Finalmente la MiFID. Ma non basta

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Gli investitori si sentono più informati, però non promuovono tutte le fonti finanziarie

di Redazione31 maggio 2010 | 10:00

di Edoardo Romano

La MiFID, tanto sconosciuta nel 2007, oggi è ormai entrata nel vocabolario finanziario di molti investitori. Il cammino da fare è ancora lungo, ma secondo la settima indagine realizzata da Gfk Eurisco per conto di Assoreti, e presentata sabato 22 maggio nel corso del convegno annuale dell’associazione delle reti di promozione finanziaria, oggi il 35% degli investitori ha ammesso di aver sentito parlare della direttiva europea.
Certo non è ancora un risultato eclatante, ma è comunque un passo avanti importante se paragonato al dato evidenziato alla fine del 2007 quando solo il 17% degli investitori aveva sentito almeno parlare della MiFID.
I numeri cambiano completamente se guardiamo ai clienti delle reti. In questo caso la percentuale di investitori che conoscono la MiFID è passata dal 32% di fine 2007 all’attuale 41%.
L’indagine, che come ogni anno dipinge il livello di consulenza finanziaria ricevuto dagli investitori italiani (che comunque risultano in calo rispetto al 2007: 45% contro l’attuale 43%) ha evidenziato in questa settima edizione l’aspetto informazione finanziaria e non sono mancate le sorprese.
In particolare, secondo quanto rilevato da Gfk Eursiko per Assoreti, il 48% degli investitori ritiene che, rispetto a 2/3 anni fa, le informazioni che la banca e/o istituzione di riferimento fornisce siano oggi più dettagliate, o comunque non peggiorate (40%). Purtroppo il maggior dettaglio non coincide con una maggiore comprensibilità. Solo il 34% degli investitori afferma di aver trovato le informazioni finanziarie più comprensibili rispetto al 2007.
E tutto questo riporta al centro il tema della soddisfazione verso le “fonti di informazione finanziaria”. Soddisfazione che, secondo l’indagine, premia il mondo dei promotori finanziari promossi dal 56% degli investitori. Un livello, quest’ultimo, che non si registrava dal 2007.
In crescita, anche se ancora lontani dai numeri del 2007, i siti di informazione finanziaria promossi a pieni voti dal 49% degli investitori. Nettamente bocciata la stampa generalista che si accontenta del 21%.
Tutti questi numeri confermano l’importanza di seguire la via indicata, nel corso del suo intervento, da Filippo Cavazzuti, presidente del Consorzio Patti Chiari. Secondo il professore di economia e regolazione dei mercati finanziari dell’Università di Bologna, “si deve riconoscere la oggettiva non comprensibilità dei documenti finanziari oggi sottoposti all’attenzione delle famiglie e l’urgenza di imboccare la via della radicale semplificazione delle documentazioni, della standardizzazione dei contratti e dei prodotti: evitando l’uso di massa dei prodotti ritagliati su misura”.
L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
in edicola in questi giorni

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