Wealth management, l’evoluzione del settore passa dal mondo Esg

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di Redazione 16 Novembre 2021 | 12:01

AIPB – Associazione Italiana Private Banking – presenta l’indagine sul livello di maturità rispetto all’integrazione delle migliori prassi ESG nella filiera del Wealth & Asset management, condotta con il supporto di Oliver Wyman – società di consulenza del gruppo Marsh & McLennan Companies – che ha accompagnato alcuni tra i principali operatori del settore Wealth & Asset management nel loro percorso di ridefinizione del posizionamento competitivo in tema di sostenibilità nella gestione degli investimenti, nel disegno delle strategie commerciali e nell’adeguamento del modello operativo.

La filiera italiana considera la sostenibilità un fattore critico e distintivo nella gestione degli investimenti ed è pronta nel suo complesso ad agganciare l’evoluzione come leader. L’analisi mette in evidenza l’impegno elevato dell’industria sotto la spinta della domanda crescente della clientela più sensibile: per il 97% dei wealth manager intervistati la sostenibilità rappresenta un fattore distintivo nella gestione degli investimenti e il 76% dichiara un alto livello di ingaggio del consiglio di amministrazione e del top management sulla sostenibilità degli investimenti. Il 90% del panel dichiara di aver definito una policy per la gestione degli investimenti in chiave sostenibile.

La rilevanza strategica della sostenibilità nelle gestione degli investimenti che, secondo le stime triplicheranno nei prossimi 5 anni, totalizzando 4500 miliardi di euro nel 2025 e, l’attenzione da parte della clientela e degli operatori, ha spinto AIPB a promuovere l’analisi per tracciare la road map verso una piena integrazione dei principi e delle migliori prassi ESG nei modelli operativi.

Condotta nel corso del terzo trimestre 2021, la ricerca – che verrà presentata integralmente nel corso del XVII Forum del Private Banking AIPB, in programma, mercoledì 24 novembre, dalle 10:00 alle 13:00, qui il link per l’iscrizione www.forumprivatebanking.it – ha indagato un panel rappresentativo costituito da circa 40 asset e wealth manager, 23 banche private – che insieme rappresentano l’87% degli AUM totali del private banking – e le 19 società di gestione del risparmio leader nazionali e internazionali associate AIPB. L’indagine, si articola su 50 domande per 8 ambiti di ricerca e restituisce la fotografia della filiera e di come essa si stia attrezzando per assumere il ruolo di cinghia di trasmissione fondamentale nel processo di transizione verso un’economia sostenibile nel nostro Paese e in Europa. L’obiettivo dell’analisi è, infatti, tracciare il percorso trasformativo dell’industria affinché l’impegno e l’ambizione di oggi sia realizzato entro il 2025. Nel recente passato, in occasione di importanti evoluzioni normative con impatti materiali sui modelli operativi (come, ad esempio, Mifid II) gli operatori del settore hanno adottato prevalentemente un approccio di conformità normativa.  In materia di sostenibilità l’industria mostra di riconoscere il proprio ruolo abilitante per il successo degli obiettivi fissati dai leader del mondo e conseguentemente la volontà di cogliere appieno le opportunità attuali e prospettiche nel nuovo contesto di riferimento.

Questo percorso, come emerge dall’analisi, dovrà essere accompagnato oltre che da convinzione e impegno, da ingenti investimenti sul fronte del reperimento e formazione delle competenze necessarie e dall’aggiornamento delle piattaforme tecnologiche. Dovrà rivedere i processi della consulenza, fondamentali per garantire risposte appropriate alla domanda di sostenibilità e alla determinazione di un’offerta i cui impatti siano misurabili e determinabili. Un percorso che vedrà, alla fine, le realtà oggi più impegnate assumere la leadership del mercato.

L’imponente mobilitazione internazionale in risposta all’urgenza climatica e di transizione verso un’economia sostenibile ha messo in evidenza il ruolo cruciale della finanza privata – ha commentato Paolo Langé, Presidente AIPB – Oggi il mondo guarda alla finanza e alla ricchezza privata perché accompagni e moltiplichi gli sforzi delle nazioni nel dare risposte durature alle sfide globali. L’industria sa bene, che non può permettersi di adeguarsi alla trasformazione in atto, ma è chiamata a guidarla. In particolare, la consulenza ha un ruolo chiave nel traghettare il risparmio privato verso una asset allocation sostenibile: non ce lo chiedono solo gli investitori, ce lo chiede la società. La presa di consapevolezza non basta: servono investimenti, nuovi approcci e competenze. La necessità di cospicui investimenti potrà favorire un processo di concentrazione del settore del Wealth Management e allo stesso tempo l’affermarsi di operatori specializzati su alcuni segmenti di nicchia, mentre il tema sociale della riconversione di alcuni settori dovrà essere prioritario nelle agende governative. Il nostro auspicio è che al 2025, il Private Banking sia in grado di esprimere tutto il potenziale per dare le risposte che esigono i nostri nipoti”.

“L’attuazione di una reale trasformazione della finanza in chiave Esg  impone cambiamenti radicali nel modo di rappresentarsi delle imprese, nei processi di selezione degli investimenti , nei sistemi operativi di gestione e nella comunicazione con la clientela – ha aggiunto Saverio Perissinotto, Vice-Presidente di AIPB – Un processo articolato sul quale l’industria del Wealth Management ha voluto confrontarsi attraverso la analisi condotta da Aipb con la consulenza di Oliver Wyman per capire a quale grado di ambizione puntare e in che tempistica. I risultati hanno messo in evidenza un’elevata convinzione ed impegno dell’industria che si sta traducendo in una integrazione graduale delle pratiche più avanzate in termini di Esg.

“Il lavoro fatto con AIPB dimostra come l’industria del wealth e dell’asset management italiana sia pronta per giocare un ruolo chiave nella riallocazione dei portafogli dei propri clienti verso settori e imprese sostenibili – ha concluso Claudio Torcellan, curatore della ricerca, Head of Financial Services for South East Europe di Oliver Wyman – Le realtà più avanzate soprattutto nella produzione sono già allineate alle best practice e possono trainare l’industria. Importante che la transizione verso la sostenibilità acceleri perché realtà estere molto avanzate guardano al nostro paese con interesse non solo per la sua dimensione assoluta ma anche per il cambio generazionale che avverrà nei prossimi 5-10 anni, sapendo che le nuove generazioni compreranno solo sostenibile”. 

Nel dettaglio le principali evidenze emerse:

  1. I principali trend e le forze in campo

L’Europa, all’avanguardia sulle tematiche di sostenibilità, cattura più dell’80% dei volumi di investimenti sostenibili a livello mondiale, pari a 1500 miliardi di euro nel 2020. Con un tasso di crescita del 29% nei prossimi anni e volumi che si stima toccheranno i 4500 miliardi nel 2025. In questo contesto, l’Italia rappresenta uno dei mercati più sofisticati con un 20% delle masse in gestione relative a prodotti classificati come articolo 8 o 9 SFDR. Uno sviluppo trainato da quattro principali fattori esogeni:

  • la crescente attenzione dell’opinione pubblica
  • la crescente percezione da parte degli investitori delle implicazioni, insieme a una maggiore sofisticazione delle strategie d’investimento
  • la presenza in Europa di una normativa ESG sofisticata e stringente in tutti i settori dell’economia, che non esiste in altri Paesi del mondo
  • lo stanziamento di ingenti risorse finanziarie tramite programmi di investimento pubblico, come ad esempio il PNRR che, insistendo su settori specifici, catalizzerà la raccolta dei capitali privati sulle tematiche di sostenibilità.

Vi sono poi fattori endogeni al mercato del Wealth & Asset management, che stimolano la crescita degli investimenti ESG:

  • la crescente attenzione da parte dei clienti sui temi della sostenibilità
  • la forte accelerazione nello sviluppo dei prodotti ESG: dal 2020 ai primi sei mesi del 2021 sono stati lanciati oltre 700 nuovi prodotti.
  1. L’impegno dell’Industria

L’analisi mette in evidenza l’impegno elevato dell’industria sotto la spinta della domanda crescente della clientela più sensibile: per il 97% dei wealth manager intervistati la sostenibilità rappresenta un fattore distintivo nella gestione degli investimenti (di questi il 17% la considera un fattore distintivo solo per alcuni segmenti della gestione degli investimenti) e il 76% dichiara un alto livello di ingaggio del consiglio di amministrazione e del top management sulla sostenibilità degli investimenti.  Il 90% del panel dichiara di aver definito una policy per la gestione degli investimenti in chiave sostenibile e il 95% dichiara di discutere regolarmente le tematiche di sostenibilità con i clienti.

La filiera italiana del Private Banking è dunque pronta nel suo complesso ad agganciare l’evoluzione e adottare le best practice internazionali con convinzione e impegno. L’industria nel suo complesso, infatti, si mostra più avanzata rispetto alla dimensione della “visione, ambizione e target”, della “governance e organizzazione” e del “reporting monitoraggio”. Siamo quindi in una fase di presa di coscienza e consapevolezza della necessità di evolversi verso una maggiore integrazione dei principi e delle pratiche ESG.

  1. La road map evolutiva

Gli interventi prioritari per accelerare il processo di trasformazione della filiera italiana evidenziati dalla ricerca riguardano:

 

Dati e scoring ESG: l’industria dovrà risolvere le criticità in sede di formulazione dei giudizi di sostenibilità sui singoli strumenti finanziari costruendo scoring ESG proprietari partendo da dati grezzi di più fornitori e completandoli con informazioni interne derivanti dalla propria attività di engagement e voting e utilizzando fonti alternative, analizzate con tecniche avanzate come il machine learning. La complessità è dovuta alla disponibilità dei dati per formulare giudizi coerenti: oggi, i dati esistenti non provvedono a coprire l’universo investibile e mappare tutte le asset class, quando ci sono, i dati provengono da fonti diverse e discordanti tra loro.

Persone e competenze ESG: oggi l’industria dovrà affrontare il nodo delle competenze all’interno dell’organizzazione, introducendo programmi di formazione integrati e personalizzati, prevedendo la collaborazione con università e centri di ricerca per sviluppare le competenze necessarie a riflettere la sostenibilità nella gestione degli investimenti e nei processi di consulenza, inserendo programmi di incentivazione e recruiting declinati su obiettivi ESG.

Processo di consulenza: l’impegno dell’industria per la trasformazione dovrà tradursi nella trasformazione dei processi di consulenza intesi sia come profilazione del cliente con una valutazione degli obiettivi e delle preferenze di sostenibilità, sia come combinazione di variabili per la corretta costruzione di un portafoglio ESG.

  • Per la profilazione dei clienti l’industria svilupperà proposizioni di valore innovative a partire dalla capacità di comprendere a fondo le esigenze di sostenibilità dei propri clienti e individuare strategie di investimento coerenti in grado di raggiungere i target definiti.
  • Le logiche di inclusione delle variabili ESG nella costruzione del portafoglio e l’asset allocation strategica risentono della complessità nella valutazione degli impatti che le differenti variabili e profili di sostenibilità hanno sul rischio e il rendimento degli strumenti finanziari, che si traduce in una generalizzata difficoltà a comprendere e includerle nel processo di consulenza. Una soluzione evidenziata dalla ricerca sarebbe quella di superare questa dicotomia scoprendo le opportunità offerte da un diverso approccio all’investimento che adotti prassi di engagement: per esempio, aziende che offrono profili ESG deboli possono offrire opportunità di rendimento interessanti ed essere coerenti con gli obiettivi ESG.

 

Piattaforme tecnologiche: l’evoluzione dell’industria verso la piena integrazione delle variabili ESG, richiede importanti investimenti per l’adeguamento dei propri applicativi a supporto del business. L’inclusione e l’integrazione di considerazioni ESG nei processi di consulenza richiede, infatti, di disporre di sistemi IT dove tutte le informazioni chiave del cliente siano integrate con quelle dei prodotti disponibili e rese fruibili ai private banker in una modalità che consenta una profilazione avanzata, la costruzione di portafogli personalizzati e il continuo monitoraggio delle metriche economiche e di sostenibilità chiave definite.

Come evolverà dunque l’industria da qui al 2025, quando i volumi investiti secondo criteri ESG saranno triplicati?

L’indagine ha individuato tre percorsi evolutivi che riflettono differenti approcci, le ambizioni e la rilevanza strategica che gli operatori vorranno dare alle tematiche di sostenibilità:

i Leader che saranno incarnati dagli operatori che considerano strategiche le tematiche ESG. I grandi gruppi verticalmente integrati daranno vita a centri di competenza a servizio sia della distribuzione sia della produzione.

I Selezionatori ovvero quegli operatori che considerano strategiche le tematiche ESG per il proprio business e i propri clienti e svilupperanno competenze selettive nel limite delle capacità d’investimento che la scala di business può consentire per la valutazione e il monitoraggio dei singoli asset manager inclusi nella propria offerta, se sono distributori e, se operano lato prodotto, come asset manager forniranno alla distribuzione competenze e piattaforme a supporto.

I Compliant o i Conformi: gli operatori che a prescindere dalla dimensione non ritengono le tematiche di sostenibilità strategiche per il loro modello di business e si limiteranno ad adeguarsi alle normative minimizzando gli investimenti.

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