Portafoglio, nuovi equilibri per affrontare le turbolenze

Roberto Falzoni

 

Per definire una strategia per i prossimi mesi, partiamo innanzitutto dall’analisi dello scenario macroeconomico. Osservando i dati sulla crescita globale, vediamo senza dubbio una decelerazione dell’economia, che tuttavia rimarrà a nostro avviso resiliente anche oltre alle attese: se da un lato è probabile che i consumi si riducano a fronte di una minore capacità di spesa dei privati, dall’altro ci sarà l’azione dei governi, che continueranno a spendere e operare in deficit, in particolare pensando alle elezioni imminenti in quasi 40 paesi tra Usa, Europa e India. Importanti saranno anche gli investimenti legati a infrastrutture, transizione energetica e “reshoring” dell’industria, per cui i finanziamenti già stanziati non sono ancora stati messi del tutto in opera.

 

Inflazione e politica monetaria

Con una crescita resiliente e sostenuta dall’azione fiscale dei governi, vediamo un margine limitato affinché l’inflazione possa ridursi drasticamente. Riteniamo piuttosto che essa si assesterà ben oltre il target del 2% delle banche centrali, che continueranno quindi a mantenere i tassi di interesse a livelli elevati. La politica monetaria delle banche centrali sarà anche influenzata dalle tensioni geopolitiche e dai conflitti in atto, che tra l’altro aumentano l’incertezza sul fronte dei prezzi delle materie prime, un componente chiave dell’inflazione che negli ultimi mesi ha giocato a favore nella riduzione dell’inflazione ma che a nostro avviso è solo un effetto passeggero.

 

La costruzione del portafoglio

Per la definizione della strategia di portafogli, partiamo innanzitutto dal comparto obbligazionario, che rappresenta l’area di maggiore opportunità. Ci focalizziamo soprattutto sulle scadenze brevi a 2-3 anni, su cui, data la curva invertita, troviamo i rendimenti più elevati. Per quanto riguarda il rischio di credito, se da un lato troviamo da valutare l’extra rendimento che deriva da emittenti corporate di qualità elevata o dal debito sovrano periferico, come i Btp italiani, dall’altro evitiamo investimenti sugli emittenti più fragili che sono i più colpiti in un regime di tassi elevati; consideriamo anche che gli spread non compensano a sufficienza per tale rischio.

Sul fronte azionario, rimaniamo da neutrali a negativi ed è per questo che manteniamo un’esposizione bassa: se da un lato, lo scenario macro è piuttosto bilanciato tra effetti ad impatto positivo e negativo, dall’altro le valutazioni elevate, soprattutto relativamente ai tassi di interesse, ci portano ad avere cautela. Ci concentriamo su titoli di alta qualità, ovvero con bilanci solidi e redditività sopra la media, in particolare in Europa, dove le valutazioni sono più contenute, e in settori difensivi a buon mercato, come farmaceutici ed energia. Guardiamo con interesse anche al settore delle miniere, in particolare d’oro e d’argento e rame, che sono particolarmente sottovalutate per rapporto ai prezzi dei metalli, che dovrebbero apprezzarsi sensibilmente durante il 2024.

Continuiamo a investire nelle materie prime, in particolare oro, argento, rame e petrolio, i cui prezzi sono sostenuti da una produzione limitata, a fronte di anni di mancati investimenti nelle attività estrattive: in caso di picchi della domanda assisteremo a carenze con forti rialzi nei prezzi. Aiuterà anche il fatto che il dollaro statunitense, da cui dipendono le quotazioni delle materie prime, è fortemente sopravvalutato e, probabilmente, andrà incontro ad una svalutazione nel corso dell’anno.

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