L'Oracolo – Crisi io mo te magno

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Strane visioni dal mondo della finanza. Sembra che la recente crisi finanziaria abbia accentuato alcune nostre abitudini culinarie sul lavoro..

Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti28 agosto 2009 | 15:15

Osservare la fauna di un ufficio durante la pausa pranzo è quanto di più stimolante possa esserci per un amante dell’antropologia. Altro che studi sulle tribù autoctone delle Galapagos, osservare come si comportano le diverse tipologie di colleghi è il top di quello che il mondo può offrirci. C’è quello a dieta (a questa categoria appartiene il 95% del popolo femminile) che mangia l’insalata, quello a dieta, ma che si vergogna di ammetterlo, che fa finta di uscire per poi venir scoperta mangiare la medesima insalata in un sottoscala del palazzo, quello tirchio che pratica il digiuno fingendosi novello asceta, quello mascella d’oro che puntualmente aumenta di due taglie dopo ogni pranzo e infine l’abitudinario, che estrae dalla borsa con minuziosa cura uno scrigno di plastica contenente un piatto dall’aspetto decisamente espressionista, la cosiddetta schiscetta (per chi abita a Milano). Un’abitudine, quest’ultima, che sempre avere preso ancora più forza grazie alla crisi.

A rivelarlo è uno studio condotto da Alice Cucina, Sitcom Editore, che ha monitorato le abitudini culinarie in 97 uffici italiani durante il primo semestre del 2009. E’ infatti aumentato il numero (59 per cento del campione) di coloro che si preparano a casa il pranzo da consumare durante la pausa; tra questi il 71 per cento sono maschi tra i 25 e i 40 anni. Le donne, come tradizione d’ufficio ci insegna, sono in minoranza e spesso si accontentano di un frutto o di uno snack. Ancora una volta il cibo, fatto in casa, si conferma ottimo rifugio contro i dispiaceri. Finanziari.


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