Chalon punta su soci vip

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di Private 28 Marzo 2022 | 06:55

L’ultima novità è il lancio di Londinium Holding, alla quale partecipano investitori vip come Gaetano Marzotto, Giacomo Stratta e Lucio Zanon di Valgiurata, costituita per investire in Lyst, la più grande piattaforma mondiale di ricerca di abbigliamento di lusso. A promuoverlo è stato Alberto Chalon, fondatore di Giano Capital, il fondo Late stage Europa, nonché cofondatore di

Invictus Capital, società di investimento in venture capital nata dalla collaborazione tra ​Fondo Europeo di Investimenti e Cdp, e di Qwant, motore di ricerca europeo che rispetta la privacy di chi naviga.  Con lui abbiamo fatto il punto dell’innovazione in Italia e delle strategie societarie.

 

Nel 2021 l’Italia ha registrato un record di investimenti in start-up, sebbene su livelli distanti da quelli degli altri paesi occidentali. Nella Penisola si registra anche un certo dinamismo sul fronte delle startup innovative. Che idea si è fatto in merito?

È vero che siamo indietro in Europa, ma vedo grandi opportunità per creare un ecosistema solido dell’innovazione.  L’Italia, rispetto ai nostri vicini Francia e Germania, è molto più indietro sia per quanto riguarda il numero di startup tecnologiche ed innovative, sia sotto il profilo degli investimenti. Nonostante il gap esistente, in questo momento si è creata un’importante opportunità grazie al fondo Cdp Venture Capital che ha immesso liquidità sul mercato a supporto sia di fondi, sia startup   che nascono.

 

Qual è il suo approccio?

Investe direttamente o indirittamente a sostegno delle start-up in tutte le fasi del ciclo di vita, e accelerare la crescita dell’ecosistema del Venture Capital italiano. A tale iniziativa si affiancano risorse di privati e family offices. In questa prospettiva, dobbiamo augurarci che le nostre startup siano sempre di più meritevoli di capitali, in grado di scalare il mercato prima in Europa e poi in  Usa per  favorire la nascita dei cosiddetti unicorni, ovvero aziende che abbiano raggiunto una valutazione di mercato superiore a 1 miliardo di dollari. Nel nostro Paese, tuttavia, ancora non esistono startup di tali dimensioni. Un’ulteriore conferma della esiguità del mercato italiano e della necessità di valorizzare il patrimonio tecnologico e le potenzialità esistenti.

 

Parliamo di Giano Capital. Come opera nel settore degli investimenti?

La società ha la vocazione di investire in società  con un sottostante tecnologico abbastanza mature,  ossia con una  valorizzazione  superiore a 400 milioni di euro. L’investimento può avvenire sia tramite un secondario (cessione di quote da parte di azionisti esistenti) oppure nel primario (aumento di capitale) .Siamo focalizzati per il 70% sul mercato europeo e per il 30% per cento sul mercato estero. Un’altra caratteristica importante è la durata di soli 5 anni del fondo, grazie a un periodo di investimento molto breve e una detenzione delle partecipazioni sotto i 48 mesi. In questo modo riusciamo a massimizzare il rendimento per i nostri investitori e ridurre il periodo di illiquidità

Ci auspichiamo che lo sviluppo del mercato italiano sia tale da poter attrarre investimenti nel medio e lungo periodo. Sebbene le realtà italiane rimangano più indietro rispetto alle altre a livello europeo, vi sono grandi opportunità per creare un ecosistema solido e forte.

 

Quali sono gli obiettivi di medio periodo?

Giano Capital punta a raccogliere 100 milioni di euro per investirli nei prossimi 18 mesi. In questa fase ci auguriamo di individuare una o due società italiane per cui trovare nuove opportunità di investimento.

 

Come nasce l’investimento in Lyst?

Innanzitutto mi faccia dire che questa società è la dimostrazione della capacità di trovare e sviluppare società di valore pari o superiore ai 400 milioni di euro. In questo caso, Giano Capital è riuscita a ricavare un suo spazio con risultati considerevoli per essere un primo investimento. Siamo stati in grado di costruire un deal di secondario in cui una parte dei soci ci ha venduto una porzione di quote. I dati a nostra disposizione indicano come, passata la soglia dei 400 milioni di valorizzazione, vi sia un calo significativo del rischio di fallimento per le startup. Per raggiungere questo livello, infatti, le società di venture capital hanno dimostrato di aver raccolto abbastanza soldi di saperli usare bene realizzando un prodotto e generando un fatturato. Si passa da un progetto su carta a un progetto reale. Per gli investitori, dunque, si apre un panorama interessante in quanto le società si trovano a poter cogliere crescite superiori al 30% annuo, ma con un rischio a questo stadio  equiparabile al private equity.

 

Tornando allo scenario di mercato, a suo avviso che ruolo possono svolgere le risorse del Pnrr nella digitalizzazione del paese?

Il Pnrr è un’opportunità unica che dobbiamo cogliere assolutamente. Questi fondi vanno investiti nelle infrastrutture, nel know-how dei talenti italiani e nell’accelerazione della transizione digitale. Tali risorse rappresentano l’ultimo treno per poterci affiancare ai francesi e ai tedeschi. Abbiamo di fronte un’occasione che non possiamo permetterci di perdere, pertanto dobbiamo lavorare tutti per consentire la realizzazione di tali obiettivi, dal Governo nazionale fino ai beneficiari di tali fondi. Nonostante la complessità della sfida rimango molto fiducioso: il Covid-19 ci ha insegnato che la tecnologia non è una minaccia ma un’opportunità preziosa. Stiamo vivendo un processo inarrestabile per cui non resta che accomodarsi sul treno e iniziare questo viaggio.

 

 

 

 

 

 

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