Elezioni Usa: cosa pensano i consulenti

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di Finanza Operativa 31 Ottobre 2016 | 16:00

A cura di David Lafferty, Chief Market Strategist di Natixis Global Asset Management
I consulenti finanziari riflettono sui candidati Sebbene un presidente statunitense in carica eserciti un controllo diretto piuttosto limitato sui mercati dei capitali, l’incertezza generata dal processo elettorale gioca un ruolo importante nel sentiment di mercato. Quando ci confrontiamo coi professionisti degli investimenti sia negli Stati Uniti che al di fuori del paese, le elezioni sono in cima ai loro pensieri. Di conseguenza, la nostra indagine globale annuale sui consulenti finanziari ha inserito quest’anno una serie di domande relative alle elezioni. Il Durable Portfolio Construction Research Center ha intervistato 2.550 professionisti degli investimenti in 15 paesi in relazione all’impatto previsto delle elezioni statunitensi sui temi centrali dei mercati. I risultati indicano alcune chiare tendenze nonché alcune nette divergenze di opinione tra i consulenti statunitensi e i consulenti a livello internazionale.
I consulenti statunitensi rispondono “Nessuno dei due”… Partendo dagli Stati Uniti, i consulenti americani tendono a essere ambivalenti o scettici quando si tratta di scegliere quale candidato, a loro avviso, avrebbe il maggior impatto positivo su cinque fattori chiave: azioni, obbligazioni, economia globale, commercio e rischi geopolitici. Posti di fronte alla scelta tra la Clinton, Trump, entrambi o nessuno dei due, oltre il 40% degli intervistati negli Stati Uniti ritiene che nessuno dei due candidati avrebbe un impatto positivo sul mercato azionario, sul mercato obbligazionario o sull’economia globale. Lo stesso dicasi per il commercio globale, col 37% dei consulenti che non è orientato a favore di nessuno dei due, sebbene il 32% ritiene che la Clinton sarebbe meglio, contro il 26% ottenuto da Trump. Forse per ironia della sorte, sebbene Trump abbia insistito a lungo sulla propria linea dura sugli accordi commerciali, i consulenti statunitensi non sembrano credergli e sono più orientati a favore della Clinton sotto questo profilo. Quanto al quinto fattore, ossia i rischi geopolitici, la Clinton raccoglie il maggior numero di consensi (35%), seguita poco dopo da “Nessuno dei due” al 32%, probabilmente a causa della sua esperienza passata in politica estera e della mancanza di un pregresso politico di Trump.
… Ma il resto del mondo propende per la “Clinton” Al di fuori degli Stati Uniti, i professionisti del settore finanziario ritengono che Hillary Clinton avrebbe un impatto più positivo in relazione a tutti e cinque i fattori. I giudizi positivi per la Clinton si attestano intorno al 45–‐55%, mentre coloro che ritengono che Trump porterebbe a risultati migliori sono nella fascia mid–‐teen. Complessivamente, il sentiment dei consulenti è piuttosto uniforme tra i vari paesi, sebbene in netto contrasto con le risposte dei consulenti statunitensi. Si registra inoltre il notevole scostamento dei francesi: i consensi espressi a favore di Donald Trump sono maggiori in alcuni settori, attestandosi intorno al 25% per l’economia globale, il commercio globale e i rischi geopolitici. È interessante notare come Trump abbia strappato tali consensi dalle categorie Entrambi o Nessuno dei due, piuttosto che dalla Clinton. Ciò potrebbe riflettere il crescente sentimento populista in Francia a seguito dei recenti eventi terroristici e dei problemi legati all’immigrazione, due temi chiave della campagna di Trump.
Il divario anagrafico I consulenti statunitensi e quelli internazionali non sono gli unici a vedere le cose secondo prospettive diverse. Anche l’età ha il suo peso. Negli Stati Uniti, il 34% degli intervistati over–‐47 ritiene che Trump farebbe meglio al mercato azionario rispetto alla Clinton (21%) mentre il 37% sceglie Nessuno dei due. Quanto ai consulenti under 47, la Clinton ottiene il 23% dei consensi, superando di poco Trump al 19% –‐ sebbene quasi la metà (47%) non propenda per Nessuno dei due. Tale dato esprime la frustrazione dei consulenti più giovani nei confronti dei candidati di entrambi i partiti; in ogni caso, secondo i sondaggi elettorali più generali, il candidato repubblicano è il favorito tra gli intervistati meno giovani.
Il Gender Gap I risultati del sondaggio rivelano inoltre opinioni contrastanti tra consulenti di sesso diverso. Il 57% delle consulenti finanziarie a livello globale ritiene che la Clinton farebbe meglio al mercato azionario, contro il 49% dei consulenti di entrambi i sessi. Negli Stati Uniti, le preferenze seguono suddivisioni di genere. Il trentasei percento delle donne è a favore della Clinton per il mercato azionario, mentre il 24% propende per Trump. Al contrario, il 28% dei consulenti statunitensi uomini ritiene che Trump avrebbe il maggiore impatto positivo sul mercato azionario, contro il 20% a favore della Clinton. In tema di economia globale, il 43% delle consulenti finanziarie negli Stati Uniti è a favore della Clinton mentre il 19% propende per Trump. Gli uomini risultano più equamente suddivisi: il 25% preferisce la Clinton mentre il 28% propende per Trump. Ancora una volta, i risultati dell’indagine sui consulenti finanziari sono in linea con i dati dei sondaggi più ampi, secondo cui il sesso femminile tende a favorire di gran lunga la Clinton rispetto a Trump.
La dimensione del portafoglio conta? Un ultimo profilo dei dati riguarda la dimensione dei portafogli dei consulenti statunitensi. Il 41% dei consulenti con portafogli al di sopra della media favorisce la Clinton in relazione ai rischi geopolitici, il 29% Nessuno dei due e il 23% Trump. Coloro con portafogli al di sotto della media non sono invece orientati a favore di Nessuno dei due (39%) oppure favoriscono la Clinton (24%) e Trump (23%) in misura uguale. Sotto questo profilo, sembra che i consulenti con portafogli consistenti siano più inclini a mantenere lo status quo (Clinton), mentre quelli con un business più ridotto siano più aperti al cambiamento (Trump).
Politica e Portafogli Forse il dato più importante che possiamo trarre dal sondaggio è l’alto livello di apatia e/o frustrazione tra i consulenti, sia negli Stati Uniti che a livello internazionale. Tuttavia, è importante ricordare che tentare di indovinare gli esiti geopolitici non è un buon modo per costruire un portafoglio durevole. Posti di fronte alla combinazione tra lo stallo di Washington e due candidati con rating sfavorevoli storicamente molto elevati, gli investitori potrebbero essere naturalmente inclini a disimpegnarsi dal processo di costruzione di portafoglio –‐ a sedersi sugli spalti. E’ consigliabile che i consulenti e gli investitori resistano a tale tentazione.
Alla luce delle elezioni statunitensi, del possibile tightening della Fed e dell’avvio delle trattative per la Brexit, prevediamo che la volatilità di mercato aumenterà nelle varie asset class nel Q4–‐Q1. In questo ambiente di maggiori rischi geopolitici, è presumibile che i movimenti di mercato oscureranno i fondamentali economici che invece tendono ad evolversi più lentamente. Ci aspettiamo che tali reazioni eccessive forniranno ampie opportunità per cogliere valori migliori e/o riequilibrarsi di conseguenza.

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