Il ruolo dell’interposizione nel trust

Beatrice Molteni* *Studio Loconte

L’Agenzia delle Entrate ha dichiarato un trust interposto, sotto il profilo dell’imposizione dei redditi, a causa della limitazione dell’effettiva autonomia del trustee, dal momento che il suo potere gestorio è stato valutato, sulla base delle clausole del regolamento del trust, come sostanzialmente e definitivamente subordinato alla volontà del disponente, per il tramite della figura del guardiano.

In particolare, il trust oggetto della risposta ad interpello n. 267/2023, istituito nel 2018, è regolato dalla Trusts (Jersey) Law 1984 e detiene una partecipazione sociale in una holding, pari al 93,86% del capitale sociale.

Le tutele previste

In vista della distribuzione ai soci di un dividendo straordinario, l’istante ha chiesto se questo, una volta che sarà incassato dal trust (nonché socio della holding), dovrà essere assoggettato a tassazione in capo al trust (quale trust opaco), al disponente o ai beneficiari (quale trust trasparente) del trust.

Tanto premesso, l’Amministrazione finanziaria, sollecitata sulla questione, ha dapprima richiamato la Circolare 27 dicembre 2010, n. 61/E in cui erano state individuate alcune tipologie di trust da ritenere inesistenti dal punto di vista fiscale in quanto interposte.

La citata Circolare elenca, infatti, tra le fattispecie da ritenere fiscalmente inesistenti:

  1. trust che il disponente (o il beneficiario) può far cessare liberamente in ogni momento, generalmente a proprio vantaggio o anche a vantaggio di terzi;
  2. trust in cui il disponente è titolare del potere di designare in qualsiasi momento sé stesso come beneficiario;
  3. trust in cui il disponente (o il beneficiario) risulti, dall’atto istitutivo ovvero da altri elementi di fatto, titolare di poteri in forza dell’atto istitutivo, in conseguenza dei quali il trustee, pur dotato di poteri discrezionali nella gestione ed amministrazione del trust, non può esercitarli senza il suo consenso;
  4. trust in cui il beneficiario ha diritto di ricevere attribuzioni di patrimonio dal trustee.

Ciò significa che la Circolare rappresenta ancora oggi, nonostante l’evoluzione dell’istituto del trust all’interno del panorama italiano, un punto di riferimento quando si tratta di andare ad analizzare la struttura di un trust e, in particolare, quando si tratta di valutare i poteri specificatamente attribuiti a guardiano, trustee, disponente e beneficiari.

I confini del potere gestorio

Per sostenere la tesi secondo cui il potere gestorio del trustee sia limitato dal guardiano, e indirettamente dal disponente, la risposta a interpello invoca espressamente le clausole del regolamento che sanciscono che il trustee è vincolato al consenso del guardiano per procedere con la modifica dei beneficiari o dei termini del regolamento, nella valutazione della richiesta della liquidazione della quota da parte dei beneficiari, con la sostituzione della legge regolatrice, con il trasferimento e con la costituzione di diritti reali su beni immobili e beni mobili registrati, con il trasferimento di partecipazioni in società possedute in quote non inferiori al 20% del capitale, con la proposta all’assemblea delle società capogruppo direttamente controllate degli amministratori da nominare e con la scelta dei soggetti a cui affidare la gestione di danaro, titoli o altri strumenti finanziari.

Possibilità di revoca

A sua volta, il guardiano continua a poter essere revocato, in ogni momento e senza giusta causa, dal disponente e dallo stesso nominato, seppure congiuntamente ad uno dei beneficiari attuali, e che il trustee continua a poter essere revocato, in ogni momento e senza giusta causa, dal guardiano e poi dallo stesso nominato.

Tanto premesso, se da una parte è apprezzabile che l’Agenzia si sia concentrata sull’effettivo esame di numerose clausole del regolamento del trust di specie piuttosto che soffermarsi solo in via teorica e astratta sull’analisi del caso di specie, dall’altra non si può non rilevare che vi sia stata una mancanza di analisi della visione complessiva e che non si sia colta l’occasione di argomentare maggiormente perché tali clausole dovrebbero ritenersi sufficienti per dichiarare un trust inesistente dal punto di vista fiscale.

Come visto, infatti, l’Agenzia si limita ad elencare i casi in cui deve essere richiesto il preventivo consenso del guardiano per porre in essere determinanti attività del trustee e prescinde totalmente dal soffermarsi sull’analisi della legge regolatrice del trust, dell’orientamento della giurisprudenza delle Corti straniere nonché dell’effettiva operatività di un trust.

La chiave di lettura

Il guardiano è, quindi, un soggetto che viene nominato dal disponente affinchè monitori, supervisioni e indirizzi, se necessario, l’operato del trustee, nell’interesse esclusivo dei beneficiari.

Se così non fosse il guardiano verrebbe meno rispetto ai poteri, personali o fiduciari, ad egli attribuiti nel regolamento del trust.

Si ricorda, in questa sede, che proprio i poteri fiduciari sono soggetti a una serie di regole stringenti, fondate sulla protezione dei terzi a vantaggio dei quali quel potere è stato concesso.

Carattere indefettibile di qualsiasi potere fiduciario è, dunque, che esso non può essere esercitato per avvantaggiare, neanche indirettamente, il fiduciario titolare del potere.

Sembra, dunque, che nel caso oggetto di interpello, l’Agenzia abbia dedotto forse in modo troppo frettoloso che il trustee fosse eccessivamente manovrato dagli interessi di soggetti terzi.

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