Giuliani: “No a nuove regole sul mercato del private credit”

“No a una regolatoria sul mercato del private credit: bloccare il suo sviluppo sarebbe un rischio per l’economia, soprattutto per quella italiana”. A dirlo è Pietro Giuliani, fondatore e presidente di Azimut Holding, nel corso di una intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore.

Il manager non ha dubbi: i progetti di riforma dello shadow banking al vaglio delle Autorità di Vigilanza internazionali ed europee non devono coinvolgere i fondi privati di credito. Una posizione, però, in contrasto con la strada intrapresa al momento: “Bisogna far parlare i dati. Negli Stati Uniti il private credit è un mercato sviluppato che vale oltre 800 miliardi di dollari e rappresenta livelli minimi. Guardando il neo lending erogato attraverso le piattaforme fintech, i prestiti alle imprese ammontano solo a 4,5 miliardi, l’1% del totale dei crediti alle imprese in Italia. In questo comparto fintech siamo i leader al 24%”.

Ma perché i fondi di private credit dovrebbero essere meno regolamentati delle banche? Giuliani spiega: “Noi siamo una sgr già soggetta a precise regolamentazioni e vigilati dalla Banca d’Italia, oltre ad essere sotto monitoraggio della Consob. Alle banche, invece, le Autorità chiedono di avere capitale a protezione dei prestiti utilizzando in gran parte la raccolta dei depositanti. Per i fondi di credito è completamente diverso: i nostri clienti, consapevolmente e attraverso un prospetto informativo, investono una quota dei loro risparmi nel credito alle Pmi, cercando di avere buoni rendimenti tra i 5 e i 10 anni”.

Non è rischioso, per un risparmiatore, concedere credito alle Pmi? “Il rischio è sempre abbinato alle prospettive di rendimento che si punta ad ottenere” dice il fondatore di Azimut Holding. “E’ necessario avere trasparenza, consapevolezza dei rischi e una giusta diversificazione del portafoglio. Secondo noi, questa asset class ha grandi potenzialità”.

Il rischio potrebbe essere quello di fare concorrenza alle banche, ma anche in questo caso Giuliani è categorico: “No, perché siamo soggetti vigilati. Il private credit sarà sempre più complementare alle banche, per cui il tema della concorrenza – se esiste – resta marginale”.

Ma che cosa si aspetta Azimut da questo business? “Siamo abituati ad essere rapidi e flessibili, per cui di fronte a nuove opportunità cerchiamo di organizzarci al meglio per coglierle al volo” conclude il presidente. “Allo stesso modo, però, sappiamo anche valutare se è il caso di abbandonare o meno una iniziativa, in caso gli eccessi normativi la rendano poco attraente. Il problema, in questo caso, riguarda il sistema Paese: solo con lo sviluppo di nuovi operatori sarà possibile garantire i finanziamenti alle piccole e medie imprese”.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nella tua Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!