Artiste alla ribalta

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di Private 7 Marzo 2022 | 06:41

Alessia Zorloni ed Erika Vistoli

Nell’ampio panorama della storia dell’arte – dall’antichità fino ai giorni nostri – le donne sono sempre state una presenza fantasmatica, soprattutto se si tralascia il loro ruolo di muse e modelle per concentrarsi sul loro effettivo contributo alla produzione di opere. In questo senso, è emblematico il caso della Storia dell’arte raccontata da Ernst Gombrich (1950, trad. it. 1966), che prima della ristampa degli anni Ottanta non contemplava al suo interno alcuna riproduzione fotografica di opere prodotte da artiste donne.

Nel tempo, tuttavia, la letteratura sul tema si è moltiplicata. Il punto di origine è da individuare nell’ultimo ventennio del Novecento, quando iniziano a vedere la luce puntuali ricerche monografiche e studi sempre più approfonditi sulla condizione delle donne artiste.

 

Gli studi

Una delle analisi più approfondite sul tema è scaturita dall’indagine congiunta Women’s Place in the Art World, pubblicata dalla piattaforma Artnet in collaborazione con l’Art Agency In Other Words nel settembre 2019. Il progetto si è concentrato sui dati prodotti nel decennio 2008-2018 e riguardanti la presenza e la concentrazione di artiste donne sia nelle collezioni permanenti delle istituzioni sia sul mercato primario e secondario. Uno degli articoli che compongono la ricerca – intitolato Museums Claim they’re Paying More Attention to Female Artists. That’s an Illusion – rende noto che nel periodo 2008-2018 soltanto l’11% di tutte le acquisizioni e il 14% delle mostre dei 26 musei americani studiati sono state di opere prodotte da artiste donne. Si parla di oltre 260mila nuove opere entrate nelle collezioni permanenti dei suddetti musei dal 2008; di queste soltanto meno di 30mila sono di donne. Purtroppo, però, la ricerca dimostra anche che molti altri musei sono ancora il luogo in cui il pregiudizio è profondamente radicato e i curatori faticano a convincere i comitati direttivi a investire in opere di artiste donne, soprattutto se mancano risultati d’asta che validino il prezzo richiesto per l’acquisizione.

 

Il cambiamento

Negli ultimi vent’anni la quota del fatturato prodotto dalla vendita di arte prodotta da artiste donne è raddoppiata, passando dal 4% all’8%. Certamente si tratta di una percentuale ancora bassa, tuttavia è evidente che si tratta di un cambiamento in corso, stimolato dalle nuove generazioni che macinano record a ritmi più elevati rispetto alle generazioni precedenti. Ne è un esempio l’asta di arte contemporanea e del XX secolo di Phillips dello scorso 17 novembre a New York dove sono state le donne a far registrare le performance migliori a partire da Shara Hughes che, con Inside Outside (2015), ha realizzato il suo nuovo record personale di 1,482 milioni di dollari contro una stima in catalogo di 250-350mila. La corsa per gli emergenti è proseguita con My Umbrella has a Nourishing Disguiseto (2018) dell’artista inglese di colore, under 30, Jadé Fadojutimi, che, dalla stima di 150-200mila dollari, ha raggiunto i 700mila dollari, 877mila con le commissioni. Ottima l’aggiudicazione di Unititled di Cecily Brown, venduto per oltre 6 milioni di dollari, mentre European Ego Ideal di Avery Singer ha superato i 4 milioni di aggiudicazione. Allo stesso modo anche Ewa Juszkiewicz con Girl in Blue del 2013 ha realizzato il suo nuovo top lot di 580.000 $ che la porta ben oltre la stima di 80-120.000 $.

 

Le case d’aste

Il mercato delle artiste donne è stato incentivato anche dalle due più grandi case d’asta al mondo – Sotheby’s e Christie’s –, le quali hanno proposto il format ‘Women Artists Sales’, ovvero aste dedicate esclusivamente alla vendita di opere prodotte da artiste. In realtà, la scelta di dedicare alle donne un evento a sé stante non è stata apprezzata da tutti. Alcuni hanno visto in questa strategia di vendita un’ulteriore “ghettizzazione dell’arte al femminile”, un modo cioè per incrementare – più di quanto già non lo sia – il divario di genere all’interno del sistema dell’arte. Al contrario, invece, altri sostengono che questa sia per le donne un’opportunità per ottenere visibilità, facendosi apprezzare senza dover competere per l’attenzione del pubblico, che in una condizione normale in asta verrebbe catalizzata dai risultati stellari che fanno registrare le opere dei grandi artisti uomini.

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