Svizzera: private bank tra conti record e nuvoloni all’orizzonte

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di Private 1 Settembre 2022 | 07:26

Le private bank svizzere hanno chiuso l’esercizio 2021  con i conti in crescita, secondo quanto emerge da uno studio di Kpmg. Il patrimonio in gestione è cresciuto del 12,9% rispetto al 2020, raggiungendo i 3.263 miliardi di franchi svizzeri. Il progresso è stato dovuto per poco più di due terzi al contributo della raccolta netta e per il resto dalle performance positive degli investimenti.

Il 91% delle banche ha registrato una crescita degli asset in gestione nel 2021, con una crescita mediana che ha raggiunto un record del 13,7%. L’utile lordo è salito a 5,8 miliardi di franchi nel 2021 e il risultato d’esercizio è salito a 19,7 miliardi di franchi. “Le cifre dimostrano che l’attività di gestione patrimoniale svizzera ha superato le sfide più grandi e ha difeso con successo il suo status di centro di gestione patrimoniale leader a livello mondiale”, afferma Christian Hintermann, partner financial Services di Kpmg Svizzera.


Intanto, il divario tra banche private forti e deboli continua ad allargarsi. Anche in un contesto estremamente positivo, negli ultimi tre anni il numero di banche con perdite operative è aumentato. Il rendimento medio del capitale proprio è stato del 10,1% per le banche forti e del -2,0% per le banche deboli. 

Con la diluizione del segreto bancario e la trasparenza fiscale introdotta dallo scambio automatico di informazioni, molte banche private hanno implementato miglioramenti strategici e operativi e investito nel riposizionamento delle proprie attività. Con successo: escludendo UBS e Credit Suisse, è emerso nel tempo un gruppo di otto grandi banche private svizzere che rappresentano quasi l’80 per cento del patrimonio in gestione tra le banche incluse nello studio e quasi il 90 per cento dell’utile lordo.

Il numero di banche private in Svizzera è sceso da 99 alla fine del 2020 a 92 nel giugno 2022. Il forte slancio nel mercato delle fusioni e acquisizioni, che ha caratterizzato dieci operazioni nei primi tre mesi del 2022, si è bloccato a causa dell’incertezza derivante dalla guerra in Ucraina, dell’aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse, nonché per i timori di una recessione incombente.

Detto del passato, i prossimi anni si annunciano tutt’altro che facili e questo promette di far accelerare ulteriormente il processo di consolidamento.

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