Un triennio di gran carriera per il private banking italiano

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di Redazione 6 Giugno 2022 | 07:15

 

 

In occasione dell’assemblea di Aipb, che ha portato all’elezione del nuovo presidente, è stato fatto il punto sulla situazione del settore.

 

Il triennio che va dal 2019 al 2021 resterà nella memoria per lo scoppio della pandemia da Covid-19 all’inizio del 2020, che ha avuto effetti gravissimi sul piano sociale, economico e finanziario di tutto il mondo.  Un evento che, per l’assoluta novità delle risposte messe in atto dai Governi e dalle Istituzioni, rappresenta un’assoluta novità nella storia contemporanea. Fare una sintesi degli interventi assunti e dello scenario economico finanziario emerso nel triennio non è semplice, si riassumono di seguito alcune evidenze, con particolare riguardo alla Comunità Europea e alla risposta dei mercati finanziari, senza l’ambizione di essere esaustivi.

Le misure di contrasto alla diffusione del virus Sars-Cov-2 hanno imposto in tutto il mondo periodi di lockdown più o meno prolungati, generando un rallentamento drammatico dell’attività economica a livello internazionale che, già all’inizio del triennio, risultava indebolita dalle persistenti tensioni commerciali internazionali, dai timori relativi alle modalità di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e, con un occhio al passato meno recente, dalle sfide originate dalla crisi finanziaria del 2008 che a distanza di un decennio non erano ancora del tutto risolte.

 

L’andamento del settore

L’Industria del private banking ha mostrato risultati costantemente positivi, confermando la centralità di un settore che gestisce un terzo della ricchezza finanziaria del Paese.

Nel triennio il private banking ha raggiunto la soglia dei mille miliardi di asset under management registrando un massimo storico, e consolidando la crescita della propria quota di mercato tra i diversi canali distributivi, che si attesta al 30% della ricchezza delle famiglie italiane (+3% rispetto al 2018).

Il settore si è affermato come canale leader sui servizi di investimento nell’ambito dei quali è arrivato a pesare il 44% del totale. L’elevata professionalità nella gestione degli investimenti ha consentito un incremento della ricchezza affidata al Private Banking più ampio degli altri canali (+28% contro +13%).

 

La spinta dei mercati

I portafogli del private banking si sono rivalutati ad un tasso tre volte maggiore rispetto agli altri canali (+14% contro +5%). Un risultato da ascrivere al ruolo della consulenza, che è stata in grado di leggere correttamente i trend di mercato e adattare le scelte di portafoglio attraverso una corretta diversificazione degli investimenti, nelle diverse fasi che si sono susseguite. Una conferma viene dall’evidenza di come il private banking sia riuscito a beneficiare ampiamente delle performance dei mercati nei periodi di rialzo, ma anche a mantenere un effetto mercato positivo anche nel 2020, quando invece il tasso di rivalutazione della ricchezza gestita dagli altri canali, per metà allocata in liquidità, si è mantenuto nullo.

Il servizio private ha intercettato e attratto la metà della nuova clientela dei privati (e i loro risparmi) con 116 miliardi di euro di nuova raccolta. La raccolta netta è stata elevata in tutti e tre gli anni, un vero successo per l’Industria che ha messo ancora una volta in evidenza la vicinanza del servizio alle famiglie sia nelle fasi più critiche, quando ha saputo gestire l’emotività della clientela mantenendo positiva la propensione ad investire, sia nella fase successiva, convincendo gli investitori privati a trarre vantaggio dalle opportunità generate dalla ripresa economica, in un quadro di crescente complessità dei mercati e di elevate incertezze geopolitiche.

Un risultato testimoniato dalle periodiche indagini svolte da Aipb sulla clientela private. Indagini che hanno segnalato un ulteriore aumento della quota di clienti che si dichiara molto soddisfatta del servizio (81%) e della professionalità del consulente, aspetto del servizio che storicamente registra la percentuale maggiore di clienti molto soddisfatti (86%). La relazione con il consulente è risultata cruciale e rafforzata durante i periodi di lockdown anche grazie all’utilizzo del digitale, portando la quota di ampiamente soddisfatti per l’offerta digitale al pari di quella per il referente.

 

 

 

 

 

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