Lo sgradito ritorno dell’inflazione

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di Marcello Gualtieri 5 Gennaio 2022 | 05:47

di Marcello Gualtieri

 

Fino a qualche settimana fa il protagonista del 2021 aveva sicuramente un nome e un cognome: Mario Draghi, il premier che è riuscito a pilotare l’Italia nella campagna vaccinale e nel compito – tutt’altro che scontato – di portare a casa dapprima l’approvazione del Pnrr e, successivamente, il raggiungimento degli obiettivi a cui sono concretamente subordinate le erogazioni dei fondi del Next Generation Ue.

 

Cambio di paradigma

A soppiantare il premier italiano dal podio di protagonista dell’anno è stato nelle ultime settimane il ritorno prepotente dell’inflazione, giunta negli Usa a livelli mai toccati gli ultimi trent’anni e ripartita inevitabilmente anche in Europa e in Italia. Si sperava che fosse un ritorno transitorio, una fiammata, ma così non è stato e non era difficile da prevedere per la concomitante presenza di vari fattori che la spingono, in primis la liquidità iniettata sui mercati negli ultimi anni dalle Banche Centrali. Questo ritorno dell’inflazione cambia radicalmente il panorama dell’economia privata e pubblica del Paese, perché è noto che in una spirale inflazionistica non ci sono vincitori e vinti: perdono tutti.

 

Cittadini penalizzati

Da un punto di vista teorico, l’inflazione potrebbe risultare conveniente per un grande debitore come lo Stato italiano perché riduce il valore reale del debito, ma nel caso specifico del debito pubblico italiano a perderci (doppiamente, in maniera paradossale) sono i risparmiatori, cittadini e contribuenti. Difatti, la situazione che ci troveremo a fronteggiare è quella di un incremento del costo del debito, che sarà pagato con le tasse dei contribuenti italiani, ma poiché il debito pubblico è posseduto per la maggior parte da residenti italiani, a ciò si aggiungerà la beffa di trovarsi in mano titoli, bene che vada, svalutati.

L’anno si chiude pertanto con prospettive assai preoccupanti per l’economia del paese, nonostante il buon andamento del Pil avesse fatto sperare qualche mese in una storica inversione di tendenza nel declino ventennale del Paese. Mai come adesso diventa cruciale affidare il risparmio in mani capaci di proteggerlo e farlo fruttare anche mettendolo a disposizione dell’economia reale.

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