Arte, aste in cerca di esclusività

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di Redazione 29 Novembre 2021 | 06:18

Di Giacomo Nicolella Maschietti

 

La scelta recente delle maggiori case s’asta internazionali è di affidare le proprie vendite a una curatela. Differenziarle, renderle uniche e irripetibili. Christie’s e Sotheby’s non sono nuove al coinvolgere personaggi influenti, anche extra settore (abbiamo visto all’opera l’icona della moda Anna Dello Russo oppure il DJ Steve Aoki), per individuare e poi scegliere le opere di un’asta. Accade perché il mercato è sempre più esigente, e anche perché così è possibile fare del marketing funzionale al proprio business. Il mercato dell’arte offre oggi vendite verticali, molto tecniche, ma anche vere e proprie miscellanee, dove il crossing tra diversi settori evidenzia, invece di appiattire, le caratteristiche di un lotto.

Meccanismi in fieri di un mondo, quello delle aste d’arte e lusso, che sta cambiando pelle. Il digitale ha stravolto tutto e oggi è possibile vendere in tutto il mondo a portata di click. La liquidità in circolazione è molta, e non c’è che l’imbarazzo della scelta per cosa e dove comprare. Anche le case d’asta italiane stanno sperimentando nuove vie, nuove strade per attrarre e incuriosire investitori e collezionisti. Ecco allora che Finarte ha deciso di affiancare alle solide vendite di arte moderna e contemporanea, dove all’incanto vanno i pezzi pregiati, altre aste dedicate alle Testimonianze contemporanee: documenti, libri, fotografie e opere d’arte. È possibile quindi imbattersi in una locandina di una mostra storica, in uno scatto d’artista che ritrae un grande maestro in un momento intimo, in una lettera, un invito firmato. Racconti ed emozioni di mondi passati, che possono andare a completare una collezione, rendendola ancora più autentica e raffinata. Naturalmente si tratta di lotti molto più economici dei tradizionali, che potrebbero però avere rivalutazioni interessanti in futuro. PRIVATE ne ha parlato con Alessandro Cuomo, capo dipartimento Arte Moderna e Contemporanea Finarte Milano.

 

Il momento attuale di mercato sta verificando una grande liquidità a disposizione di chi compra. Dove si orientano gli acquisti dei collezionisti alle aste di arte moderna e contemporanea?

L’impressione che ricaviamo in questi ultimi anni è che gli acquisti si stiano ulteriormente differenziando e targettizzando. Di qui l’opportunità di mirare verso interessi più specialistici e meno generalisti, allargando la platea a un pubblico più internazionale. Anche se le blue chips potrebbero sembrare sempre le stesse, con in testa Fontana e Boetti, abbiamo notato un rinnovato interesse per le opere di artisti come Salvo e Piero Dorazio.

 

Avete recentemente proposto alcune fortunate vendite chiamate Testimonianze Contemporanee. Di che si tratta?

In queste vendite si alternano, in modo armonico, documenti e opere d’arte. Accanto alle opere compiute è stato presentato in asta del raro materiale di supporto d’epoca. Questo apparato documentale è prezioso perché all’interno delle collezioni, risulta funzionale non solo allo studio delle opere, ma anche per il completamento di sezioni storiche.

L’universo della sperimentazione contemporanea si estende infatti anche oltre l’opera d’arte, invadendo e contaminando i territori della divulgazione: i poster, le locandine, gli inviti delle mostre, i libri d’artista, le riviste alternative, le fotografie delle mostre e delle performance, i contenuti editoriali, le copertine illustrate, le cartelle di portfolio. Documenti effimeri che talvolta non sopravvivono, testimoniano l’incontro fra opera, artista e pubblico.

Ritengo che tali vendite abbiano il pregio di permetterci, in un futuro prossimo, di valorizzare nelle nostre aste, opere che oggi farebbero fatica, per tipologia, dimensioni o poetica, a trovare collocazione in una vendita tradizionale. È possibile concedere spazio all’inserimento di lavori di artisti viventi Under 50, che non sono storicizzati, ma hanno un mercato consolidato e sono ben rappresentati dalle migliori gallerie. Una proposta ideale, in accostamento alle opere più concettuali e ai documenti delle avanguardie storiche, che costituiscono il loro punto di riferimento dal momento della formazione artistica.

 

Esclusi i lotti milionari che coinvolgono pochi fortunati collezionisti, ci sono a vostro avviso buone opportunità anche di registro più contenuto?

Certamente, ma bisogna scegliere artisti che siano rappresentati da gallerie serie con uno sbocco anche internazionale e che abbiano un mercato grazie a un archivio ben regolamentato.

Com’è cambiata la platea dei collezionisti con l’avvento del digitale? Chi compra? Qual è l’identikit del collezionista contemporaneo?

Come abbiamo spesso ricordato in questi ultimi anni, le maggiori case d’asta italiane hanno completamente digitalizzato i loro cataloghi e sono in grado di allestire ormai numerose vendite online sui propri siti, inoltre le piattaforme di bidding nazionali e internazionali hanno reso mondiale il pubblico dei collezionisti interessati alle vendite. L’acquirente, grazie a queste innovazioni tecnologiche, può comprare nelle aste di tutto il mondo, approcciandosi a lotti di ogni range di prezzo e arrivando a conoscere autori di altri continenti, ai quali difficilmente avrebbe avuto accesso in passato, se non viaggiando o attraverso studi di approfondimento specifici.

D’altra parte l’arte contemporanea italiana stessa ha acquisito estimatori ed appassionati in mercati finora meno esplorati. I grandi numeri permettono infatti di estendere quel novero di soggetti di target HNWI che comprano per passione, ma anche investono in arte.

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