Artemis: gestione attiva, la bussola per navigare sui mercati

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Nell’incontro con la stampa in corso a Londra, i gestori della boutique finanziaria evidenziano le caratteristiche dei diversi stili di gestione e illustrano le loro view sui mercati.

Chiara Merico di Chiara Merico22 settembre 2017 | 13:17

In un contesto di mercato in continua evoluzione ha ancora senso parlare di gestione attiva? Se ne è discusso a Londra nel corso di Pressing Matters, evento per la stampa finanziaria internazionale organizzato da Artemis. La boutique, come ha sottolineato James Martinelli, responsabile delle relazioni con i clienti per Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi, è un asset manager puro che persegue uno stile di gestione attiva, in grado di garantire ritorni agli investitori anche in presenza di condizioni di mercato sfavorevoli. E nemmeno il boom degli Etf, secondo Martinelli, deve spaventare: per la gestione attiva ci sarà sempre spazio.

EUROPA – Agli Etf e alle loro caratteristiche ha dedicato uno spazio nel suo intervento anche Paul Casson, gestore dell’Artemis Pan-European Absolute Return Fund. Il manager ha portato l’esempio di una società, Carillion, che nonostante le dichiarazioni di “attenzione al controllo dei rischi come parte fondamentale del modello di business” ha registrato negli ultimi mesi un calo dei profitti, con il flusso di cassa insufficiente a coprire i dividendi, e il titolo, presente in molti indici replicati da Etf, in pochissimo tempo ha perso oltre metà suo valore. Questo, secondo il gestore, è un esempio di come le gestioni passive non siano spesso in grado di “leggere” in profondità all’interno dei bilanci societari e di interpretare correttamente ciò che accade a livello decisionale. Per quanto riguarda la situazione di mercato, Casson ha sottolineato che il QE sta per avviarsi alla conclusione anche in Europa, dopo gli Usa. Secondo il gestore, non bisogna poi sopravvalutare l’impatto della politica, visto che eventi come la Brexit, il referendum italiano e le elezioni francesi hanno avuto tutto sommato un’influenza limitata sui processi decisionali. La crescita dei profitti è solida, spinta dai settori ciclici, e le migliori occasioni sono date dai titoli con le valutazioni più convenienti.

MERCATI EMERGENTI – Raheel Altaf, che gestisce insieme a Peter Saacke l’Artemis Global Emerging Markets Fund, ha puntato l’attenzione sulla ripresa in atto nei mercati emergenti, che stanno invertendo il trend di underperformance rispetto ai mercati sviluppati che ha caratterizzato gli ultimi 6/7 anni. Le economie emergenti beneficiano della crescita sempre maggiore dei consumi domestici, e di una accresciuta resilienza nei confronti dei cambiamenti dei prezzi delle commodity. La correlazione tra le performance dei mercati emergenti e i prezzi delle materie prime è infatti calata sotto lo 0%, da un massimo di oltre il 60% nel 2012. Le commodities sono molto meno rilevanti adesso di quanto non fossero in passato. Dieci anni fa i settori più rappresentati erano finanziari, energia e risorse naturali: ora sono finanziari, tecnologia e consumer stocks. Per il gestore sono molteplici le ragioni per investire adesso sui mercati emergenti: le valutazioni sono molto convenienti e i rischi politici non vanno sopravvalutati.

USA – Degli Usa hanno invece parlato i gestori Cormac Weldon, responsabile del team Us, e Stephen Moore. Il mercato Usa si trova in una situazione di bull market dal 2009, e in molti si chiedono se il ciclo non sia ormai giunto alla conclusione. “Molti investitori sono negativi sugli Stati Uniti”, ha spiegato Weldon, perché le valutazioni sono elevate”. Tuttavia, se si da’ un’occhiata ai fondamentali troviamo che i margini e i ricavi delle società continuano a essere in crescita; l’economia in genere sta crescendo in maniera robusta e ancora una volta il settore tecnologico, con giganti come Amazon e Facebook, sta trainando le performance. Per questo il ciclo economico, secondo i gestori, è destinato a durare anche nel corso del 2018.

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