Arredo casa, come investire nell’asset class alternativa

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di Private 8 Agosto 2022 | 07:10

Di Giacomo Nicolella Maschietti, tratto da PRIVATE di luglio

 

La casa è diventata il baricentro della vita delle persone. Non soltanto un luogo per accudire gli affetti e crescere una famiglia, uno spazio di riposo e relax, ma anche un ambito da vivere nel lavoro quotidiano. Lo smart working e le ore domestiche in aumento hanno fatto aumentare il desiderio di arredare la propria casa con stile e, perché no, anche portare a termine qualche investimento. Da una decina d’anni il design d’autore ha raggiunto cifre molto interessanti alle aste internazionali, anche nelle vendite più di nicchia è possibile incontrare chicche senza tempo. Dietro ogni pezzo c’è una continua ricerca. Il gusto è in continuo cambiamento, le mode si accavallano stagione dopo stagione e non resta che provare a restare aggiornati per cogliere le opportunità migliori. L’antico sembra vivere un momento di costante disinteresse da parte dei collezionisti, mentre si è accesa la passione per la decorazione. Private ha voluto intervistare Giacomo Abate e Andrea Schito, gli esperti di dipartimento della casa d’aste Wannenes che si occupano di design d’autore, per cercare di intuire le ultime tendenze.

La casa è diventata luogo ancor più importante per le persone durante la pandemia e così il suo arredo. Il gusto sta cambiando? In che direzione?

G.A: Il gusto nei confronti dell’arredo sta senza dubbio cambiando. Dopo anni di preferenza per le forme essenziali e il minimalismo si registra un ritorno all’eclettismo, all’uso dei colori e alla predilezione per gli ambienti caldi. Probabilmente l’aumento delle ore trascorse tra le mura domestiche a seguito delle restrizioni dovute alla pandemia ha contribuito a incrementare una tendenza che aveva preso piede già da qualche anno e che oggi è arrivata a maturazione.

Oggetti e contesti che evocano per i fruitori un senso di appartenenza verso una cultura perduta, una comunità o una famiglia allargata. Per gli architetti e i designer si tratta, invece, di una rivisitazione della petite madeleine proustiana.

La sfida nei confronti delle tendenze più innovative, come era stato a suo tempo per il mondo dell’antiquariato, è quella di creare il giusto equilibrio e un’armonia condivisa tra arredi, oggetti e opere d’arte di epoche, contesti e stili differenti o addirittura antitetici.


Quali sono gli autori più richiesti? È vero che gli anni ‘50 e ‘60 italiani stanno andando a ruba anche all’estero?

A.S: In realtà l’onda lunga degli anni ’50 è pressoché conclusa. Quello che nel passato veniva definito modernariato – termine di per sé riduttivo rispetto l’ampiezza del contesto – sta esaurendo la sua fama. Al contrario, rafforzano la loro desiderabilità i grandi nomi della ricostruzione come: Carlo Mollino, Gio Ponti, Ettore Sottsass, Franco Albini, BBPR, Paolo Buffa, i lavori di Carlo Scarpa degli anni ’50, Gino Sarfatti, Ico Parisi, Angelo Lelii, Luigi Caccia Dominioni, Ignazio Gardella, Osvaldo Borsani. Per citare i più noti.

Di converso però il mercato è sempre più sensibile alla qualità dei pezzi anche se non di paternità certa. Di fatto molti collezionisti sono alla ricerca dell’originalità e di ciò che esce dall’ordinario.


Quali sono i parametri da tenere sempre bene a mente prima di operare un acquisto di design? Quali i fattori fondamentali il collezionista non può trascurare?

G.A: I fattori imprescindibili da valutare per i collezionisti sono molteplici ed accessibili: partendo dalla consultazione degli archivi storici riconosciuti, approfondendo le pubblicazioni della letteratura dell’epoca coeva all’oggetto, passando per gli esperti del settore e i cataloghi delle mostre, fino al parere di periti specializzati sulle singole componenti costruttive.

In seconda battuta è fondamentale condurre un’approfondita analisi sulle caratteristiche fisiche del bene: forma, misure, dettagli costruttivi, materiali e lavorazione per determinare l’autenticità, lo stato di conservazione e la presenza di restauri che devono essere sempre dichiarati.

L’ultimo consiglio, il più ovvio ma non così scontato, è comunque quello di comprare anche dando credito al gusto personale prediligendo ciò che ci affascina e ci entusiasma.

 

È vero che alle aste si è ormai imposto il modello ibrido, in bilico tra evento in presenza e aggiudicazioni online? In che modo il digitale vi ha consentito di raggiungere nuovi mercati?

PA.S: Per il dipartimento di Arti Decorative e Design del XX Secolo le aste in presenza sono ormai secondarie. Lo stile italiano è noto al grande pubblico, soprattutto estero, da parecchio tempo e ben prima che nel nostro paese. Infatti, da parecchi anni e ben prima della rivoluzione legata alla pandemia, le sale hanno iniziato a registrare una diminuzione di partecipazione mentre l’intervento telefonico in prima battuta e quello online a seguire sono aumentati esponenzialmente. È capitato, per esempio, di avere anche 20 persone al telefono su un unico lotto. Mentre le iscrizioni sulla nostra piattaforma o su piattaforme esterne per seguire l’asta dal vivo sono in continua crescita, come pure la percentuale di aggiudicazioni online. Questo perché il 31% di compratori del 2021 erano americani, il 14% italiani, il 12% francesi, il 9% inglesi e a seguire acquirenti da tutto il mondo.

 

Quali sono stati i Top Lot più rilevanti del passato recente?

G.A: La lista sarebbe troppo lunga per sintetizzarla in una risposta. Riferendoci solo ad alcuni risultati delle aste del 2021 ricordiamo: la console del 1933 di Gio Ponti, superba rivisitazione di una tradizione classicista tipicamente italiana, battuta a 117.000 euro, la credenza mod. MS.120 di Ettore Sottsass prodotta da Poltronova negli anni ’50, che ha totalizzato 50.100 euro, la scrivania a penisola di Aldo Tura, arredo italiano degli anni ’70, aggiudicata a 18.850 euro e ancora “Galassia” di Lucio Fontana, tessuto serigrafato del 1950, esitato a 16.900 euro.

Passando alle sedute citiamo le due sedie in legno disegnate da Carlo Mollino realizzate da Ettore Canali a Brescia nel 1953 circa vendute rispettivamente a 32.600 euro e le otto sedie mod. 634 in legno di noce e velluto imbottito di Carlo De Carli, prodotte da Cassina nel 1950 circa, che hanno raggiunto 15.100 euro.

Per l’illuminazione possiamo menzionare: “Dalia”, splendida lampada a sospensione mod. 1563° di Max Ingrand, una produzione degli anni ’50 di Fontana Arte, acquistata per 27.600 euro e le due lampade a plafone o da parete sempre di Gio Ponti concepite a Monza da Arredoluce negli anni ’60, esitate rispettivamente a 16.350 euro.

Questi risultati sono testimoni della crescita del dipartimento che lo scorso anno ha totalizzato quasi 4 milioni di euro, il 15% del fatturato totale della casa d’aste.

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