Invesco: fuggi fuggi dal Regno Unito

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I fondi sovrani amano gli investimenti immobiliari, mentre sono preoccupati per l’impatto della Brexit e delle elezioni americane, rivela Invesco nel suo quinto Invesco Global Sovereign Asset Management Study.

Chiara Merico di Chiara Merico6 giugno 2017 | 14:01

IL RAPPORTO – I fondi sovrani amano gli investimenti immobiliari, mentre sono preoccupati per l’impatto della Brexit e delle elezioni americane. Lo rivela Invesco nel suo quinto Invesco Global Sovereign Asset Management Study, un report annuale sul complesso comportamento d’investimento di fondi sovrani e banche centrali, che quest’anno evidenzia come l’incertezza geopolitica e le limitate opzioni per l’aumento delle allocazioni in investimenti rischiosi (risk asset allocation) stiano inducendo gli investitori sovrani di tutto il mondo ad apportare meno modifiche alle allocazioni rispetto a quelle apportate negli ultimi cinque anni, nonostante il crescente incremento dei divari in termini di obiettivi di rendimenti. Secondo lo studio, i tassi bassi sono il miglior fattore tattico per l’allocazione di portafoglio degli investitori sovrani, e qesta percezione porta ad un incremento di investimenti in immobili. Tuttavia, le implicazioni a lungo termine sono meno attendibili con le aspettative di un graduale ritorno ad una politica monetaria menoaccomodante. L’impatto della Brexit e delle elezioni americane dovrebbe invece costituire uno dei maggiori fattori di influenza sulle decisioni di asset allocation (ci sia attende una crescita di importanza rispettivamente del +82% e +68%), in quanto le implicazioni dei cambiamenti politici sulle performance degli investimenti diventeranno più chiare.

USA ATTRATTIVI – Gli investitori sovrani hanno classificato gli Stati Uniti come il primo mercato in termini di attrattività negli ultimi tre anni e quest’anno il paese conserva la prima posizione con un punteggio di 8,0 (su 10). Gli Stati Uniti hanno vinto anche in termini di allocazioni effettive: il 37% degli intervistati ha infatti risposto di aver sovrappesato i nuovi afflussi al Nord America nel 2016 in rapporto al proprio portafoglio – in misura superiore a qualunque altra regione – e un 40% netto prevede di mantenere il sovrappeso anche nel 2017. A fronte di ciò, solo il 4% ha sottopesato i nuovi flussi nel 2016 e il 4% prevede di fare lo stesso nel 2017, mentre la percentuale restante (59% nel 2016 e 56% nel 2017) non ha modificato o non prevede di modificare le ponderazioni. Questa attrattività è in gran parte alimentata dagli aumenti dei tassi d’interesse e dalla fiducia del mercato in un regime di imposte societarie “favorevole all’economia” a seguito dell’avvento di Trump a gennaio 2017. La fiducia a lungo termine è tuttavia ancora limitata dall’incertezza sull’eventualità che Trump mantenga le promesse elettorali e le prospettive positive per i potenziali investimenti in infrastrutture negli USA sono gravate dai timori che il crescente protezionismo limitil’accesso ai fondi sovrani esteri.
IL REGNO UNITO PERDE ATTRATTIVITA’ – L’attrattività del Regno Unito per gli investitori esteri ha subito il calo maggiore, scendendo al 5,5 rispetto al 7,5 dello scorso anno. La Brexit è ritenuta un significativo fattore negativo per gli investimenti nel Regno Unito. I fondi sovrani d’investimento con interessi europei hanno messo in discussione il futuro del paese come “hub d’investimento” per l’Europa, data l’incertezza in materia di imposte sulle importazioni e accesso al mercato. Sebbene la maggioranza degli investitori sovrani preveda di non modificare le posizioni nel Regno Unito, un numero significativo ha assunto un maggiore sottopeso nella regione o prevede di assumerlo. Il 33% ha risposto di aver sottopesato i nuovi afflussi al Regno Unito nel 2016 (in misura superiore a qualunque altra regione) rispetto a un 13% che ha comunicato di aver assunto nuovi sovrappesi nel paese, mentre la percentuale restante (54%) non ha indicato alcun cambiamento. Nel 2017, gli intervistati che prevedono di adottare nuovi sottopesi sono saliti al41%, ma soltanto il 5% prevede di assumere nuovi sovrappesi nel Regno Unito, mentre il 54% non ha in programma modifiche. Se si tiene conto del calo della sterlina, le allocazioni al Regno Unito rimangono comunque relativamente stabili e i cali delle allocazioni attestati al 15% sono verosimilmente legati al corrispondente deprezzamento del 16% della GBP rispetto all’USD, anziché a recessi. Il calo di valore della sterlina ha inoltre determinato un rialzo dei titoli britannici. Alex Millar, responsabile Emea Sovereigns, Institutional Sales di Medio Oriente ed Africa di Invesco, ha affermato: “Nonostante l’apparente sentiment negativo gravante sul Regno Unito, molti fondi sovrani hanno confermato l’impegno a lungo termine sul versante degli investimenti britannici post-Brexit, soprattutto immobiliari e in infrastrutture. Sono improbabili cambiamenti fino a quando la prospettiva per il Regno Unito come destinazione preferita per gli investimenti diventi più chiara”.


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