Banor punta sul quality investing

“Mantenere l’investimento nel lungo termine e investire sui mercati, senza fare previsioni: questo è il nostro mantra. La statistica ci dice, infatti, che spesso sono poche sedute a fare buona parte delle performance annuali”. È la premessa di Tomaso Mariotti, responsabile delle linee di gestione value di Banor. Con lui abbiamo fatto il punto sull’asset allocation attuale.

 

Quali sono i vostri criteri per la scelta dei titoli da inserire in portafoglio?

Puntiamo su un approccio che definiamo quality value investing, che ci porta a scegliere aziende i cui business presentano vantaggi competitivi, quelli che Warren Buffett identifica come “moats”, ovvero castelli protetti da un fossato per tenere distante la concorrenza. Un’altra discriminante che consideriamo è la qualità del management, così come il percorso di crescita nel tempo e il ritorno sul capitale investito. Il nostro obiettivo è generare valore, per questo investiamo in un titolo solo se rileviamo l’esistenza di un margine di sicurezza adeguato, ovvero una differenza positiva e importante tra il valore intrinseco dell’azienda, che viene stimato da noi tramite modelli proprietari, e il prezzo di mercato.

 

Che approccio avete verso la volatilità?

Consideriamo la volatilità come una variabile che offre opportunità e non come un rischio, che per noi equivale alla perdita permanente di capitale. Sfruttiamo la volatilità e le situazioni di stress del mercato per acquistare asset a prezzi ancora più bassi rispetto al loro valore effettivo. Anche su questo fronte ci ispiriamo a Buffett, che da sempre invita ad avere paura quando tutti sono avidi e ad essere avidi quando gli altri hanno paura.

 

Ci sono settori e titoli che vi piacciono in particolare?

Siamo investitori di lungo periodo e per questa ragione scegliamo titoli con fondamentali solidi che presentano ritorni sul capitale elevati e persistenti. Nel corso del 2022 abbiamo incrementato 5 delle cosiddette “magnifiche 7” società tecnologiche americane, in un anno in cui perdevano più di 1/3 del loro valore e, nonostante il rally dello scorso anno, le abbiamo ancora in portafoglio.  In genere ci piacciono i settori con ritorni sul capitale elevati come il lusso, il beauty, l’healthcare e i beni di consumo caratterizzati da piccoli acquisti ripetuti nel tempo.

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