Rischio stagflazione

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di Marcello Gualtieri 3 Maggio 2022 | 07:03

In questi giorni drammatici sotto il profilo umanitario e tesissimi sul fronte geopolitico, molti osservatori economici fanno ripetutamente un parallelo tra la situazione attuale e quella degli shock petroliferi degli anni 70.

Minaccia inflattiva

I punti in comune sono: un improvviso aumento dei costi delle materie prime energetiche, dalle quali dipende una buona parte del mondo occidentale, senza possibilità nel breve termine di attivare fonti alternative per calmierarne il prezzo.

L’aumento del prezzo del gas e del petrolio innesca, oggi come allora,  un brusco rialzo dell’inflazione con tutte le conseguenze note sulla domanda e sui tassi di interesse. Si teme dunque una pesantissima stagflazione.

Non la pensa così il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, il quale osserva (e documenta) che negli Usa sebbene le crisi petrolifere degli anni 70 abbiano provocato due importanti recessioni, non altrettanto è avvenuto nei successivi episodi di picco del costo delle materie prime ; in particolar modo non si è sperimentata la stagflazione nel picco ben più consistente di quello attuale verificatosi negli anni 2010-2011.

 

Sguardo alla Fed

Secondo la interpretazione di Krugman, ciò che ha generato la differenza nei casi osservati è stata la politica monetaria della Federal Reserve: molto stringente negli anni 70 e non altrettanto nel 2010-2011. Il grafico riporta i valori delle due grandezze: prezzo del petrolio (in blu)  e tassi Usa (in rosso): la differenza si coglie a colpo d’occhio. Krugman ritiene dunque che una politica monetaria non eccessivamente stringente potrebbe neutralizzare gli effetti del picco dei prezzi energetici. La situazione attuale è complicata dal fatto che si entra in questa crisi di rialzo del costo delle materie prime energetiche già con inflazione particolarmente alta, e questo sicuramente potrebbe essere un problema. Tuttavia, conclude Krugman le aspettative di inflazione a breve medio e lungo termine sono state misurate in calo a gennaio 2022: ad un anno 5,79%, contro il 6% di novembre 2021; a tre anni 3,48% contro 4,01%. Essendo notorio il grosso impatto delle aspettative negli scenari inflazionistici, una loro tendenza al ribasso potrebbe facilitare un atteggiamento meno rigido, nell’ottica di bloccare una stagflazione che dopo due anni di pandemia bisognerebbe davvero evitare.

 

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