Promotori – Fineco, la rete è tranquilla

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Il modello multibrand mette i pf al riparo da eventuali scossoni

di Redazione31 gennaio 2011 | 11:30

di Luca Spoldi

Pioneer sposa di Amundi, Natexis o Ameriprise? “Per gli uomini di Fineco non cambia molto, dato che da anni la nostra è un’offerta realmente multi-brand, in cui i fondi “della casa” sono solo una parte e neppure la più rilevante dei portafogli di molti promotori”. Lo sostiene un noto portafoglista italiano della rete distributiva del gruppo UniCredit contattato da Bluerating e che per ragioni di riservatezza preferisce non essere nominato.
“Semmai qualche problema potranno averlo i colleghi della rete bancaria, che in prevalenza collocano fondi e gestioni Pioneer. Ma anche nel loro caso non si dovrebbe trattare di nulla di grave, tanto più che nei prossimi anni occorrerà comunque far sottoscrivere un contratto di consulenza ai clienti, come già facciamo da tempo in Fineco, per poter poi collocare prodotti di risparmio gestito. O limitarsi a distribuire servizi di banca commerciale”. La rete dei promotori guidata da Alessandro Foti è dunque serena, anche perché sa bene che l’eventuale accasamento presso qualche altro grande player del settore potrebbe semmai arricchire ulteriormente la gamma di servizi da proporre alla clientela, con tutti i possibili vantaggi commerciali derivanti dalla presenza nel proprio portafoglio di marchi “forti” come quelli di cui in questi giorni si stanno facendo i nomi sulla stampa. Quali sono allora le eventuali perplessità o i problemi che potrebbero emergere? “L’unico problema potrebbe essere rappresentato da un cambio della banca depositaria, che rischierebbe di ripercuotersi sui piani di accumulo, o se dovesse esservi qualche mutamento sotto il profilo della fiscalità o dei costi dei prodotti, ad esempio per l’accorpamento di alcuni fondi in altri o un mutamento di categoria o dei limiti all’investimento dei singoli strumenti”. Da non sottovalutare, infine, eventuali problematiche di natura burocratica, legate alla Mifid e all’antiriciclaggio: “come noto la legislazione in vigore prevede che le Sgr terze forniscano informazioni approfondite su tutti i propri prodotti e servizi, ad esempio la posizione dei portafogli, eroghino formazione al canale distributivo e agli investitori, garantiscano un’elevata qualità del prodotto. Il rischio è di avere un eccesso di carte da firmare, moduli da distribuire, lettere da spedire ai clienti per informarli di quanto sta accadendo. Senza, magari, che i clienti stessi trovino il tempo per leggersi tutti questi documenti”.

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