Risparmio gestito – 2010, un anno perso per le azioni?

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Ad Van Tiggelen, Senior Investment Specialist di Ing Investment Management, fa il punto sulle prospettive di un mercato azionario quanto mai problematico

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti31 agosto 2010 | 10:30

All’inizio dell’anno molto analisti pensavano che il 2010 sarebbe stato un
anno caratterizzato da una forte crescita degli utili aziendali (intorno al
25%), da buone perfomance dei mercati azionari e da scarsi rendimenti dei
bond governativi. Guardando indietro, si sono sbagliati su tutti i fronti:
non sono stati abbastanza ottimisti sulla crescita degli utili, che ha
superato il 30%, e lo sono stati troppo sui ritorni azionari, almeno fino ad
oggi. Per quanto riguarda i bond, non sanno davvero spiegare cosa li ha
colpiti! Non c’è da stupirsi se anche i più piccoli gestori di hedge fund
abbiano avuto un brutto anno.
Se nemmeno una combinazione di crescita dei profitti, bilanci solidi e
valutazioni ragionevoli riesce a rendere le azioni attraenti, cosa può
farlo?

 
I mercati finanziari cercano di scontare il futuro. A loro non interessa né
il passato né il presente. Questo non è mai stato così evidente come adesso.
Gli investitori ignorano molti aspetti positivi e si concentrano sul rischio
di una double dip. Questa paura è comprensibile. Gli investitori sanno che
la seconda fase della ripresa nei mercati sviluppati è normalmente guidata
da un rialzo della spesa dei consumatori. Questa seconda fase si sta
avvicinando e gli attori del mercato si rendono conto che i consumatori sono
invece poco incentivati a prendere in consegna il testimone della ripresa.
 
I consumatori sanno che nel 2011 dovranno affrontare un periodo di austerità
fiscale. Sanno che la crescita degli stipendi rimarrà probabilmente ai
minimi. Temono che la situazione del mercato del lavoro non migliorerà a
breve. E, ancora più importante, cominciano a rendersi conto che dovranno
pagare il prezzo di una società che sta invecchiando. Detto questo, perché
questi consumatori dovrebbero cominciare a spendere proprio adesso?
 

 lcuni analisti suggeriscono che dovrebbero farlo perché è quello che i
consumatori normalmente fanno a questo punto del ciclo economico. Ma è pur
vero che, finora, niente è stato normale in questo ciclo economico.
 
Nel frattempo, i sostenitori della double dip vendono azioni e comprano
bond, mossa che, di per sé, non fa che accrescere la probabilità che succeda
ciò che loro temono. Questi investitori si rendono conto, inoltre, che ai
governi e alle banche centrali rimangono poche armi per evitare tale
conclusione. Rimedi vecchio stile come quelli offerti dalla politica
monetaria (taglio dei tassi) o dalla politica fiscale (taglio delle tasse)
sono già stati utilizzati. Rimangono solo rimedi non convenzionali, come per
esempio la stampa di nuova moneta. Alcuni paesi come Stati Uniti e Gran
Bretagna sono già ricorsi in modo abbastanza liberale a questa soluzione, ma
si sono dovuti confrontare con il fatto che non è facile obbligare i
consumatori avversi al rischio a risparmiare meno e spendere di più. Quindi,
è probabile che Ben Bernarke continui su questa strada.
 
Per riassumere,  noi siamo convinti che lo scetticismo sulla ripresa della
spesa dei consumatori, osservata nei mercati finanziari, sia comprensibile.
Guardando avanti, è probabile che la crescita nei paesi sviluppati sarà
estremamente modesta e lo stesso dovrebbe valere per l’inflazione. I mercati
obbligazionari sembrano essere in una bolla, ma, se anche così fosse, non
crediamo che questa bolla possa scoppiare presto. L’incertezza regna
sovrana, quindi il futuro sarà caratterizzato da rendimenti modesti e dalla
necessità di una forte diversificazione.
 
Per le azioni questa potrebbe sembrare una soluzione di rimedio in un
momento difficile, caratterizzato da un rischio di ribasso (soprattutto per
i ciclici) leggermente più alto del rischio di rialzo. In questo senso, il
2010 potrebbe essere percepito come un anno perso per le azioni. Ma noi,
nel lungo termine, continuiamo a pensare che i mercati emergenti e i titoli
difensivi ad alto dividendo offrano buone opportunità di investimento.


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