Consulenza: il ruolo dell’usufrutto nel passaggio generazionale

Simonluca Morra* *Avvocato dello studio Loconte & Partners, specializzato in diritto societario e wealth management. Contributo tratto dalla newsletter dello studio intitolata Wealth News

 

Il diritto di usufrutto, di durata o vitalizio permette all’usufruttuario di godere della res e delle utilità derivanti dalla stessa i e frutti naturali o civili, ivi comprese le partecipazioni sociali e se previsto il correlato diritto di voto), nel rispetto della destinazione economica attribuita alla cosa

 

Diverse modalità di utilizzo

Seppur questo faccia dell’usufrutto uno strumento estremamente funzionale a

operazioni di pianificazione patrimoniale e passaggio generazionale, permettendo nella sua forma «semplice» il trasferimento agli eredi della nuda proprietà, ad esempio, di una partecipazione, non viene diversamente quasi mai considerato l’utilizzo congiuntivo o successivo di tale istituto, che può invece

garantire un impatto fiscalmente vantaggioso.

L’usufrutto congiuntivo, recentemente oggetto di valutazione anche della Corte di Cassazione (ordinanza n 28202 2023) permette la costituzione dello stesso a favore di più soggetti congiuntamente, con diritto ove previsto e riservato in atto di accrescimento reciproco a fronte del quale la morte di uno di essi non determina l’estinzione pro quota del diritto di usufrutto del de cuius e il consolidamento dello stesso con la nuda proprietà in capo al proprio erede, bensì l’accrescimento del diritto del co usufruttuario, non potendo essere l’usufrutto congiuntivo oggetto di immediata trasmissione mortis causa.

 

Quando avviene la consolidazione

La consolidazione dell’usufrutto con il diritto di nuda proprietà si avrà soltanto alla morte dell’ultimo degli usufruttuari congiuntivi iniziali Pertanto, posto che alla morte del primo usufruttuario laddove vi sia stata

riserva di usufrutto congiuntivo il donatario della nuda proprietà dovrà considerare unicamente il valore della stessa sussistendo ancora la permanenza sulla res dell’usufrutto di appartenenza dell’altro usufruttuario congiuntivo, ne discende che fiscalmente non sarà dovuta alcuna imposta da parte dell’usufruttuario superstite al verificarsi dell’accrescimento nei suoi confronti, non godendo quest’ultimo di alcun ulteriore diritto sopravvenuto rispetto a prima.

Ciò significa, per esempio, che in caso di donazione di un bene immobile con riserva di usufrutto congiuntivo, laddove al momento della morte del donante risultasse in vita ancora uno o più usufruttuari congiuntivi, l’immobile andrà considerato per il valore della nuda proprietà e non della piena proprietà.

 

Cosa accade nella donazione

Ipotesi differente la si rinviene nel caso di usufrutto successivo previsto dall’art 796 c c nell’ambito della donazione, il quale dispone che il donante possa riservare l’usufrutto del bene donato dapprima a proprio favore e poi, unicamente per un solo passaggio successivo, a favore di uno o più soggetti. Questo limite determina, fiscalmente, che l’eventuale ulteriore usufrutto successivo a favore di un terzo sia da considerarsi una liberalità autonoma, con effetti condizionati alla premorienza del donante rispetto al beneficiario e l’imposta di donazione sarà differita all’avverarsi del suddetto evento morte.

Ad ogni buon conto, in entrambi i casi appare evidente che il costo fiscale della res che resta in capo al soggetto che mantiene l’usufrutto, si

perda con l’estinzione secondo le modalità rispettivamente descritte del diritto di usufrutto, con un grande impatto in termini fiscali sfruttabile nell’ambito di un eventuale passaggio generazionale o di una pianificazione patrimoniale.

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