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in collaborazione con iShares

Etf, perché avranno successo tra i consulenti

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Tabanella (iShares): “Margini di crescita grazie all’advisory fee based”

Andrea Telara di Andrea Telara27 giugno 2018 | 09:57

Consulenza finanziaria ed Etf (Exchange traded fund). Ecco un binomio che nei prossimi anni è destinato a giocare un ruolo sempre più importante nel mercato dei servizi d’investimento del nostro Paese. Ne è convinto Marco Tabanella (nella foto), head of wealth & retail clients di iShares Italia, che mette in evidenza alcuni dati significativi. “Oggi i prodotti a gestione passiva come gli Etf”, dice a BLUERATING Tabanella, “hanno un peso ancora limitato nei portafogli degli investitori italiani, nell’ordine di appena il 5%”.

SULLA SCIA DEI MERCATI ESTERI – Ci sono dunque notevoli margini di crescita, soprattutto se si guarda a quanto sta avvenendo o è già avvenuto sui mercati esteri. Nel portafoglio dei clienti dei private banker tedeschio svizzeri, per esempio, l’incidenza dei prodotti a gestione passiva supera il 15% dell’asset allocation. 
Per non parlare poi degli Stati Uniti: sul mercato d’Oltreoceano, nei portafogli degli investitori americani gestiti dai grandi network di financial advisor, la quota destinata agli Etf si aggira mediamente sul 30%-50% e, in alcuni segmenti di mercato, supera ampiamente quella dei tradizionali fondi a gestione attiva.
Dunque è probabile che anche l’Italia si allinei nei prossimi anni
a un trend già manifestatosi a livello internazionale visto che, dice ancora Tabanella, “c’è oggi un mix di fattori che agevola proprio questa tendenza”.

EFFETTO MIFID 2 – Innanzitutto, ricorda il manager
di iShares, l’arrivo della Mifid 2
 (la seconda versione della direttiva europea sui servizi finanziari entrata in vigore il 3 gennaio 2018, n.d.r.) sta ponendo al centro dell’attenzione la trasparenza dei costi dei prodotti. Inoltre anche sul mercato italiano si sta facendo spazio un modello di consulenza fee-based, remunerato attraverso le parcelle pagate dal cliente per il servizio di advisory ricevuto, con minori conflitti d’interesse e legami economici tra chi fabbrica i prodotti finanziari (cioè le società di gestione) e chi li colloca (cioè i financial advisory).

CONSULENZA E NON SOLO – Nel mondo della consulenza finanziaria fee-based, chi costruisce i portafogli privilegia di solito strumenti d’investimento come appunto gli Exchange traded fund, che sono molto efficienti e meno onerosi dei tradizionali fondi a gestione attiva. Al di là dell’asset allocation curata dai financial advisor, nel nostro Paese aumenta l’utilizzo degli Etf anche all’interno delle polizze unit linked e delle gestioni patrimoniali.
 Ecco dunque spiegato il perché quello italiano è tra i mercati europei in cui gli Exchange
 Traded Fund hanno maggiori margini di crescita. “È importante sottolineare”, dice ancora Tabanella, “che c’è una tendenza crescente a utilizzare gli Etf anche per costruire la parte core del portafoglio, cioè per posizionarsi sui più importanti mercati finanziari e sulle principali asset class e non soltanto per la parte satellite del patrimonio”


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