Wealth manager, il futuro richiede un aiuto esterno

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di Redazione 3 Ottobre 2022 | 11:59

Una nuova indagine Mercer rivela che gli asset illiquidi sono sempre più una fonte di valore per gli wealth manager alla ricerca di rendimenti più elevati.

Il nuovo report Mercer rivela che l’inflazione è la principale preoccupazione per gli wealth manager (57%) a livello globale e il 50% degli intervistati prevede nei prossimi due anni un rendimento inferiore degli investimenti. Di conseguenza molti gestori patrimoniali scelgono di diversificare i portafogli dei clienti investendo in asset class meno tradizionali.

  • Il 73% degli wealth manager investe già in asset illiquidi o prevede di farlo nei prossimi 12 mesi
  • La stragrande maggioranza (86%) degli intervistati dichiara di investire nei private market e in altre asset class illiquide in primo luogo per puntare a un rendimento più alto o a un ritorno maggiore sull’investimento
  • È interessante notare che l’82% degli attori del wealth management dichiara di ricevere oggi una maggiore richiesta di investimenti ESG da parte dei clienti rispetto a 12 mesi fa. Tuttavia, soltanto il 20% afferma che il motivo principale è “aumentare le opportunità di generare un rendimento attivo”.

Complessivamente, gli wealth manager si rivolgono ai prodotti alternativi e altri asset illiquidi in un’ottica di diversificazione

L’attenzione agli asset illiquidi è più marcata nelle Americhe, dove il 76% degli wealth manager intervistati investe già nei private e alternative market.

L’indagine rivela inoltre l’esistenza di barriere all’investimento in asset alternativi e illiquidi in generale. Il 71% degli wealth manager ha dovuto osservare periodi di lock-up, mentre il 59% dichiara di non disporre delle risorse necessarie per effettuare la due diligence precedente all’investimento.

Soltanto il 21% degli intervistati afferma che i propri clienti ritengono le commissioni troppo elevate per questa tipologia di strategie e fondi di investimento.

Per rispondere alle nuove sfide gli wealth manager si rivolgono sempre più a fornitori terzi

L’indagine richiedeva inoltre di citare le due principali priorità del business per i prossimi due anni. “Migliorare la client experience” è risultato in cima alle priorità degli wealth manager (76%) che, per raggiungere questo obiettivo, hanno intenzione di rivolgersi a società specializzate o comunque richiedere una collaborazione esterna per alcuni ambiti come la costruzione del portafoglio (14%), le operazioni sul portafoglio (14%) e la governance di portafoglio (17%), necessità che globalmente raccolgono il 45% delle risposte per quanto riguarda le priorità su cui concentrarsi nei prossimi due anni.

Il 60% delle società di wealth management intervistate collabora già con fornitori terzi per la ricerca sull’investimento, mentre un ulteriore 36% richiede supporto esterno per la selezione dei gestori e il 30% esternalizza le incombenze relative alla reportistica normativa.

Un altro dato interessante è che circa il 42% degli wealth manager dichiara che potrebbe rivolgersi a fornitori terzi anche per l’offerta e l’integrazione dell’investimento ESG.

Aumenta l’interesse verso gli investimenti ESG

L’82% degli wealth manager ha notato un significativo aumento della domanda di investimenti ESG l’anno scorso. Per il 64% degli intervistati, i clienti si rivolgono agli investimenti ESG in linea con le nuove preoccupazioni della società, quali il cambiamento climatico, l’attenzione a tematiche sociali e alla corporate governance, mentre il 46% dichiara che i clienti vogliono anche limitare il rischio reputazionale.

Luca De Biasi, responsabile area Wealth di Mercer Italia, ha commentato i risultati dell’indagine: “È incoraggiante notare come la maggior parte degli wealth manager investa in asset illiquidi e alternativi perché è alla ricerca di rendimento potenziale. Negli ultimi anni le asset class tradizionali non sono riuscite a generare i livelli di rendimento a cui eravamo abituati, quindi è fondamentale che i portafogli dei clienti che si affidano a un professionista della gestione patrimoniale siano posizionati in modo tale da intercettare opportunità di investimento in tutti gli ambiti possibili.

“Da un punto di vista operativo, avere accesso all’intera gamma degli investimenti non è scontato neanche per le società più grandi di wealth management. Per rispondere alle proprie specifiche esigenze, il settore ha già iniziato a collaborare (o intende farlo) con società esterne indipendenti che forniscono servizi specializzati. L’accesso a società di gestione globali, alla ricerca best-in-class, a servizi di due diligence e di implementazione è fondamentale, in quanto si tratta di servizi imprescindibili per adempiere al mandato ricevuto dai propri clienti”.

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