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in collaborazione con iShares

Passivo, ora è il momento

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Colloquio con Emanuele Bellingeri, responsabile per l’Italia di iShares

Marco Barlassina di Marco Barlassina20 dicembre 2017 | 15:30

L’era di Mfid II è alle porte. Quale impatto prevede sull’industria italiana del risparmio dalla sua imminente introduzione?

In Italia le normative europee verranno recepite in un contesto di mercato differente rispetto a quello di altri paesi quali ad esempio gli Stati Uniti dove è molto diffuso l’investimento azionario e la conoscenza dei mercati finanziari. Negli ultimi anni si è assistito in Italia a una crescita del risparmio gestito e crediamo questo trend positivo possa proseguire. E’ necessario però assicurare agli investitori una trasparenza sui costi adeguata.

Emanuele Bellingeri, iSharesCon l’aumento della trasparenza, della spinta alla ricerca dei prodotti più adeguati e dell’attenzione ai costi indotta da Mifid II sarà naturale per gli ETF trovare una migliore collocazione all’interno dei portafogli d’investimento.

Come interpreta il dibattito in corso sull’emergere della gestione passiva in alternativa a quella attiva? Le due tipologie di gestione possono vivere in simbiosi?

Le scelte sono sempre attive. La gestione attiva infatti si trova al centro dell’asset allocation, che si può poi implementare in diversi modi. Gli ETF sono strumenti passivi molto efficaci e utili per l’asset allocation grazie ai costi contenuti e alla possibilità che offrono di operare in modo efficiente e snello su migliaia di titoli. Sono anche ideali nel servizio di consulenza e gestione dei patrimoni. In ambito istituzionale la loro adozione è in crescita già da anni
e auspichiamo che questa tendenza possa coinvolgere anche i privati sia attraverso i servizi di consulenza, sia all’interno di altri servizi come ad esempio i fondi pensione, che permetteranno ai privati di beneficiare delle caratteristiche dello strumento.

Oltre alle lacune normative che verranno colmate da Mifid II, cosa manca all’investitore italiano per chiudere il gap con gli investitori di tutto il mondo?

In Italia il livello di educazione finanziaria è tra i più bassi d’Europa. Mancano gli strumenti per una buona educazione finanziaria, ma talora manca anche la volontà di informarsi. Una “tiratina di orecchie” è doverosa anche nei confronti degli investitori, perché è troppo facile dare tutte le colpe alle istituzioni quando molti nostri concittadini si impegnano per essere estremamente aggiornati ad esempio sugli ultimi modelli di smartphone ma non si comportano allo stesso modo quando si tratta di apprendere le modalità di gestione delle loro finanze.

La Mifid II può costituire un elemento di rottura e noi con questa guida intendiamo fornire uno strumento per aiutare
a rivedere la propria strategia d’investimento con il passivo.

Non è sostenibile che nei portafogli degli italiani ci sia una quota tanto bassa di passivo quando in tutti gli altri Paesi la situazione è molto diversa. O gli italiani hanno scoperto un nuovo modo di investire, che risulta sconosciuto altrove, oppure l’attuale modello italiano rischia di rivelarsi obsoleto, nel momento in cui l’introduzione di Mifid II determinerà una riduzione degli economics. Proprio da queste considerazioni è nato il progetto di questo libro, sviluppato da Blue Financial Communication con carattere didattico e chiamato a fare educazione finanziaria all’interno delle scuole e salendo fino all’ambito universitario. Siamo così consapevoli della necessità di fare education su questi temi da volerci mettere fin da ora a disposizione degli investitori del futuro. Questa guida è il nostro modo per dare un contributo.

Nell’ecosistema italiano un reale confronto con gli investitori non può prescindere dal dialogo con una figura chiave quale quella dei consulenti finanziari. Come cambierà la loro operatività nel prossimo futuro? E cosa può offrire loro un emittente di ETF?

Il tema dei costi a cui si è accennato con riferimento alla Mifid II merita sicuramente una rivisitazione al fine di fornire prodotti che siano adeguati al pubblico e che permettano di mantenere la redditività per i distributori. Questo è possibile. Anche per i produttori di fondi.

La Mifid II può essere un punto di partenza per aiutare a ripensare il business della distribuzione. Vogliamo andare incontro anche ai consulenti, che per ragioni storiche hanno fin qui utilizzato poco gli ETF ma che, in considerazione dell’introduzione di Mifid II e delle dinamiche dei mercati, stanno mostrando
un maggior interesse verso lo strumento.

La guida è il primo degli strumenti che forniremo. Metteremo a disposizione dei consulenti anche un percorso di affiancamento sul tema, consapevoli della nostra esperienza e della responsabilità che ci deriva dall’essere il punto di riferimento del mercato.

Dove ci conduce questa guida? Qual è la prossima frontiera?

Ci auguriamo che quanto presentato in questa guida possa servire da richiamo all’industria e offra altresì lo spunto
per un confronto sull’utilizzo del passivo, discussione che non è più rimandabile.

Non si tratta solo di confrontarsi sul tema dell’appropriatezza o suitability, ma anche di capire quali implicazioni avrà la Mifid II sugli strumenti di investimento.

Pertanto questa guida vuole fare chiarezza su temi di ampio respiro che anticipano il prossimo grande dibattito sui prodotti. Di fatto Mifid II implica anche una profonda revisione delle scelte in merito ai prodotti. Sicuramente i distributori stanno già oggi accrescendo la qualità del servizio pensando in questo modo di giustificare i costi della Mifid ma, in realtà per difendere questi costi è necessario lavorare anche sui prodotti utilizzati. La discussione deve ancora cominciare, ma è ineludibile. Noi ci troviamo già un passo avanti e con questa guida vogliamo dare il calcio d’inizio a una partita ancora tutta da giocare. Ora la parola passa agli altri attori del mercato, che ci aspettiamo sappiano raccogliere il nostro invito a prendere posizione su un tema strettamente legato alla qualità stessa del servizio erogato in favore degli investitori.


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