un cambiamento, questo, che chiude un ciclo di dominio assoluto del settore investment banking, quel settore dell’alta finanza che segue per conto di un dato cliente fusioni e acquisizioni o aumenti di capitali, magari con un mix di debito” scrive l’inserto.  Ed effettivamente gli investment bankers sono gli architetti dell’affare, sono loro ad avere il rapporto con il cliente e a proporgli soluzioni, in questo ciclo che dura da 50 anni. Golden age celebrata tra l’altro da romanzi diventati best sellers mondiali e film bellissimi – Bonfire of the Vanities, di Tom Wolfe, 1987; Wall Street di Oliver Stone, di nuovo 1987, nonchè alla creazione del personaggio di Gordon Gekko. Ognuno di questi prodotti è stato un personaggio veramente esistito, o comunque a certe atmosfere veramente esistite, insomma a parti concrete di storia della finanza. Il mito però sembra essersi consumato.

“Questo mondo è finito. Lo dico per provocazione, perché le grandi banche d’affari continuano a lavorare e a macinare profitti e molti banchieri continuano a guadagnare grandi quantità di danaro. Ma come dicevo, sempre più oggi i giovani non pensano più a una carriera tradizionale. Non vogliono essere schiavizzati su un computer a compilare spread sheets fino alle 3 del mattino, e sempre più non ritengono profittevole o utile andare a una business school come si faceva un tempo: un master di due anni a tempo pieno può costare anche 600.000 dollari fra costo delle tasse scolastiche ( circa 180.000 dollari) e guadagno mancato” scrive Mario Platero.

Come ha raccontato Stephen Schwarzman, il fondatore di Blackstone nel suo libro “What it Takes”, varcando le porte di una grande banca d’affari se si era bravi era possibile arrivare nel club dei partner o dei soci già alla soglia dei 30 anni. Schwarzman ricorda i primi passi nella leggendaria Lehman Brothers dei primi anni Settanta, fino all’avventura che lo ha portato a creare da zero uno dei più grandi conglomerati finanziari, ovvero Blackstone.

Ma l’autore dell’articolo individua il 2015 come punto di rottura, anno di svolta, in cui nelle nuove generazioni secondo l’autore si è creata una svolta nella percezione dei giovani. Il 2015 è l’anno dell’episodio di Moritz Erhardt, un ragazzo tedesco di 21 anni che che aveva fatto una internship da Merril Lynch Bank of America. Era quasi alla fine del suo periodo estivo di sette settimane. Sapeva che quel periodo avrebbe determinato una possibile assunzione l’anno successivo, così cercava di finire il suo lavoro di analisi finanziaria e per fare meglio, per superare gli altri ha lavorato giorno e notte per tre giorni di fila. Il terzo giorno torna a casa alle 6 di mattina, muore stremato.

 

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