Le strategie di Progressio nel private equity

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di Massimiliano Carrà 1 Dicembre 2021 | 06:15

Di Massimiliano Carrà

 

Supportare la crescita, creare valore per gli azionisti e per la società prescelta e rafforzare l’asset di riferimento che contraddistingue la propria partecipata. È questo il fil rouge che caratterizza il modus operandi di Progressio Sgr, società indipendente che gestisce fondi di private equity, focalizzata sul cuore del tessuto imprenditoriale ed economico del Paese: le pmi. In questa intervista a PRIVATE, il managing partner Filippo Gaggini parla delle strategie aziendale, soffermandosi sull’ultima operazione effettuata (su 28 totali), l’investimento in ATK Sports, e sugli obiettivi futuri della società. Evidenziando due aspetti: la stabilità e la storicità del team e la presenza, all’interno del cda, di due figure indipendenti del calibro di Paola Scarpa, client solutions, data & insights di Google Italia, e Luciano Balbo, uno dei pionieri del private equity nel nostro Paese.

 

Quando è nate Progressio e con quale scopo?

Nel 2005, su iniziativa di Mittel (holding finanziaria quotata in Borsa) e di suoi alcuni azionisti, con l’obiettivo di creare un veicolo focalizzato sull’attività di private equity. L’anno successivo è stato lanciato il primo fondo con una dotazione di 100 milioni di euro. Nel 2009 il management team, che già deteneva una quota della Sgr, è salito al 100%. Questo elemento ha confermato la totale indipendenza del management team e la possibilità di essere tempestivi ed efficaci nel processo decisionale. Nel 2010 è partito il secondo fondo con una raccolta pari a 205 milioni di euro. E a luglio del 2019, è stata completata la raccolta del fondo Progressio Investimenti III, con una dotazione di250 milioni di euro, superiore al target definito all’inizio della raccolta che era di 225 milioni. Il fondo Progressio Investimenti III è attualmente in fase d’investimento.

 

Qual è il vostro target di riferimento, in materia di investimenti?

Puntiamo su aziende italiane con un fatturato compreso generalmente tra i 20 e i 100 milioni di euro, leader nel proprio segmento di mercato e operanti in uno dei settori dell’eccellenza italiana (food & beverage, chimico-farmaceutica, cosmetica, meccanica, lusso). Inoltre, tenendo conto anche delle dinamiche di mercato, si è manifestato un interesse crescente nei confronti di società appartenenti al settore digital.

 

Allargando lo spettro, qual è il ruolo di Progressio all’interno del private equity?

Oltre al fatto che grazie a un management team esperto e coeso siamo riusciti a ritagliarci un ruolo di primo piano nel segmento mid cap del private equity italiano, sono diversi i fattori che contraddistinguono il nostro ruolo: le consolidate relazioni con consulenti e advisor, la capacità di essere reattivi, vicini agli imprenditori ma non invasivi, di stimolo e confronto per le principali decisioni strategiche. Pur essendo un operatore finanziario, abbiamo sviluppato una spiccata attitudine industriale sia nella fase di analisi e scouting degli investimenti che durante la gestione, cercando di comprendere le dinamiche del business, supportando e stimolando i partner anche nel business operativo. Inoltre, collaboriamo con imprenditori e manager delle aziende gestite, sia nei progetti di sviluppo organico del business che nelle iniziative di crescita esterna, ed anche in chiave di digital trasformation, pianificazione della produzione, sistemi di controllo e sostenibilità. Progressio si è dotata di competenze interne esperte nell’area digital e sviluppato una practice specifica in tema di sostenibilità ed Esg che si declina anche sulla strategia di investimento dei fondi e sulla gestione del portafoglio.

Perché avete deciso di investire in ATK Sports e quali sono state le cifre dell’accordo?

ATK Sports è una società che si occupa dello sviluppo e produzione di attacchi per lo sci alpinismo e rappresenta, quindi, la tipica azienda target di Progressio. Con un fatturato che lo scorso anno si è attestato a 9 milioni di euro, la società ha una forte specializzazione nella meccanica e nella lavorazione di componenti metallici e si è affermata come uno dei leader di mercato, con una forte riconoscibilità del prodotto, una sempre crescente presenza all’estero, l’apprezzamento da parte di esperti e appassionati di montagna per i prodotti, caratterizzati da leggerezza, performance e affidabilità. Il settore sta attraversando un momento di rapida espansione e questo potrebbe rappresentare un’opportunità per un consolidamento sui mercati internazionali e l’ingresso in aree geografiche dove attualmente la società è poco presente. A conferma della validità del business e della volontà di continuare a crescere, la famiglia degli imprenditori ha confermato il proprio commitment e mantenuto ruoli operativi.


Guardando ai prossimi mesi, quali sono gli obiettivi strategici ed economici, in termini di fatturato e investimenti, che vi siete prefissati? Anche in rapporto al 2020, che è stato inevitabilmente un anno molto difficile?

Nel 2020 il portafoglio di partecipazioni di Progressio ha registrato una performance soddisfacente, anche grazie a buona diversificazione del portafoglio e alla presenza in settori che non sono stati colpiti direttamente dalla pandemia. Nei prossimi mesi contiamo di finalizzare alcune add-on attualmente in fase di analisi, mentre nel 2022 puntiamo a effettuare due investimenti e ci dedicheremo altresì all’attività di pre-marketing di un nuovo fondo che – con un potenziale target obiettivo di circa 300 milioni di euro – avrà la medesima strategia e il medesimo target d’investimento dell’attuale, confermando ulteriormente il posizionamento di Progressio nel segmento del mid market italiano.

 

Chiudendo il cerchio, quali sono secondo voi le prossime sfide del private equity e i trend da tenere sott’occhio?

Oltre alle competenze in ambito finanziario, riteniamo che gli imprenditori abbiano bisogno anche di stimoli, idee supporto nel business, nelle acquisizioni nonché confronto sulle best practices e i trend del settore. Tra i quali digitalizzazione e sostenibilità che saranno nel prossimo futuro driver primari per lo sviluppo e la creazione di valore. Inoltre, la solidità del team rappresenta sicuramente un fattore determinante, così come la capacità di dialogare con gli imprenditori direttamente e facendogli sempre percepire di avere di fronte che può prendere delle decisioni. Solo chi sarà in grado di interpretare questi atteggiamenti potrà costruire una strategia di lungo respiro. Le aziende del made in Italy sono sempre in evoluzione e riteniamo che il mercato possa continuare a proporre nuove opportunità.

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